Dall’inchiesta della Procura di Bari sono emersi i nomi, ma non le qualifiche, necessarie per accertare la priorità.

L’inchiesta della Procura di Bari sull’utilizzazione delle dosi sta entrando nel vivo: ci sono i nomi delle persone a cui è stato somministrato il vaccino anti-Covid, ma non le loro qualifiche, necessarie per verificare se fossero inserite nelle liste dei prioritari. Gli elenchi dei vaccinati sono stati acquisiti dai carabinieri del Nas, su delega del pm Baldo Pisani, in ospedali e distretti sanitari, e da giorni vengono passati al setaccio.

Dai controlli effettuati finora è emerso che in più di un centinaio di casi il format non è stato compilato correttamente, con spazi lasciati in bianco, perché sono indicati nomi di persone a cui è stata effettuata la somministrazione, ma non si capisce a che titolo. Ora si tratta di andare a verificare la loro identità, incrociando nomi e codici fiscali e scoprendo che lavoro fanno e per quale motivo siano stati vaccinati.

Una ricostruzione non facile, considerato che la Regione, in applicazione delle indicazioni fornite dal ministero della Salute, ha esteso a una platea molto vasta la possibilità di avere il vaccino in via prioritaria, arrivando a somministrarne finora 139mila. In prima fila ci sono medici, infermieri, operatori sanitari e del 118, ovvero tutti coloro che lavorano negli ospedali e nelle Rsa. A seguire, gli ospiti delle residenze sanitarie e poi tutti i lavoratori che quotidianamente entrano a contatto con gli ospedali: addetti alle pulizie e alle mense, vigilantes, manutentori. E non soltanto quelli che frequentano abitualmente le strutture sanitarie, ma anche coloro che vi sono entrati per pochi giorni o addirittura una volta sola.

In tal modo la platea degli aventi diritto si amplia notevolmente, comprendendo per esempio insegnanti che devono tenere lezioni in ospedale o i sacerdoti che vanno a celebrare messa. Senza dimenticare un’altra categoria che lascia ampio spazio alle interpretazioni: quella degli studenti, la cui dicitura è stata trovata dai carabinieri accanto a molti nomi negli elenchi acquisiti. Studenti, però, possono essere gli specializzandi in Medicina, ovvero coloro che in alcuni casi (come all’Asl di Taranto) sono stati chiamati come suppienti per coprire le assenze di persone che si erano prenotate per fare il vaccino e non si sono presentate. Oppure può trattarsi di una connotazione volutamente vaga, che mira a celare un vaccino somministrato a qualche amico.

Di certo c’è che il lavoro degli investigatori non è facile, anche perché ogni centro vaccini ha utilizzato una metodologia diversa e perché in alcuni casi i database dei diversi enti non dialogano fra loro. Inoltre sembra che nei primissimi giorni delle vaccinazioni, a ridosso di Capodanno, non tutti i centri abbiano rispettato pedissequamente gli elenchi delle prenotazioni. In alcuni casi i carabinieri hanno già acquisito anche le liste di coloro a cui è stata somministrata la seconda dose, al momento prevalentemente operatori sanitari.

Sul punto la Regione Puglia non ha fornito indicazioni chiare sul comportamento da tenere nel caso in cui dovesse presentarsi per il richiamo una persona che ha avuto la prima dose pur non essendo prioritaria. Sul fatto che nel primo mese ciò sia avvenuto non ci sono più dubbi: i nomi da verificare sono stati trovati e in alcuni casi è stata la giovane età dei vaccinati a far accendere la spia dei controllori. Al contrario, quando a breve dovrebbe iniziare la somministrazione agli over 80, le verifiche sull’età dovrebbero essere più facili.

E sarà di nuovo da tenere sotto controllo l’avvio della vaccinazione con AstraZeneca, perché la forbice anagrafica è ampia (essendo consigliato dai 18 ai 55 anni) e quindi per le verifiche bisognerà puntare ad altri indicatori. Le previsioni parlano anche di insegnanti e forze dell’ordine, ma anche all’interno di questi ambiti le maglie potrebbero allargarsi a dismisura.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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