Proponiamo un contributo dei colleghi Sara Savi e Raffaele Varvara: la caverna di Platone come metafora della condizione degli infermieri.
Il 26 febbraio 2019 si celebrano i vent’anni dalla L. 42/99, ma per gli infermieri poco è cambiato. Quella legge doveva condurci fuori dall’ausiliarietà, ma in realtà ci siamo ancora dentro fino al collo. Una forma diversa di ausiliarietà: siamo passati da essere ausiliari del medico a essere ausiliari dell’azienda. O meglio, ausiliari all’azienda, nel senso che serviamo, concorriamo, con il nostro modo di pensare e operare, esclusivamente agli obiettivi di risparmio delle aziende, non agli obiettivi di salute dei nostri pazienti.
Uno dei valori fondanti della nostra professione è l’advocacy, ovvero il nostro essere garanti per il paziente, la nostra tendenza a non far mancare nulla al nostro assistito. Le aziende, però, sfruttano questo nostro nobile principio, costringendoci a esercitare la professione con un costante ricatto morale che ci impone di sopperire a qualsiasi carenza. Poiché le nostre “linee di produzione” non sono macchine ma persone, risulta impossibile moralmente astenersi da quelle attività demansionanti, compromettenti il nostro vero mandato professionale, ma pur sempre necessarie per il benessere del paziente.
Questo sistema che relega le professioni verso il basso non ha a cuore la qualità delle cure né la sicurezza dell’assistito, e men che meno il benessere degli operatori. Ha a cuore esclusivamente gli interessi economici di pochi. Tuttavia noi, complice l’ ignoranza delle leggi e una percezione di estrema impotenza, concorriamo alla tenuta di questo sistema ogniqualvolta deroghiamo ai nostri diritti, ogniqualvolta consentiamo al nostro stesso demansionamento.
Ma come si spiega tale passiva rassegnazione di una categoria che, anche a spese dei propri diritti, continua a portare avanti le fatiche di un Ssn ridotto all’ osso? Com’è possibile che una intera nobile professione sia denigrata da chiunque in tivù e sui giornali, senza alcun sussulto d’orgoglio? Questa volta scomodiamo la filosofia classica: il mito della caverna di Platone ci aiuta ad avere una più chiara e nitida panoramica della professione infermieristica odierna, suggerendoci una chiave ermeneutica per comprenderne al meglio le contraddizioni.
La nota caverna di Platone racconta infatti che vi erano uomini resi schiavi, ma inconsapevoli di esserlo poiché erano nati incatenati all’interno della caverna, e non avevano mai visto la luce. L’unica luce presente era quella di un fuocherello posto alle spalle degli schiavi. Davanti al fuoco, alcuni personaggi facevano scorrere delle forme, le cui ombre si proiettavano sul fondo della caverna. Gli schiavi incatenati non potevano parlare tra loro né voltarsi, potevano soltanto osservare lo scorrere delle ombre.
Uno di quegli schiavi si liberò dalle catene e riuscì a guadagnare la via dell’uscita. Scoprì che al di fuori c’erano il sole, i fiumi, la vita. Lo schiavo libero avrebbe potuto rimanere in superficie a godere della libertà conquistata, ma fu mosso da compassione e tornò nella caverna a liberare gli altri schiavi. Ma come fu accolto lo schiavo libero dagli altri schiavi incatenati? Con esaltazione e felicità? No, fu deriso, schernito e infine ucciso. Proprio come succede a noi e a tanti altri colleghi che cercano di diffondere una nuova cultura nelle organizzazioni del lavoro.
Ogni elemento di questo mito rappresenta qualcosa:
CAVERNA: Lo stato di ausiliarità nel quale siamo nati e dal quale non siamo mai usciti.
CATENE: Il pensiero unico ausiliaristico che continua a dominare ovunque, a ogni livello, e continua a tramandarsi di generazione in generazione in barba alle evidenze normative.
SCHIAVI: Siamo noi! Siamo gli schiavi ideali poiché, essendo inconsapevoli di esserlo, non ci ribelliamo alle nostre catene. Lo schiavo ideale è colui che subisce il dominio, non sapendo di essere dominato. Questo meccanismo riesce perfettamente per una categoria come la nostra, abituata a non mettere in discussione gli ordini ricevuti, ieri dal medico, oggi dall’azienda (direttori infermieristici).
FUOCHERELLO/OMBRE/PERSONAGGI: Il fuocherello rappresenta una fonte di conoscenza non veritiera. Gli oggetti e le ombre proiettate rappresentano le distorsioni della realtà che i personaggi abilmente manovrano. Quei personaggi sono i docenti in università e i direttori infermieristici che insegnando il rifacimento dei letti o, promuovendo modelli organizzativi anacronistici, fanno sguazzare gli infermieri nell’ ignoranza.
SCHIAVO LIBERO: Tutti coloro che hanno visto la luce (cultura) e tentano di portarla nelle organizzazioni del lavoro, dove vengono puntualmente emarginati, se non addirittura mobbizzati.
L’ infermiere odierno, pertanto, rischia di diventare lo schiavo perfetto di un sistema che tende sempre più allo sfruttamento delle sue risorse, sottraendo perfino diritti, a discapito della qualità dell’assistenza. Quanto l’infermiere può considerarsi schiavo perfetto ogni qual volta agisce, ignorando i fondamenti normativi del proprio campo di attività e responsabilità, sulla base del “si è sempre fatto così” oppure “in questo reparto funziona così”? Quante volte si accettano rientri sui riposi, adempimenti a mansioni non di propria competenza, pur di “mandare avanti il reparto e arrivare al 27”? Quante volte si confonde un diritto per una concessione, a mo’ di favore da parte del datore di lavoro, per non conoscenza dei propri diritti e/o del proprio profilo professionale?
La ricetta per cessare di essere schiavi e diventare uomini liberi è senza dubbio la cultura, intesa come conoscenza, educazione, formazione. Il problema che affligge la categoria è culturale, poiché questo sistema va avanti grazie all’ignoranza dei lavoratori, facendo leva altresì sul “buon cuore” dell’ infermiere, che risulta pertanto incapace di opporsi ad amministrazioni e aziende. Come il liberatore di Platone viene screditato e preso in giro quando fa ritorno alla caverna, così i colleghi che si ribellano, che alzano la testa, che dicono no o che semplicemente vogliono far valere i propri diritti vengono isolati e messi a tacere.
L’emancipazione deve essere in primo luogo culturale: è nostro dovere, in quanto categoria intellettuale, essere consapevoli dei nostri diritti e doveri, e operare esclusivamente all’ interno del nostro campo di attività e responsabilità per la tutela della nostra salute e, di conseguenza, del paziente. Ma forse, come spiega il filosofo e saggista Diego Fusaro (guarda questo VIDEO), spesso si preferisce una quieta servitù e una rassicurante accondiscendenza al sistema, piuttosto che la libertà a costo di una rivoluzione percepita come pericolosa. È così anche per gli infermieri?
Sara Savi e Raffaele Varvara
 
L’articolo I vent’anni della L. 42/99: “Siamo passati da ausiliari del medico ad ausiliari all’azienda” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.