Il grande “libro della vita” era stato tradotto per la prima volta nel 2001, ma solo adesso, grazie al lavoro svolto dal consorzio internazionale Telomere-to-Telomere (T2T), è possibile leggerlo senza errori.

Ci sono voluti 21 anni e tecnologie avanzatissime, ma finalmente il Dna umano non ha più segreti e diventa più facile fare passi in avanti nella medicina personalizzata, con la diagnosi di malattie finora impossibili da riconoscere. All’argomento sono dedicati sei articoli di un numero speciale della rivista Science, che a questo traguardo dedica la copertina.

“E’ come avere un vocabolario del Dna – osserva il genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata –. Abbiamo termini di riferimento che finalmente rendono possibile fare la diagnosi di alcune malattie rare, caratterizzate da sequenze genetiche instabili. Non basta sequenziare il Dna: bisogna saperlo leggere e bisogna interpretarlo. In caso contrario, risulta molto difficile fare la diagnosi malattie dovute a sequenze ripetute, con interruzioni che in passato non si potevano vedere”.

Il grande “libro della vita” era stato tradotto per la prima volta nel 2001, ma i computer di allora non erano riusciti a decifrare tutti i passaggi e avevano lasciato degli spazi bianchi, che complessivamente corrispondevano all’8% del genoma. Solo adesso queste lacune sono state colmate e diventa possibile leggere il Dna umano dall’inizio alla fine senza interruzioni, grazie al lavoro svolto dal consorzio internazionale chiamato Telomere-to-Telomere (T2T).

“Stiamo vedendo capitoli che non sono mai stati letti prima”, scrivono i ricercatori. I nuovi capitoli corrispondono a 200 milioni di lettere, che complessivamente equivalgono all’informazione contenuta in un cromosoma. “Era come avere una mappa di new York senza Manhattan”, dicono i ricercatori.

“Se ottenere il sequenziamento del Dna è come mettere insieme un puzzle, il genoma di riferimento è avere l’immagine del puzzle finito sulla scatola: ti aiuta a mettere insieme i pezzi”, ha detto uno degli autori della ricerca, l’ingegnere biomedico del National Institute of Standards and Technology (Nist), Justin Zook.

“Le parti mancanti comprendono sequenze che si ripetono molte volte, e ora è chiaro che proprio nelle ripetizioni si nasconde il segreto della diversità umana”, osserva la genetista Rachel O’Neill, dell’Università del Connecticut e responsabile scientifica del progetto T2T.

Per portare alla luce questo lato ancora nascosto del Dna umano “ci sono voluti nuovi metodi di sequenziamento del Dna e di analisi computazionale”, rileva il genetista Francis Collins, consulente scientifico della Casa Bianca ed ex direttore del National Institutes of Health (Nih). “E’ valsa la pena aspettare”, aggiunge, perché “adesso emerge una varietà di sorprendenti caratteristiche architettoniche, con importanti conseguenze per la comprensione dell’evoluzione umana, della variazione e della funzione biologica”.

Il nuovo libro del Dna è anche a prova d’errore, considerando che i ricercatori hanno utilizzato una sorta di correttore automatico, un programma chiamato Merfin, che analizza le sequenze e corregge gli eventuali errori.

Redazione Nurse Times

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