Roma, 6 Novembre 2019. In un clima di pragmatismo si è svolta la riunione della Commissione Paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale del personale del Comparto Sanità.

Presenti
al tavolo, oltre all’ARAN ed ai sindacati rappresentativi, i rappresentanti del
Comitato di Settore Regioni – Sanità. Ha aperto i lavori il Presidente
dell’ARAN Antonio Naddeo, il quale
ha subito auspicato una rapida conclusione dei lavori della Commissione, anche
in vista della possibilità di avviare i negoziati per i rinnovi contrattuali
20192021, a seguito della previsione, nella legge di bilancio 2020, delle
risorse necessarie.

Il Presidente ha sinteticamente presentato quattro principali ambiti di intervento, elaborati dal Comitato di Settore Regioni-Sanità, da sviluppare nei lavori della Commissione al fine di formulare proposte alle parti negoziali, per l’avvio di un riordino complessivo del sistema di classificazione professionale, che garantisca un bilanciamento delle esigenze organizzative delle aziende sanitarie con quelle di riconoscimento e valorizzazione professionale dei dipendenti, da trasporre nel rinnovo contrattuale 2019 – 2021.

Nel nostro intervento, abbiamo subito ribadito come le risorse previste nella bozza di bilancio 2020 per i rinnovi contrattuali 2019 – 2021, sono del tutto insufficienti per garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, ma anche e soprattutto come non vi sono risorse destinate all’assetto complessivo della revisione del sistema di classificazione (Commissione Paritetiche previste in tutti i quattro comparti del pubblico impiego) per valorizzare le competenze, le responsabilità e lo sviluppo di carriera dei dipendenti. Come FIALS, insieme alle altre sigle del pubblico impiego della Confsal, ci sentiamo fortemente impegnati alla mobilitazione per un aumento considerevole delle risorse nella legge di bilancio 2020 per i rinnovi contrattuali.  

Nel
merito del primo ambito di intervento
richiamato dall’ARAN, relativo alla“Semplificazione
e la razionalizzazione dell’attuale sistema di inquadramento del personale
nelle categorie giuridiche e nei livelli economici”, abbiamo espresso come
sia necessario, nei contesti di lavoro maggiormente investiti dai cambiamenti
organizzativi e culturali degli ultimi decenni ed in particolare la sanità, gestire il personale in
un’ottica di sviluppo delle competenze
professionali e delle capacità di
adattamento all’innovazione organizzativa.

In tale ottica, come già espresso nel nostro documento
propositivo alla Commissione Paritetica inviato all’ARAN nel settembre scorso,
si condividono le linee generali del Comitato di Settore, sulla necessita di
passare dalle attuali quattro categorie di inquadramento del personale (A, B, C
e D), più i livelli economici (Bs e Ds) – per ognuna di esse sono previste,
attualmente, rispettivamente 5 fasce economiche (cat. da A a C) e 6 per (DDs) a tre categorie, oltre
ad una rivisitazione del sistema delle fasce economiche.

L’articolazione in tre
categorie, a parere della FIALS, consentirebbe di conseguire obiettivi di flessibilità
e pertanto l’individuazione, nell’ambito di ogni singola nuova categoria, dei
diversi profili professionali può essere effettuata attraverso contenitori ampi
corrispondenti alle Aree funzionali, anziché a specifiche professioni, e le
stesse dovrebbero corrispondere a differenti livelli di conoscenze, abilità e competenze professionali e non coincidere,
come richiesto dall’ARAN,  esclusivamente
con il titolo di studio quale requisito generale di accesso.

Per rendere agevole il
percorso in tre categorie, abbiamo chiesto una riconversione dei profili
dell’attuale categoria A, in considerazione che gli stessi siano destinati non
solo a ridursi in modo significativo nel tempo, ma anche a non incidere in modo
significativo sui nuovi modelli organizzativi e sulle nuove professionalità.

Altro
aspetto fondamentale che abbiamo evidenziato, è la specificità del profilo
professionale dell’Operatore Socio
Sanitario – area socio sanitaria per il quale necessita definire non solo
una sua nuova collocazione rispetto all’ordinamento attuale, ma anche un’evoluzione
professionale, con infine un’attenzione alle figure professionali Puericultrici ed Infermieri Generici nell’ambito di un sistema organizzatorio delle Aziende
Sanitarie multidisciplinare e multiprofessionale. 

Come sarà necessario,
evidenziato tra l’altro nel nostro documento propositivo, definire il riassetto dell’area amministrativa e
tecnica alla luce dell’evoluzione del lavoro (informatizzazione, sistema
dei controlli e riorganizzazione profonda della struttura amministrativa e
tecnica), con una nuova classificazione nelle nuove tre categorie e relativo
sviluppo professionale in rapporto alle capacità ed alle competenze reali maturate
nel tempo, e non certamente al solo titolo di studio.

L’attivazione delle sole
tre categorie, abbiamo sostenuto, non sono oggi sufficienti a favorire la motivazione del professionista, la sua progressione di carriera ed a
rispondere al nuovo assetto organizzatorio che si fonda su un delicato
equilibrio tra strutture e funzioni ma soprattutto improntato alla chiarezza e
alla trasparenza del quadro delle
responsabilità.

