In questi giorni ha scatenato una ridda di polemiche la delibera regionale dell’Emilia Romagna che istituisce il dirigente dell’assistenza

Le polemiche più aspre arrivano, manco a dirlo, dagli ordini e dai sindacati dei medici della regione con documenti e prese di posizione che francamente oltre ad essere del tutto pretestuose non hanno nei loro contenuti nessun elemento oggettivo nel merito.

Portano alla ribalta semplicemente anacronistiche ed ancestrali paure della nostra classe medica.

Una scelta poco comprensibile quando in tutto il mondo ormai i medici lavorano in equipe paritarie con gli infermieri. Se ne facciano una ragione, perchè questa esperienza globale ha ormai ampliamente dimostrato nei fatti una maggiore qualità della cura.

In alcuni paesi anglosassoni gli infermieri praticano anestesie, praticano piccoli interventi chirurgici, impiantano pace maker e sono pienamente responsabili delle dinamiche assistenziali cooperando in equipe con le loro competenze addirittura alla diagnosi ed alle terapie.

Detto questo come premessa e spiegato il perchè queste posizioni sono ormai di retaggio preistorico.

I nostri colleghi medici invece di insorgere e spaventarsi così tanto per lesa maestà arroccandosi a difesa di posizioni di predominanza e di finto potere, farebbero meglio a ragionare sul fatto che la dirigenza infermieristica esiste già ed esiste da molto tempo legge 251/2000 art 1, 2 e 3.

Sono quindi appena 21 anni che è realtà sancita dalle norme.

Mi sorgono spontanee un paio di domande.

Cosa cambia questa delibera regionale nel quadro normativo già esistente e cosa toglie in questa ottica ai signori medici? Quale è lo scopo di tanto livore nel difendere posizioni già perse da ben 21 anni, a chi giova tutto questo? Per la prima domanda la risposta è ovvia e scontata non cambia assolutamente nulla.

Per la seconda forse la nostra casta medica ancora deve digerire l’istituzione della dirigenza infermieristica avvenuta per legge dello stato già 21 anni fa. Certamente poi questa posizione poco razionale non giova all’immagine della categoria medica e tanto meno giova ai nostri pazienti.

Allora l’unica spiegazione plausibile sta nella difesa di posizioni dominanti all’interno della classe, si usa cioè della pura demagogia sterile ed inutile per affermare un potere all’interno categoria. Ergendosi a paladini spuntati in partenza della casta “Si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio” tanto per citare De Andrè.

Liquidato forse con anche troppe parole l’argomento opposizione della casta medica.

Vorrei però analizzare un pochino il merito dalla prospettiva di crescita degli infermieri.

Diciamo innanzitutto che poco è meglio di niente e che per questo motivo difendiamo a spada tratta il concetto espresso in questa delibera.

Purtroppo però non possiamo non rilevare che si tratta di una delibera regionale e quindi valida solamente in quella regione. Sarebbe stata più utile una valenza in qualche modo nazionale perchè in primis i professionisti sono uguali in tutte le regioni del nostro paese e poi soprattutto perchè i cittadini sono uguali ed hanno lo stesso diritto ad una assistenza di qualità.

Questo è ovviamente negato da una delibera regionale a meno che tutte le regioni ne adottino una uguale. Non è accettabile che vi siano cittadini e professionisti di serie A e di serie B o C addirittura.

A questo punto si apre un ragionamento più complessivo e che riguarda le forme contrattuali e lo stesso albero gerarchico che queste dovrebbero disegnare per il bene di tutti.

La speranza nemmeno troppo velata è che questa delibera apra la strada di fatto per un riconoscimento contrattuale degli infermieri come dirigenti dell’assistenza.

Perché a ben vedere ogni singolo infermiere è nella pratica quotidiana un dirigente in quanto mette in atto un processo valutativo, diagnostico, decisionale, terapeutico e di verifica degli outcomes.

Il cosiddetto processo di nursing è la base del nostro core professionale, sancito formalmente dal DM 739/94 art 1, 2 e 3.

Appare quindi del tutto evidente che sia giunto il momento di elevare gli infermieri nella fascia dirigenziale con un loro specifico contratto al di fuori del comparto sanità esattamente come accade per i medici.

Appare del tutto evidente che, se così non fosse, assisteremo ad un ulteriore pacca sulle spalle, di cui gli infermieri non sanno più che farsene!

Se non per il solito o i soliti pochi noti che metterebbero insieme un lauto stipendio ed una ulteriore medaglietta sul petto della loro autoreferenzialità. E francamente la professione tutta non ne ha alcun bisogno.

Altro aspetto da valutare in questa ottica certamente è l’organizzazione aziendale che ne deriva.

Perché se questa istituzione non cambia i modelli organizzativi ed i ruoli all’interno della stessa, valorizzando le specializzazioni e la laurea magistrale, allora, non serve a nulla.

Partiamo quindi dall’organizzazione del lavoro che deve assumere a questo punto un modello diverso e più moderno del solito “giri e compiti” più o meno mascherato dalle genialate di alcuni illuminati dirigenti. Si deve passare ad un modello di vera e reale presa in carico dei pazienti in ogni struttura sia ospedaliera che territoriale, applicando ad esempio il modello del Primary Nurse, passando necessariamente per i modelli di Human Caring.

Ecco quindi come l’aspetto contrattuale torna in ballo prepotentemente, perchè senza un adeguato cambio di rotta organizzativo.

I modelli assistenziali nuovi e moderni non sono neanche immaginabili con questa forma contrattuale anomala che ci vede come gli unici professionisti operai tuttofare, differente dal principio dell’infungibilità, parola tanto cara alla FNOPI.

Questa delibera per quanto importante nei suoi principi sarà e resterà una scatola vuota o per dirla come piace alla nostra Presidente FNOPI un contenitore senza contenuti.

Ormai non bastano più delibere regionali e proclami.

BISOGNA METTERE MANO FINALMENTE ALLA QUESTIONE INFERMIERISTICA CHE DA BEN OLTRE 20 ANNI RIMANE SENZA RISPOSTA.

Non bisogna farlo solamente per dare il giusto riconoscimento ai professionisti che in trincea hanno versato lacrime e sangue per tirare fuori il paese dalla pandemia.

Bisogna farlo per i nostri cittadini: affinché abbiano finalmente riconosciuto il sacrosanto diritto ad una assistenza infermieristica di qualità che valorizzi le competenze e che sia uguale e giusta per tutti.

Senza questo continueremo a parlare di aria fritta e pure con la strenua opposizione di una casta medica a dir poco imbarazzante nelle forme e nei contenuti.

Angelo De Angelis

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