Una lettera rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed al Ministro della Salute Roberto Speranza è stata rivolta dal sindacato Coina.
Riportiamo di seguito il testo integrale:
Gentilissimi,
la scrivente Associazione Sindacale delle Professioni Sanitarie vuole rappresentare alcune rilevanti criticità e problematiche persistenti nell’ambito delle attività svolte nelle strutture sanitarie dagli Operatori Sanitari per fronteggiare l’emergenza Covid-19.
Come categoria di lavoratori abbiamo ricevuo molti elogi, complimenti e anche un “non ci dimenticheremo di voi”, rivolto agli infermieri, da Lei Presidente Coina, ma purtroppo ogni giorno dobbiamo affrontare delle battaglie doppie, una contro il Covid-19 e una per avere quello che dovrebbe essere la normalità, la Sicurezza sul Lavoro attraverso i giusti e sufficienti Dispositivi di Protezione Individuale.
Sì abbiamo scritto “giusti e sufficienti DPI”, perché molto spesso si presenta una scarsità e inadeguatezza nella disponibilità di tali dispositivi, che riguarda sia le strutture sanitarie che le strutture sociosanitarie residenziali del nostro paese.
Le mascherine chirurgiche, indicate come idonee nell’art. 34 comma 3 del D.L. n. 9 del 2 marzo 2020, che specifica “In relazione all’emergenza… è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche, quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari…” legate alle linee guida dell’OMS del 27 febbraio 2020. Ora, a distanza di un mese, queste indicazioni non sono più elencate nelle linee guida dall’Istituto Superiore di Sanità, perché le mascherine chirurgiche non rispettano quanto evidenziato dalla ECDC e CDC e quindi non idonee per assistere pazienti Covid-19, al contrario risultano adeguati i filtranti facciali FFP2/FFP3, che tutti gli operatori sanitari avevano evidenziato fin da subito.
Tutto ciò fa pensare molto, visto che per oltre un mese si sono indossate mascherine non idonee per la corretta sicurezza sul lavoro che ha portato ad un numero elevato di contagio tra gli operatori sanitari e purtroppo decine di morti.
Ma queste modifiche apportate ora dall’I.S.S., di fatto non sono immediate e molte Regioni, soprattutto del Sud Italia, non né avranno la piena disponibilità e questo creerà sconcerto e rabbia nei professionisti, che dovranno lavorare ancora con DPI non idonei.
Vogliamo inoltre evidenziare come fattore negativo l’art. 7 del D.L. n. 14 del 9 marzo 2020, che dispone che i sanitari esposti a pazienti COVID-19 positivi non siano posti in quarantena, prevedendone la sospensione dal lavoro solo in caso di sintomatologia manifesta o di positività acclarata.
Questo articolato oltre a far discutere dal punto di vista Costituzionale, ha di fatto delegato alle Aziende Sanitarie, attraverso la Sorveglianza Sanitaria, la decisione di far continuare a lavorare gli operatori sanitari asintomatici e potenzialmente infetti, correndo un doppio rischio, ovvero quello di essere un diffusore del contagio dentro le strutture e quello di esserlo dentro il proprio nucleo familiare.
Se questa norma aveva il compito di evitare che molti operatori sanitari, non ancora contagiati potessero continuare a lavorare, questo doveva essere associato ad una modalità sincrona con quella di effettuare tamponi a tutti gli operatori a rischio e non solo quando si evidenzia la positività o quando si è fortemente sintomatici.
Il Ministero della Salute con la Circolare del 19 marzo u.s. (modificata il 20 marzo) specifica che gli operatori sanitari hanno la priorità sui tamponi, ma vista la scarsità dei tamponi e/o reagenti, questa ad oggi non viene garantita.
Non è possibile lavorare in queste condizione di totale insicurezza e con datori di lavoro che molto spesso interpretano le norme a loro discrezione, come quella di obbligare a lavorare con DPI scarsi o addirittura non idonei, lavorare in deroga al D.Lgs 66/2003, blocco totale delle ferie e congedi previsti per legge. Inoltre il D.L. n. 18 del 17 marzo u.s., prevede la discrezionalità datoriale per alcuni congedi come quello dell’art. 24 relativo ai congedi aggiuntivi Legge n. 104 del 1992, non del tutto gestiti con raziocinio e uniformità.
