Lo rivelano i dati dei Cdc statunitensi, pubblicati nel Morbidity and Mortality Weekly Report.

Secondo i dati pubblicati di recente dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) nel Morbidity and Mortality Weekly Report, l’infezione da coronavirus è risultata associata a un aumento del rischio di diabete tra i più giovani e non ad altre infezioni respiratorie. In base ai risultati ricavati dall’analisi di due grandi database statunitensi, gli autori del report consigliano ai medici di monitorare le persone di età inferiore ai 18 anni nei mesi successivi al Covid per valutare l’insorgenza di diabete.

“Quanto emerso sottolinea l’importanza della prevenzione del Covid-19 a tutte le età, compresa la vaccinazione per tutti i bambini e gli adolescenti idonei a riceverla e la prevenzione e il trattamento delle malattie croniche”, hanno scritto il primo autore Catherine Barrett e colleghi del Cdc Covid-19 Emergency Response Team e della Division of Diabetes Translation. Poiché i database non consentono di distinguere in modo affidabile le forma di diabete che potrebbe svilupparsi, hanno affermato che “l’infezione da SARS-CoV-2 potrebbe portare al diabete di tipo 1 o di tipo 2 attraverso meccanismi complessi e diversi”.

Quasi 81mila soggetti di età inferiore ai 18 anni con diagnosi di Covid-19 tra marzo 2020 e febbraio 2021 (circa la metà erano femmine, con un’età media di 12 anni e solo lo 0,7% era ricoverato in ospedale per Covid) in uno dei database (IQVIA Healthcare) utilizzati nel nuovo studio sono stati confrontati con soggetti di pari sesso ed età che non avevano contratto l’infezione in quel periodo e con i gruppi pre-pandemici con e senza una diagnosi di malattia respiratoria acuta dal marzo 2017 al febbraio 2018. Da un secondo database (HealthVerity) 440mile giovani con diagnosi di Covid-19 dal marzo 2020 a giugno 2021 (età media di 13 anni, la metà erano donne e circa lo 0,9% era ricoverato in ospedale) sono stati confrontati con giovani di pari sesso ed età senza infezione.

Nei due gruppi sono state rilevate diagnosi di diabete rispettivamente nello 0,08% dei soggetti con Covid contro lo 0,03% in quelli senza e nello 0,25% contro lo 0,19%. Quindi le nuove diagnosi di diabete avevano rispettivamente il 166% e il 31% di probabilità in più di verificarsi nei soggetti che avevano contratto l’infezione. Inoltre nel primo database i malati con Covid avevano il 116% in più di probabilità di sviluppare il diabete rispetto a quelli con malattie respiratorie acute pre-pandemiche. Queste differenze erano tutte significative, mentre le infezioni respiratorie non SARS-CoV-2 non erano associate al diabete, hanno scritto i ricercatori.

In entrambi i database, la chetoacidosi diabetica (DKA) era più comune all’esordio del diabete tra quelli con o senza Covid-19: 48,5% contro 13,6% nel gruppo IQVIA e 40,2% contro 29,7% nel gruppo HealthVerity. Nel primo il 22,0% dei soggetti con malattia respiratoria acuta pre-pandemica presentava DKA. I risultati non sono stati una sorpresa, dal momento che a metà del 2020 alcune evidenze hanno iniziato a suggerire che il Covid-19 potrebbe innescare l’insorgenza del diabete nelle persone sane. In seguito è stato istituito un nuovo registro globale per raccogliere dati sui pazienti con diabete correlato all’infezione, chiamato registro CoviDiab.

Gli autori hanno proposto diverse potenziali spiegazioni per l’associazione rilevata tra Covid-19 e diabete, incluso un attacco diretto alle cellule beta pancreatiche che esprimono i recettori dell’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE 2) o tramite l’iperglicemia da stress derivante dalla tempesta di citochine e dalle alterazioni del metabolismo del glucosio. Un’altra possibilità potrebbe essere legata al passaggio dal prediabete al diabete, una condizione presente in un adolescente statunitense su cinque.

Il trattamento con steroidi durante il ricovero potrebbe aver contribuito in parte a un’iperglicemia transitoria, anche se probabilmente non sarebbe la causa principale, dato che solo il ​2% dei codici inclusi era per il diabete indotto da farmaci o da sostanze chimiche. Anche l’aumento di peso associato alla pandemia potrebbe aver contribuito ai rischi sia per il Covid-19 grave che per il diabete di tipo 2.

In definitiva questi risultati mostrano quanto sia importante la prevenzione, hanno sottolineato gli autori, osservando che la vaccinazione è fondamentale per tutti i bambini e gli adolescenti idonei. “Anche se questo studio fornisce informazioni sul rischio di diabete a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2, sono necessari ulteriori dati per comprendere i meccanismi sottostanti, quelli causati dall’infezione stessa o derivanti dai trattamenti, e per capire se la diagnosi di diabete associata al Covid è solo transitoria o porta a una condizione cronica”, hanno concluso.

Redazione Nurse Times

Fonte: PharmaStar

Spagna, risarcimento per medici che hanno affrontato il Covid senza protezioni
Valvola mitrale: la riparazione mininvasiva
Diabete, coronavirus associato ad aumento di rischio tra i più giovani
Canada, Quebec tasserà i non vaccinati contro il Covid
Ornella Muti e Lino Banfi celebrano gli eroi del nostro tempo
L’articolo Diabete, coronavirus associato ad aumento di rischio tra i più giovani scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

Facebook Notice for EU! You need to login to view and post FB Comments!