Fervono le trattative sul rinnovo del contratto. Circolano i primi numeri.
Chiuso nei giorni scorsi il contratto dei medici, ora tocca ai dirigenti di ministeri e Pa centrale dare la svolta alle trattative per i loro aumenti. Il traguardo non è stato raggiunto ed è destinato a slittare a dopo l’estate, ma negli incontri con cui negli ultimi giorni si è tentata l’accelerazione sono comparsi i numeri. In gioco ci sono di base 156 euro medi per i dirigenti di seconda fascia, e 250 per quelli di prima fascia, che però sono una ristretta minoranza (circa 400 su 6.700). Ma nei conti dovrà entrare poi la parte variabile, collegata agli incarichi e alle performance. Obiettivo dei sindacati è arrivare a 250 euro medi.
Il triennio da rinnovare è il 2016/2018, con i fondi messi a bilancio nella scorsa legislatura che prima delle ultime elezioni politiche avevano portato alla chiusura dei contratti per tutto il personale non dirigente, mentre per i dirigenti la partita è slittata. Le “Funzioni centrali”, che raggruppano i vertici amministrativi di ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e così via, sono di solito l’area guida nei rinnovi contrattuali, e tracciano la strada a cui si adeguano gli altri settori. I tempi lunghi del rinnovo e le esigenze politiche hanno questa volta cambiato la marcia. A occuparsi dell’ultimo tratto del negoziato, che dovrà sciogliere il nodo più intricato, rappresentato dalle regole per la retribuzione variabile e i premi di produttività, sarà Antonio Naddeo, nuovo presidente dell’Aran, che sostituisce Sergio Gasparrini, ora alla Corte dei conti. In coda, dopo i dirigenti statali, restano quelli di Regioni ed enti locali.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Sole 24 Ore
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