La presidente Mangiacavalli chiede alla politica di non dimenticare gli infermieri, la cui centralità nel contesto della sanità italiana è stata confermata dalla pandemia, sottolineando come la professione abbia perso attrattività agli occhi delle nuove generazioni.

Attraverso una lettera pubblicata sul Fatto Quotidiano, Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni Infermieristiche (Fnopi), ha rivolto un appello ai candidati di tutti gli schieramenti politici in vista delle prossime elezioni (25 settembre), invitandoli a ricordarsi degli infermieri italiani. Un appello derivante dall’amara constatazione del pressoché nullo riferimento alla questione infermieristica nei diversi programmi politici. Di seguito il testo integrale.

“Caro candidato,noi infermieri sappiamo bene come ci si sente a mettere a disposizione della comunità la propria professionalità, la propria passione, le proprie competenze specifiche.

In qualche modo, siamo noi stessi gli eterni ‘candidati’, al cospetto di decisori politici e istituzionali, quando si tratta di progettare nuovi modelli di assistenza, di cura e presa in carico di cittadini e pazienti, fuori e dentro gli ospedali. E noi stessi siamo pazienti, nel senso che pazientiamo da anni, aspettando risposte concrete per rilanciare i servizi sociosanitari sul territorio. Quel territorio che si è rivelato così strategico – ma così deficitario – nella crisi pandemica.

La famiglia professionale che con orgoglio rappresentiamo è formata da oltre 460mila infermieri e infermieri pediatrici, e ha sviluppato un’autonoma e critica linea di pensiero. In questa anomala campagna elettorale si sta parlando poco di sanità e di programmazione, nonostante il periodo critico che abbiamo attraversato e le sfide che la stagione fredda porterà con sé. Assistere ancora al balletto di responsabilità tra competenze statali e regionali non aiuta a trovare soluzioni.

Della penosa situazione dei pronto soccorso ha scritto, meglio di chiunque altro, il presidente della Simeu, Fabio De Iaco, il 20 agosto scorso su queste colonne. Modelli alternativi e cambi di paradigma nella gestione territoriale sono la chiave per evitare una parte dei problemi descritti, per fare in modo che non si arrivi in ospedale quando è troppo tardi, quando non è necessario o quando semplicemente non si trovano altre soluzioni, perché nella sanità del futuro la nostra casa dovrà diventare il ‘luogo di cura’ d’elezione.

E noi infermieri avvertiamo la frustrazione di un’intera categoria che, nei fatti, costruisce ogni giorno quei modelli nei percorsi di prevenzione, di assistenza domiciliare, di presa in carico post-operatoria, fino ad arrivare nelle scuole, nucleo primario delle nostre comunità. Lo facciamo, tra l’altro, con 3mila infermieri di famiglia e comunità già sul territorio, in un contesto difficile e non sempre attrezzato per questa innovazione (peraltro ribadita dal Pnrr), ma per tutto il Paese ne servirebbero oltre 25mila. Le regioni che hanno già puntato sull’infermieristica di prossimità hanno registrato un calo del 10% di ricoveri impropri, riducendo i tempi di attesa per i casi più gravi.

Caro candidato, il Covid-19 ha drammaticamente posto all’attenzione di tutti la centralità delle professioni infermieristiche, il valore e i valori di queste figure nei reparti di terapia intensiva, ma parallelamente è diminuita l’attrattività della nostra professione per le nuove generazioni. Vale la pena studiare tanto per poi avere un percorso lavorativo faticoso, con poche possibilità di crescita professionale e una vita personale disordinata e difficile tra turni, aggressioni e stress da carenza di personale?

Caro candidato, intende dunque farsi carico di queste problematiche? Le affronterà, portando in Parlamento la voce di noi professionisti sanitari? La politica ha oggi, in questa fase di ricostruzione e di rilancio del Paese, l’ultima possibilità per far sì che l’infermiere torni a essere la professione del futuro per i nostri giovani. Non sprechiamola”.

Redazione Nurse Times

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