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Riceviamo la tesi del dott. Andrea Dal Passo dal titolo “individuazione e trattamento delle bradicardie”, conseguendo il Master di Primo Livello in “Area Critica ed Emergenza Territoriale 118”

Gentile Direttore di NurseTimes,

mi chiamo Andrea Dal Passo infermiere laureato nel 2008. Vi scrivo in quanto nel 2020 ho conseguito il master di primo livello in area critica presso la LUM School of Management con tesi finale dal titolo: “individuazione e trattamento delle bradicardie”

ABSTRACT

INDIVIDUAZIONE E TRATTAMENTO DELLE BRADICARDIE

In questo elaborato ho cercato di approfondire e indagare le tecniche e protocolli atti al corretto riconoscimento e trattamento delle bradicardie.

In prima battuta mi sono dedicato alla descrizione del cuore nella sua anatomia e fisiologia con un approfondimento riguardante l’elettrofisiologia del sistema di conduzione cardiaco.

Successivamente viene analizzato l’aspetto patologico delle bradicardie con particolare attenzione alla loro classificazione in sinusali e patologiche, a loro volta ulteriormente suddivise in base al processo patologico e cioè in blocchi di branca e i blocchi atrio ventricolari.

Si prosegue illustrando il trattamento in sede extraospedaliera del paziente colto da bradicardia sinusale, il quale non necessita di intervento immediato, ma deve essere costantemente valutato in modo da prevenire possibili complicanze, al contrario del paziente con bradicardia grave il quale subirà un trattamento specifico, secondo protocollo ALS /ACLS, che prevede l’uso di farmaci e del pacing esterno.

Successivamente al trattamento extraospedaliero viene analizzato il trattamento del paziente bradicardico ricoverato in ospedale, all’interno del reparto di Unità di Terapia Intensiva Coronarica, dove l’infermiere gioca un ruolo fondamentale nella cura del paziente, non solo nell’assistenza del malato, ma anche nel monitoraggio emodinamico e dei parametri vitali, nel saper riconoscere e trattare le eventuali complicanze e le urgenze a cui il paziente può andare in contro.

Particola attenzione è data alla funzione nell’assistenza post–operatoria al paziente con impianto di Pacemaker o ICD, dove si renderà partecipe nel verificare l’evoluzione clinica della ferita, e che essa non sviluppi segni di infezioni o gemizi. Sarà responsabile nel prevenire la dislocazione del dispositivo evitando che il paziente attui comportamenti che possono compromettere la stabilità del dispositivo. Verrà illustrato come riconoscere all’elettrocardiogramma il corretto funzionamento del pacemaker, mediante il riconoscimento dello spike e cioè l’impulso generato dal pacemaker.

Analizzeremo poi l’elettrocardiogramma come strumento di diagnostica per le alterazioni cardiache, in questo elaborato verranno esposte solo le principali patologie legate alla bradicardia, la loro eziologia e il riscontro grafico all’elettrocardiogramma. Spiegherò le basi per il corretto svolgimento della procedura elettrocardiografica e l’approccio corretto all’interpretazione dei risultati.

Si prosegue con l’esposizione dei principali farmaci legati ai protocolli ALS che comunemente si utilizzano durante il soccorso extraospedaliero e nei reparti di Terapia Intensiva Coronarica, accenneremo ai loro effetti collaterali.

Nello specifico tratteremo le catecolamine, vedremo il ruolo dell’atropina, farmaco neurotrasmettitore e dell’amiodarone appartenente alla categoria degli antiaritmici.

La sindrome del cuore d’atleta, patologia asintomatica che interessa gli atleti professionisti sani, che in maniera quotidiana si esercitano per un tempo superiore ad un’ora. Il cuore d’atleta è una condizione in cui un sistematico allenamento determina un adattamento fisiologico del cuore, generalmente rappresentato da un aumento benigno della massa cardiaca, con specifiche alterazioni morfologiche, sarà invece trattata nell’ultimo capitolo, analizzando anche come in base alla tipologia di sport praticato il muscolo cardiaco subisce importanti modificazioni, e come queste siano visualizzabili a livello diagnostico, tramite modificazioni all’ecografia riconducibili all’ipertrofia cardiaca indotta dall’allenamento intensivo dell’atleta, e all’elettrocardiogramma con la comparsa di bradicardie.

La sindrome del cuore d’atleta è la dimostrazione di come il nostro muscolo cardiaco si adatti a seconda delle situazioni a cui lo sottoponiamo, esso si trasforma a seconda del carico di lavoro che l’atleta sopporta.

La corretta diagnosi di questa patologia eseguita mediante gli appropriati esami strumentali, soprattutto ecocardiograficamente, permette di distinguerla da patologie più gravi come la cardiomiopatia dilatativa o la cardiopatia ipertrofica.

Per questo motivo la bradicardia patologica non deve essere sottovalutata inquanto può essere potenzialmente letale, eseguire una corretta diagnosi ed una corretta classificazione permette, al paziente, un’alta percentuale di sopravvivenza. Fondamentale strumento di diagnosi per le alterazioni cardiache, è l’elettrocardiogramma, la cui corretta interpretazione del tracciato permette di classificare la bradicardia in sinusale o patologica e, se patologica, aiuta a stabilire l’eziologia della bradicardia. L’esame ecocardiografico, invece, permette la visualizzazione dell’intero muscolo cardiaco e del suo circolo permettendo al cardiologo di avere un quadro generale della patologia.

Andrea Dal Passo

Tesi: “individuazione e trattamento delle bradicardie”

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