L’Italia ha forse scoperto che gli Operatori Sanitari, in primis gli infermieri, sono determinanti per la Sanità Italiana. Sono dei Professionisti che insieme ai medici sono la colonna portante del Sistema Sanitario Italiano. Laureati e molti con più titoli e competenze, tra cui Lauree
Magistrali e Master Specialistici, dove facilmente si può arrivare a 5 o più anni di studi universitari, ma purtroppo non riconosciuti professionalmente e con uno stipendio di circa 1500€ al mese.
Le riforme legislative che hanno interessato, anche recentemente le professioni sanitarie (V. per esempio D.M. 13 marzo 2018), prevedono l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Ordine professionale e l’obbligo di acquisire n. 150 crediti/triennio di aggiornamento E.C.M.; oltre a tali oneri a titolo non gratuito, le professioni sanitarie sono sottoposte a ulteriori vincoli che li rendono più vulnerabili rispetto agli altri lavoratori comuni.
Si pensi alla posizione di garanzia che impone al professionista sanitario di garantire l’incolumità dell’utente durante l’espletamento del proprio servizio, con riguardo alla tutela della salute ed alla prevenzione dei danni, anche infortunistici, che durante l’esecuzione assistenziale si potrebbero cagionare all’utente; si pensi alla legge n. 24/2017 che impone esclusivamente alle professioni sanitarie la copertura assicurativa oltre alla soggezione di essere chiamati in causa per rispondere di asseriti fatti illeciti sia civili che penali, con evidenti ricadute patrimoniali e non patrimoniali.
Non si dimentichi la diligenza che deve accompagnare ogni prestazione sanitaria: in tutti i lavoratori si chiede la diligenza (ex art. 1176, 1° comma) cioè quella del buon padre di famiglia, ma alle professioni sanitarie si chiede la diligenza qualificata prevista dal 2° comma del medesimo articolo.
Le prestazioni di lavoro sono dunque sostanzialmente diverse ed è proprio la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav. con Sentenza del 4 agosto 2015 n. 16336, che ha rimarcato “la delicatezza della professione infermieristica” ricordando che è ben diversa da quella del “portinaio”, in quanto è idonea ad interferire sia positivamente che negativamente sulla salute del cittadino ed è pertanto esigibile una più elevata accortezza e prudenza nel suo esercizio.
L’evoluzione delle Professioni Sanitarie a partire dalla Legge 502/92, negli ultimi 20 anni è stata notevole. Si pensi ad esempio all’abolizione del mansionario con la L.42/99, la L. 251/00, la L.43/2006 le cui parole chiavi sono autonomia e responsabilità degli gli esercenti le professioni sanitarie. Questi ultimi sono tali poiché possiedono determinati attributi quali: Conoscenza sistematica acquisita durante un percorso di formazione specifico e di laurea e post laurea; Autorità professionale in riferimento al Codice Civile sussiste l’obbligo di garantire un risultato rispetto alla prestazione richiesta (obbligo di mezzi); Codice etico; Cultura professionale espressa nell’attuale Ordine professionale.
Purtroppo questo riconoscimento, atteso ormai da vent’anni, non è ancora arrivato e questo è il momento di farlo emergere con forza, al fine di rispettare in tutto e per tutto la professionalità degli Infermieri e di tutti gli esercenti le Professioni Sanitarie.
Questa O.S di categoria vuole sottoporre all’attenzione come questi aspetti normo-giuridici non possono essere più sottovalutati, poiché significherebbe snaturare la definizione attuale di “professione sanitaria” o “esercenti la professione sanitaria” con tutto quello che invece la distingue e la personalizza.
Questo sarà possibile solo prevedendo un Contratto separato delle Professioni Sanitarie i quali prevedono un iscrizione ad un ordine professionale.
Caro Presidente Conte, caro Ministro Speranza, siamo qui a chiederVi solo ed esclusivamente di garantire la sicurezza sul lavoro, attraverso la modifica e/o integrazione delle attuali norme ed il rispetto delle nostre professionalità e competenze, attraverso un Contratto Collettivo di Lavoro separato per le Professioni Sanitarie come giusto riconoscimento professionale ed economico.
La scrivente, nella speranza di un Vostro interessamento, porge distinti saluti.
Il Presidente Coina
Terenzio Schiavoni
L’articolo Il Coina chiede subito DPI idonei per gli infermieri per fermare l’ondata di morti e contagi in sanità scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.