La tragedia è avvenuta nella cittadina di Dole. Inutile la corsa in ospedale. Ancora da accertare la dinamica esatta dell’incidente.

A Dole, in Francia, una donna di 45 anni sarebbe
morta per aver usato il telefonino in carica mentre si lavava. A trovarla in
arresto cardiaco nella vasca da bagno sono stati il compagno e il figlio. Trasportata
all’ospedale di Besançon, è deceduta venerdì mattina. Le indagini sono ancora in
corso, ma pare evidente che a causare la tragedia sia stata la folgorazione, ossia il passaggio di
elettricità da un agente esterno al corpo tramite un conduttore, in questo caso
l’acqua.

Secondo le prime
ricostruzioni, la donna avrebbe messo il cellulare in carica vicino alla vasca
nella quale era immersa. Lo stesso cellulare, forse per un caso fortuito, è poi
finito in acqua, dove è stato ritrovato, provocando un corto circuito fatale. «L’acqua è un conduttore di corrente ed è il
motivo che ha scatenato la tragedia – ha spiegato un esperto alla stampa
francese –. Se il telefono non fosse stato collegato a una fonte di energia da 220
volt, non sarebbe successo nulla».

La
spiegazione è corretta, almeno in parte. All’interno dei moderni telefonini, infatti,
c’è una batteria che non rilascia corrente verso l’esterno, neanche quando il
dispositivo è acceso. Non a caso, cresce sempre più il numero di smartphone con
certificazione IP67 o IP68, capaci di resistere a cadute accidentali in acqua o
a immersioni più profonde e durature, fino a 3 metri e a 60 minuti. Il problema,
in questo caso, è la connessione del cellulare a una sorgente elettrica.

C’è un però:
i 220 volt di cui parla l’esperto non è trasferita totalmente al cellulare,
perché ridotta e canalizzata dal trasformatore inserito nel caricabatterie. Se così
non fosse, il dispositivo si brucerebbe al primo caricamento. Di per sé,
quindi, lo smartphone non veicola elettricità: anche se fosse agganciato alla
presa a muro e da questa si staccasse per finire in acqua, la quantità di
corrente che dalla porta di alimentazione passa per il cavetto non sarebbe tale
da causare una folgorazione (si parla di 3 volt).

Certo, porte
difettose o cavi sbucciati con parti scoperte indurrebbero esiti fatali, ma
sono solo congetture che le indagini dovranno chiarire. La principale
possibilità da vagliare è quella della caduta in acqua di tutto il caricatore,
i cui “dentini” potrebbero determinare il passaggio di corrente da una fonte
primaria, attraverso il conduttore, alla persona immersa nell’acqua. Ciò produrrebbe
una scossa sicuramente inferiore a 220 volt, ma resa comunque pericolosa da
alcune condizioni, come l’assenza di un salvavita. È quanto successo nel 2017 a
una ragazza di Crotone, folgorata nella vasca da bagno da una “ciabatta” alla
quale era attaccato un telefonino in carica.

Redazione Nurse Times

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