Come sancito dal Profilo Professionale, l’infermiere è garante della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche tra cui l’elettrocardiogramma.
Il suo compito, apparentemente, può limitarsi a quei pochi minuti in cui è chiamato ad applicare correttamente la procedura, ma i progressi anche dal punto di vista formativo, hanno permesso al professionista di andare oltre.
Una prima lettura del tracciato elettrocardiografico è utile sia per individuare l’eventuale manifestazione cardiopatica che per segnalare eventuali anomalie scaturenti da azioni che, in quel momento, possono essere sotto la nostra responsabilità come l’infusione di farmaci.
L’infermiere ricopre un ruolo fondamentale in quanto, se capace di riscontrare l’anomalia, può allertare il medico che provvederà a predisporre in maniera tempestiva, un piano terapeutico oltre ad approfondimento diagnostico.
Secondo i dati ISTAT, tra le cause di morte più frequenti, nelle prime posizioni, si riscontrano quelle di natura cardiovascolare.
In particolare, tra il 2003 e il 2014, i decessi causa ischemia miocardica sono stati 69.653, ben l’11,6% del totale.
Indipendentemente dal reparto di appartenenza, il professionista può imbattersi in un paziente con cardiopatia improvvisa e deve assicurare che questa, venga individuata immediatamente.
A tal proposito nel Ferrarese, una sentenza risalente al 2008, ha condannato un’infermiera perché ritenuta responsabile della morte di un paziente.
La vicenda si è verificata nel momento in cui al soggetto ricoverato con epigastralgia (sintomo tipico dell’infarto in corso), gli è stato somministrato senza prescrizione medica un gastro protettore subito dopo aver ignorato il tracciato effettuato precedentemente.
I recenti studi condotti, hanno approfondito ulteriormente l’argomento, evidenziando come, anche a livello internazionale, pochi sappiano interpretare il tracciato elettrocardiografico.
Negli Stati Uniti d’America, i Cardiologi esperti e disponibili a refertare un ECG, sono sempre meno e frequentemente, il compito è affidato agli Internisti e ai medici di famiglia che posseggono una minima formazione a riguardo.
Nella città di San Francisco, si ricorre addirittura al pagamento di 9$ e in altre città statunitensi, data l’eccessiva domanda, la prestazione viene pagata anche più.
Lo studio condotto vuole focalizzare l’attenzione sulla nostra realtà in quanto, durante l’esperienza di tirocinio, si è riscontrato un frequente utilizzo dell’elettrocardiografo in tutti i reparti.
L’indagine si è svolta presso due Unità Ospedaliere, intervistando 165 infermieri nelle rispettive UOC di Area Medica, Chirurgica e di Emergenza nel settembre 2018, mediante un questionario a risposta chiusa.
La loro preparazione è stata testata facendogli interpretare un vero e proprio tracciato con fibrillazione atriale.
In questo caso, il maggior numero di risposte esatte si sono verificate in Cardiologia (80%) in cui, anche a nozioni di elettrocardiografia, gli infermieri sono sembrati più ferrati.
Percentuale assai inferiore si è verificata in Pronto Soccorso in cui, solamente il 55% degli intervistati, ha saputo leggere il tracciato.
In relazione al titolo di studio del campione analizzato, l’ECG mostrato, è stato interpretato in maniera corretta soprattutto da coloro i quali hanno conseguito la Laurea in Infermieristica.
In particolare ben il 64% degli intervistati con il titolo universitario, ha saputo riscontrare la fibrillazione atriale mostrata.
Solamente il 53% degli infermieri con il Diploma, ha saputo rilevare l’anomalia, percentuale inferiore rispetto a quella citata precedentemente.
Anche in relazione all’età, la preparazione è sembrata differente in quanto, soprattutto in Cardiologia, l’88% degli intervistati tra i 23 e i 35 anni, ha saputo interpretare l’ECG.
Durante il percorso di studi, solo il 57% del campione riferisce di aver avuto nozioni di elettrocardiografia mentre il 13% non ne ha avute e il 30% qualche accenno.
Un dato allarmante riguarda il tempo che il medico impiega per refertare l’ECG infatti, ben il 70% degli infermieri, riferisce come il tracciato venga refertato dopo oltre 30 minuti dalla stampa.
Confortante invece, è il 62% degli intervistati, che riferisce di dare uno sguardo all’ECG effettuato, prima di consegnarlo al medico.
L’intervento tempestivo in questi casi, diventa fondamentale per aumentare la probabilità di ridurre al minimo eventuali danni irreversibili, che la patologia cardiovascolare può provocare.
In questo processo, l’infermiere è coinvolto a pieno e l’obiettivo da raggiungere è quello di favorire la tempestività delle cure in caso di cardiopatia improvvisa.
Grazie alla preparazione universitaria, la figura professionale, può e deve garantire la migliore assistenza possibile in maniera efficace ed efficiente e talvolta può contribuire a salvare una vita.
L’imperizia dal punto di vista legale, non è più tollerata dunque, è necessario sensibilizzare l’infermiere ad aggiornarsi continuamente, coinvolgendolo, sin dal tirocinio formativo a riconoscere il tracciato potenzialmente pericoloso.
 
Francesco Cuscito
L’articolo Il ruolo dell’infermiere nell’interpretazione dell’ECG scritto da Michele Fighera è online su Nurse Times.