Abbiamo evidenziato come l’organizzazione del lavoro in
sanità è fondata unicamente sulla suddivisione tra dirigenti e personale del
comparto. Nel mezzo delle due categorie c’è il nulla. I contratti vigenti non
hanno istituito la qualifica intermedia, che dovrebbe rappresentare e raccogliere
tutti quei professionisti che non appartengono all’Area della dirigenza, ma che
svolgono funzioni, in maniera stabile e continuativa, con compiti di direzione
sul governo di processi clinico-assistenziali complessi (professioni sanitarie e socio sanitarie) o sistemi tecnologici (amministrativi
e tecnici) ed “in posizione di
elevata responsabilità ed autonomia, ai fini dello sviluppo e dell’attuazione
degli obiettivi aziendali”. Per questo abbiamo chiesto l’istituzione dell’Area dei Quadri, che si
collocherebbe subito sotto la dirigenza dei diversi profili professionali e
permetterebbe uno sviluppo di carriera professionale verticale anche alle
figure attualmente collocate in D/Ds che altrimenti non vedrebbero mai
riconosciuta la loro possibilità di crescita professionale, diversamente dagli
altri profili professionali delle categorie attuali o nuove aree di
classificazione ordinamentale sottostante.

Nel merito del secondo
ambito di intervento “Sviluppo e
rafforzamento degli strumenti per sostenere lo sviluppo delle competenze”, abbiamo
evidenziato, come a parità di inquadramento giuridico, gli attuali modelli di
classificazione prevedono la progressione economica orizzontale – fascia – e gli incarichi
di funzione e come tali elementi retributivi siano attualmente posti a carico
dei soli fondi contrattuali aziendali.

L’istituto delle progressioni economiche orizzontali – passaggio di fascia – che era nato per
fare corrispondere incrementi retributivi stabili, a parità di inquadramento giuridico,per effetto dell’accrescimento nel
tempo delle competenze professionali di ciascun lavoratore, a causa anche del
blocco della contrattazione e degli stessi fondi contrattuali al valore del
2010 e successivamente a quello del 2016, non ha risposto agli obiettivi prefissati
né alle stesse attese dei lavoratori, cosicché le progressioni economiche, come
attualmente previste, sono ben lontane dall’essere uno strumento di
valorizzazione del merito e della crescita professionale.

Abbiamo proposto una semplificazione di tale strumento che
limiti la conflittualità interna ed il contenzioso, ipotizzato uno
“sdoppiamento” dell’attuale istituto, che consenta, con modalità differenti, di
corrispondere all’esigenza di riconoscere, comunque, nel tempo incrementi
retributivi a tutti i dipendenti che abbiano conseguito livelli di prestazione
soddisfacenti, riconoscendo quindi l’esperienza
maturata negli anni, ed all’esigenza selettiva che consenta di riconoscere,
ad un più limitato numero di persone con livelli di prestazioni elevate e
dimostrazione concreta di più elevate capacità professionali e di lavoro,
aumenti retributivi più sostanziosi.

Nel merito dell’attribuzione degli “incarichi funzionali”, abbiamo ribadito come il sistema vigente non
valorizzi a pieno le competenze e l’autonomia professionale rispetto alle
profonde modifiche intervenute nell’impianto organizzatorio istituzionale del
SSN che hanno comportato un notevole impatto sull’organizzazione complessiva
delle aziende Sanitarie, sul lavoro e finanche sullo “status” delle
professioni.

Abbiamo proposto che il nuovo
sistema degli incarichi, prevalentemente nella nuova terza categoria, debba
seguire i medesimi percorsi attuati per la dirigenza del S.S.N., con uno
sviluppo non solo “gestionale”
correlato al raggiungimento di risultato sulle 
diverse strutture o uffici con elevato grado di autonomia e
responsabilità, ma anche “professionale”
– riconosciuto a tutti i professionisti
dopo il periodo di prova  di natura “clinico” (per le professioni sanitarie)
e tecnologico avanzato (per il personale amministrativo,  tecnico e professionale).

Abbiamo chiesto come gli incarichi
gestionali non gravino sugli attuali fondi accessori ma vengano definiti
con risorse proprie delle diverse aziende sanitarie, oltre alla possibilità che
l’affidamento di incarichi di responsabilità, naturalmente dal contenuto più
limitato in coerenza con la relativa declaratoria, potrebbe interessare anche
la seconda nuova categoria.

Ma soprattutto abbiamo ribadito l’eliminazione della dicitura “a
termine con un periodo massimo di 10 anni” per gli incarichi gestionali e
professionali, ma seguire la stessa dinamica definita per i dirigenti dell’Area
Sanitaria e P.T.A. e quindi, prorogabili dopo la valutazione finale positiva
del medesimo incarico senza attivare altra selezione.

Per
quanto concerne il terzo intervento proposto dall’ARAN “Razionalizzazione
della disciplina contrattuale relativa ai trattamenti accessori collegati allo
svolgimento di attività disagiate”, abbiamo espresso la necessita di pervenire ad uno snellimento del sistema attuale
delle indennità, prevedendo l’istituzione
dell’indennità di specificità professionale, differenziata in rapporto alla
complessità organizzativa ed assistenziale della singola U.O., ferme restando
le indennità riferite alle condizioni di lavoro, oltre al riconoscimento dell’indennità di esclusività professionale
per le professioni sanitarie e socio sanitarie, come per la dirigenza dei
medici.

Per l’ultimo ambito di
intervento, abbiamo concluso che, in
coerenza con i fabbisogni professionali delle aziende sanitari,e è necessario
individuare nuovi profili professionali non sanitari quali ad esempio il collaboratore
tecnico ambientale, il tecnologo alimentare, l’autista soccorritore e l’assistente
di comunità (nelle RSA e ospedale di comunità).

Il Presidente dell’ARAN, Naddeo, si è impegnato, a conclusione dei lavori, ad inviare alle Parti, a breve, un ulteriore documento che vada ad esplicitare più significativamente le proposizioni dei quattro ambiti di intervento proposti dal Comitato di Settore che terrà conto dei ragionamenti espressi dalle OO.SS. presenti nella Commissione Paritetica.

Redazione Nurse Times
L’articolo Fials: incontro commissione paritetica del 6 novembre – aggiornamento lavori scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.