La ricerca Tech4life evidenzia il nesso tra la sempre più diffusa ricerca di informazioni sanitarie online e le difficoltà economiche dei cittadini.
Un clic al posto di un’ecografia. Una ricerca online che sostituisce il parere dello specialista, un quesito postato sui social per non mettere mano al portafogli e pagare ticket o parcelle. “Dottor” Google, il nuovo medico di fiducia: in Italia, secondo l’Istat, l’anno scorso oltre 3 milioni e 650mila persone hanno rinunciato alle cure per motivi economici, e la rete è diventata per oltre un italiano su due il nuovo punto di riferimento quando ha un dubbio sulla sua salute. A dirlo è la ricerca Tech4life, condotta da Community Media Reasearch, in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici, su 1.201 persone in tutta la penisola.
Un campione rappresentativo, che fotografa una realtà nella quale la sanità è un costo difficile da sostenere. E in cui l’accesso a internet gratuito, benché spesso privo di attendibilità, diventa l’unico appiglio per capirci qualcosa. E magari risparmiare i soldi per il controllo. Lo studio, condotto con interviste telefoniche realizzate nel giugno scorso, ha uno scopo: capire come gli italiani si relazionino rispetto a temi quali prevenzione e la medicina predittiva. E la medicina partecipativa, basata sulla condivisione dei dati sanitari: un fatto che ancora fa storcere il naso a tanti, visto che sei su dieci dichiarano di non volerli condividere.
E allora: il 57,1% degli intervistati ha dichiarato di cercare informazioni di salute online. L’internauta della medicina è giovane (quattro su cinque tra 18 e 34 anni, la percentuale cala con l’aumentare dell’età), oltre sei volte su dieci vive al Sud e nelle isole, spesso ha problemi economici. Tanto da doversi rivolgere al “medico online”: succede nel 71% dei casi.
«Un tempo – dice Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici – si cercavano in rete le prime informazioni, in attesa del parere dello specialista. Adesso spesso ci si limita a navigare senza andare dal medico, ed è un risultato sconfortante. Un problema, perché spesso le informazioni sul web non sono verificate. Di qui il diffondersi di nozioni errate». Il riferimento ai no-vax non è casuale: «Siamo impegnati in una campagna per migliorare la comunicazione online, per esempio con il sito Labtestonline.it, seguito da specialisti».
Ma non tutto è negativo. L’indagine racconta dei passi avanti sul fronte della prevenzione, visto che il 62,6 % ha fatto controlli negli ultimi cinque anni. Un’Italia propensa all’utilizzo dei dispositivi medici, sebbene non tutti sappiano che si possono personalizzare. E addirittura pochi usano i device elettronici, come smartphone e tablet, per monitorare il proprio stato di salute: solo il 7,6% usa app mediche. «Un dato che ci ha sorpreso – commenta Daniele Marini, curatore dell’indagine –, visto che lo smartphone è uno strumento diffuso in modo trasversale. Ma è usato solo dal 14,3% degli intervistati per monitorare il proprio stile di vita: è una questione di cultura».
A colpire è anche la mancanza di propensione a condividere i propri dati sanitari: il 59,4% degli intervistati non vuole farlo. Solo il 40,6% (quattro persone su dieci) è favorevole a questa condivisione, convinto in questo modo di poter aiutare la ricerca e l’epidemiologia.
Redazione Nurse Times
Fonte: Repubblica Inserto
 
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