ROMA – Iniziava poco credibile e tardiva, figlia quasi certamente della grave inattività della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche negli ultimi anni.

La presa di posizione di questi giorni da parte della Fnopi nei confronti di Governo, Parlamento, Regioni e Istituzioni di aver deluso 450mila infermieri italiani sulle questioni economiche e del riconoscimento professionale, arriva dal Coina, il Coordinamento infermieristico autonomo.

A parlare è il segretario nazionale, Marco Ceccarelli: “Sembrano parole dure quelle che leggiamo nella lettera che la Federazione indirizza a Governo e Istituzioni – spiega –. Sicuramente sono parole condivisibili, ma probabilmente poco credibili agli occhi di molti infermieri. Sembrano, più che altro, uno dei tanti gesti maldestri per coprire la grave inattività che la Nostra Federazione ha protratto negli anni”.

La lettera della Fnopi, a giudizio di Ceccarelli, è un coacervo di contraddizioni: “La FONPI parla di valorizzazione e di formazione universitaria, ma per anni ha sempre negato il demansionamento infermieristico facendo lavorare gli infermieri in condizioni critiche e con mansioni “dequalificanti”. Probabilmente – argomento il segretario nazionale del Coina – tale immobilità sarà il frutto dell’enorme distanza che c’è tra i lavoratori e la Federazione.

Non possiamo dimenticarci che la stragrande maggioranza dei Consiglieri OPI ricoprono cariche Dirigenziali all’interno delle rispettive aziende.

Sarà la lontananza dalle problematiche sofferte da chi lavora sul campo, saranno i naturali conflitti di interessi che probabilmente paralizzano i Nostri consiglieri OPI quando vengono nominati dalla propria azienda Dirigenti infermieristici, fatto sta che l’inattività finora osservata da parte della nostra Federazione ha, senza dubbio, contribuito al declino di una professione che ha sempre goduto di una grande dignità”.

All’inizio della pandemia, aggiunge Ceccarelli, gli infermieri hanno lavorato in condizioni disumane e senza i necessario dispositivi di protezione (arrivati con notevole ritardo rispetto alla prima ondata pandemica n.d.r.). Ma lo scoppio di quell’emergenza sanitaria fu colta dalla Fnopi per far sentire la propria voce al Governo (era il 2020), con alcune richieste specifiche per il mondo infermieristico: l’area contrattuale separata, l’indennità specifica, il superamento del vincolo di esclusività, solo per ricordarne alcune.

Di quelle richieste non c’è traccia, mentre il mondo politico continua a riempirsi la bocca con gli elogi agli infermieri: i “non vi dimenticheremo”, “siete eroi” o “i nostri angeli” ormai suonano come parole senza senso.

“Anche l’onorevole Carnevali, nel suo ultimo intervento alla Camera – sottolinea Ceccarelli – ha riconosciuto che nulla è stato fatto dalla politica per gli infermieri. Altre belle parole, ma bisogna passare ai fatti” aggiunge il segretario nazionale del Coina.

La soluzione sarebbe a portata di mano e la propone Ceccarelli: “La Fnopi scenda in piazza con una grande manifestazione, come quella del 1994, quando manifestarono 50mila infermieri”.

Un sussulto contro la grave inattività della Federazione in questi anni.

Redazione Nurse Times

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