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Sono numerose le tesi di laurea che quotidianamente arrivano all’attenzione della nostra redazione (redazione@nursetimes.org).

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Gentile Direttore di NurseTimes,

sono Antonio Cafà infermiere neo-laureato presso l’Università degli studi di Palermo in data 12/04/2022.Porgo alla Sua attenzione e a quella dei suoi lettori il mio lavoro di tesi.

Abstract

La chiusura del CVC (Lock) è una procedura fondamentale nel mantenimento della pervietà del dispositivo, questa metodica può altresì essere utilizzata a fine profilattico e terapeutico, mediante l’ausilio di soluzione alternative come taurolidina o antibiotici, nell’eradicazione delle infezioni catetere correlate (CRBSI), parleremo in questo caso di Lock Therapy.

L’infermiere è uno dei maggiori protagonisti nella gestione dei cateteri venosi centrali, sia per quello che riguarda le linee infusive, le medicazioni e la somministrazione della terapia. Per questo motivo la comprensione delle dinamiche che stanno dietro i processi infettivi dei dispositivi medicali come i CVC, l’attuazione di buone pratiche come il lavaggio delle mani e il mantenimento delle tecniche asettiche nella presa in carico globale del paziente e dei dispositivi venosi risultano essere di fondamentale importanza per non divenire il maggior veicolo di infezione.

L’obiettivo della tesi è comprendere la potenzialità della Lock Therapy nell’eradicazione delle infezioni correlate al catetere (ovvero quelle infezioni il cui effettivo responsabile è il catetere), le differenze con la chiusura tradizionale del CVC, i meccanismi che stanno dietro un’infezione del CVC e le problematiche generali.

Nel lavoro di tesi, dopo aver compreso, le problematiche a cui sono soggetti i CVC, le differenze tra infezione catetere associata (CLABSI) e catetere correlata (CRBSI) ed il ruolo del biofilm in questo processo, è stata fatta un’indagine nella letteratura cercando di mettere in evidenza la migliore “Lock Solution”: ponendo come focus principale l’eradicazone delle CRBSI ma considerando anche le proprietà de-occlusive della soluzione.

La Lock Therapy sembra presentarsi come una buona soluzione nell’eradicazione delle infezioni catetere correlate e delle complicanze associate alla gestione del CVC, riduce l’evenienza della rimozione del dispositivo che in pazienti con patrimonio venoso scarso o soggetti allo sviluppo di infezioni o pazienti in condizoni altamente debilitanti può presentare una problematica da non sottovalutare.

Le diverse tipologie di “Lock Solution” e le diverse applicazioni determinano differenti risultati in termini di proprietà come maggiore o minore proprietà antimicrobica e/o antitrombotica.

Buone possibilità di impiego per il citrato di sodio che presenta buone capacità de-occlusive e antimicrobiche specie se in associazione a soluzioni come la taurolidina, quest’ultima presenta ottime capacità antimicrobiche e non sembra presentare effetti collaterali, rispetto ad una solzione AML (antibiotica), che seppur presenti ottime capacità antimicrobiche può sviluppare antibiotico resistenza, l’eparina non presenta termini di convenienza nel proprio utilizzo seppur con buone capacità de-occlusive presenta un alto rischio di sanguinamento.

Infine la Lock Therapy sembra aver un ruolo nello sfavorire la formazione dei biofilm, e un riscontro migliore se utilizzata precocemente ed in associazione ad antibiotico terapia sistemica.

Non sottovaltiamo, ovviamente, il lavaggio delle mani, che rappresenta “l’arma” più semplice e determinante nell’impedire il veicolamento dei microbi, di cui, soprattutto in questo periodo storico, ne comprendiamo l’incisività.

Antonio Cafà

Allegato

Tesi: La Lock therapy nella gestione degli accessi vascolari

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L’articolo Il dott. Cafà presenta la tesi sulla Lock therapy nella gestione degli accessi vascolari scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.