Non si tratta di motivi urgenti, tali da giustificare l’assenza in caso di visita medica a domicilio. Accolto il ricorso dell’Inps. Indennità a rischio per un lavoratore pugliese.

Niente lavoro perché siete
a casa in malattia? Allora è meglio che non abbandoniate assolutamente le mura
domestiche. Neanche per incombenze legate alla salute, come il ritiro delle analisi
cliniche o un appuntamento dal dentista. Altrimenti, rischiate di saltare la visita medica a domicilio e di dovere
perciò dire addio all’indennità garantita dall’Istituto nazionale di previdenza
sociale.

A scoprirlo è stato un
lavoratore pugliese, che, censurato dalla Cassazione, vede in bilico il
riconoscimento dell’indennità di malattia, relativa a un periodo di poco
superiore ai due mesi (da metà aprile a metà giugno 2008). Discutibile, secondo
i giudici, il comportamento tenuto dall’uomo che, “nella fascia oraria di
reperibilità”, era uscito di casa e “si era recato prima presso un laboratorio
di analisi cliniche e poi presso uno studio odontoiatrico”. In sostanza, le
incombenze indicate dal lavoratore, ossia “ritirare le analisi” e “presentarsi
all’appuntamento dal dentista”, non sono catalogabili in automatico come “urgenti”,
e quindi “da dover svolgere nelle fasce orarie previste per le visite di
controllo nel domicilio” del lavoratore in malattia.

Per i magistrati – che
accolgono il ricorso proposto dall’Inps – è necessario, un ulteriore
approfondimento in appello per valutare se sia ancora intatto “il diritto del
lavoratore, assente dal proprio domicilio in occasione di ben due visite di
controllo, a mantenere l’intero importo dell’indennità di malattia erogata
dall’istituto previdenziale”. I giudici ricordano che “l’ingiustificata assenza
alla visita di controllo” – che comporta “la decadenza (in varia misura) dal
diritto al trattamento economico di malattia” – “non coincide necessariamente
con l’assenza dalla propria abitazione”, ma può concretizzarsi anche con “qualsiasi
condotta dello stesso lavoratore – pur presente in casa – che sia valsa a
impedire l’esecuzione del controllo sanitario”.

A maggior ragione, quindi,
la scelta di non farsi trovare in casa, e così “sottrarsi alla verifica medica”,
è legittima solo se connessa a “serie e comprovate ragioni, quali
l’indifferibile necessità di recarsi presso un altro luogo”, come ad esempio “l’ambulatorio
del proprio medico curante”. Proprio applicando questa prospettiva, la
violazione dell’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo non può
essere giustificata, secondo i giudici, col solo richiamo, come fatto dal
lavoratore pugliese, alla necessità di ritirare le analisi e di recarsi dal
dentista.

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Tempo

L’articolo In malattia è vietato andare dal dentista o a ritirare analisi: lo dice la Cassazione scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.