Il braccio di ferro sul nuovo presidente dell’Agenzia allunga l’attesa dei malati.
L’accordo è fatto. Tra l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e la multinazionale Novaras c’è un’intesa chiara e precisa sul prezzo della super terapia anti-cancro a base di Car-T, i linfociti trasformati in laboratorio in armi per riconoscere e uccidere le cellule tumorali. Prezzo fissato e secretato due settimane fa, ma che da indiscrezioni dovrebbe aggirarsi tra 150 e i 200mila euro per ogni trattamento salvavita.
Per i malati in attesa da tempo la terapia resta ancora una chimera, perché l’Aifa da due mesi è senza Cda e così non può ratificare l’accordo raggiunto dalla Commissione prezzi con una delle due industrie detentrici del brevetto (con l’altra, la Gilead, non si è trovata ancora un’intesa). Una situazione paradossale, che insieme alle Car-T impedisce di immettere in commercio un’altra quindicina di medicinali. Tutto per colpa di un braccio di ferro politico sulle nomine ai vertici dell’Agenzia: una situazione da far rimpiangere il manuale Cencelli di democristiana memoria.
Ma ricostruiamo i fatti. Quasi un anno fa, in polemica con il Governo per la vicenda Diciotti, lo scienziato Stefano Vella decide di lasciare l’incarico di presidente dell’Aifa. La poltrona è a tutt’oggi vuota, nonostante le Regioni abbiano già individuato il sostituto e fatto il nome (il 15 aprile) dell’ex assessore alla sanità piemontese, Antonio Saitta. Ma la scelta non è gradita al ministro della Salute, Giulia Grillo, e così fino ad ora non se ne è fatto nulla.
A cercare di forzare la mano, in favore di Saitta (Pd), ha provato a maggio il compagno di partito, nonché assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi, dimettendosi dal Cda di Aifa, che così si ritrova solo con tre componenti su cinque. Manca il numero legale, e così non può essere convocato. C’è da dire che il 24 luglio scadrà l’intero Consiglio e che quella sarà l’occasione per nominare i nuovi membri, ripristinando il numero legale. Ma anche ammesso che questa volta le nomine si facciano subito, prima che il Cda diventi operativo passeranno altri giorni e si arriverà a ridosso della pausa estiva, con il rischio di affrontare a settembre il dossier Car-T.
I pazienti, dunque, sono costretti ad aspettare ancora. Anche perché per avviare i trattamenti non basta aver negoziato il prezzo del farmaco. È necessario che l’Aifa determini i criteri di accreditamento dei centri che potranno somministrarlo e che devono essere individuati dalle Regioni. Ma anche questo è un tassello mancante. Così, per ora, i malati possono accedere alla terapia solo aderendo a una sperimentazione, oppure per “via compassionevole”. Con questi sistemi, fino ad oggi, sono stati trattati una trentina di pazienti, con remissione della malattia nel 50% dei casi. Va anche precisato che le Car-T rappresentano un trattamento personalizzato e non adatto a tutti.
«Per ora – spiega il professor Franco Locatelli, che ha già iniziato a usare la Car-T al Bambino Gesù di Roma – hanno dimostrato rilevante efficacia clinica nelle leucemie linfoblastiche acute e nei linfomi non-Hodgkin a grandi cellule B, mentre sono in corso studi nella cura del mieloma multiplo e nelle neoplasie solide, come il neuroblastoma, il tumore extracranico più frequente in età pediatrica».
Ora il farmaco resta una chimera, nonostante l’Aifa sia riuscita a strappare un prezzo più basso di quello Usa e nonostante l’accordo preveda che il pagamento (a rate) avverrà solo in caso di sopravvivenza del paziente, a distanza di almeno 18 mesi. Ancorate nel porto delle nebbie dell’Aifa non ci sono solamente le Car-T. Da tempo si è in attesa
del rapporto annuale sulle reazioni avverse ai vaccini, che aveva contribuito a smentire gli allarmismi no vax, dimostrando che gli eventi negativi collegati alle immunizzazioni sono pochissimi e inferiori a quelli dei normali medicinali. Solo che per zittire definitivamente i complottisti si sarebbe dovuto presentare anche un rapporto sulla farmacovigilanza che indicasse appunto il numero degli eventi avversi per le altre classi di farmaci. Ma anche di questo, in Aifa, si sono perse le tracce.
Resta fermo anche l’iter per il passaggio alla gratuità del paracetamolo, sebbene la buona notizia era comparsa sul sito dell’Agenzia per un paio d’ore. I tecnici, inoltre, avrebbero anche completato il lavoro per limitare la prescrizione della vitamina D ai casi effettivamente necessari, visto che al momento si registrano parecchi abusi. Anche questo provvedimento si è arenato. Eppure farebbe risparmiare al Servizio sanitario qualcosa come 250 milioni, buoni magari per finanziare i costosi trattamenti innovativi. Se l’Aifa riuscisse a uscire dalla palude nella quale si è impantanata.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il SecoloXIX
 
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