Egregio direttore di NurseTimes, Mi chiamo Gregorio e sono un Oss.

Premetto che anche io provo molti dubbi sul riconoscimento del “super Oss” da parte di “alcuni”. Li definisco alcuni perché solo determinate persone possono pensare che questo sia un grande traguardo, peccato purtroppo che avvenga con lo stesso riconoscimento economico e lo stesso inquadramento contrattuale.

D’altro canto, resto sbalordito come ad oggi, ci sia così tanta guerra interna tra due figure importantissime che dovrebbero remare nella stessa direzione convogliando le forze unanimemente, verso il riconoscimento di entrambe le categorie con tanto di responsabilità civili e penali distinte. Tempo fa con il ruolo dell’infermiere generico, non era una semplice laurea o un titolo accademico a creare e forgiare il professionista, bensì l’esperienza di ognuno sul campo. Bene, oggi a differenza di allora, anche l’Oss si è evoluto. Infatti chi effettua un “semplice corso” si rende conto che poi così semplice non è!

Si è specializzata la figura in Toto dal punto di vista socio-assistenziale ma anche e sopratutto sanitario.

D’altronde chi come me, in tanti, hanno affrontato questo corso partendo dal servizio in ambulanza nella quale diventi una spalla e non un ostacolo all’infermiere, impari a lavorare in equipe, valori che per alcuni vengono meno ormai, infermieri ed Oss compresi nei reparti (gli Dei scesi in terra stanno sia dall’una che dall’altra parte). Beh dopo queste premesse, se non fosse per la categoria non definita e il corrispettivo economico, resto favorevole al sorgere di questa nuova (che poi non lo è nemmeno) figura. 

D’altronde negli ospedali e nelle strutture all’avanguardia, l’operatore socio sanitario, viene rivestito già di responsabilità, ma all’oscuro di tutti, aiuta gli infermieri, si forma su ciò che va a fare con tanto di corsi effettuati anche negli stessi istituti. Forse sarò fortunato a far parte di una bella realtà. Al meridione ho avuto esperienza in rianimazione, e gli Oss erano ben visti dagli infermieri, i quali non si “schifavano” di fare l’igiene insieme, e sopratutto, erano veri e propri insegnanti per la nostra categoria. I parametri vitali vengono tuttora rilevati da noi, durante l’igiene effettuiamo l’ispezione del paziente comunicando eventuali variazioni e anomalie della cute, ci occupiamo di somministrare il pasto a pazienti disfagici, con tutte le conseguenze e la formazione che comporta, compiliamo i parametri sui registri sanitari elettronici con tanto di firma con nome e cognome, aiutiamo gli infermieri nelle medicazioni, prepariamo ed assistiamo nelle pratiche invasive, con tanto di lavoro in campo sterile, controlliamo che il paziente con nutrizione enterale non vada in ab ingestis, sospendendo la somministrazione durante la movimentazione per l’igiene e riavviando il macchinario, trattiamo il paziente con tracheostomia e in presenza di ventilazione esterna, insieme all’infermiere e tanto ma tanto altro ancora, presente in quello stesso concordato tanto discusso.

Beh allora smettiamola un po’ tutti di far così tanto clamore, perché abbiamo già tante responsabilità figurate ma che se vanno “male” ricadono sull’infermiere! Basta continuare a dire che la laurea fa l’uomo e noi altri siamo dei falliti; gli uni sono complementari all’altro, hanno nozioni gli Oss e conoscenze più approfondite l’infermiere.

Non siamo in competizione e non dovremmo esserlo anzi, l’infermiere ha finalmente l’opportunità di rivendicare un ruolo di tutoraggio ed attenzione rivolta anche al suo assistente e l’Oss dovrebbe finalmente responsabilizzarsi, studiare e non andare alla conquista sperduta senza “nè arte e nè parte”. 

Quindi più che discutere si remi insieme per vedere responsabilizzata la figura dell’oss in tutto e per tutto, con una uniformità di istruzione e programmi a livello nazionale e si pensi anche a far del bene nei confronti degli infermieri. Il resto, le chiacchiere non dovrebbero far parte di un’equipe che nella sua interezza corrisponde al lavoro e sacrificio di “squadra”!

Gregorio Spinzo, Oss

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