La Società italiana medicina generale e delle cure primarie e la Società italiana di malattie infettive e tropicali hanno steso un manuale sulla terapia domiciliare che include il ricorso a questi farmaci.

Stella Kyriakides, commissario europeo per la Salute e alla sicurezza alimentare, ha annunciato che l’Ue intende autorizzare cinque possibili nuove terapie contro il coronavirus: quattro anticorpi monoclonali e un farmaco immunosoppressore. Il piano vaccinale, infatti, va avanti, ma il virus non scomparirà, e bisogna quindi disporre di medicinali sicuri ed efficaci.

Il progetto “Il percorso del paziente con Covid-19 dalle cure domiciliari tradizionali al linkage to care con i centri specialistici”, organizzato dalla Simg (Società italiana medicina generale e delle cure primarie), in collaborazione con la Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e con il contributo incondizionato di GSK, ha proprio lo scopo di valutare le opzioni disponibili per il corretto approccio al paziente con Covid-19. Si parte dall’inquadramento clinico per arrivare alle più recenti opzioni terapeutiche per il paziente gestito a casa.

Il progetto si articola nella stesura di un manuale sulla terapia domiciliare, incluso l’avvio alla stessa con farmaci monoclonali. L’iniziativa è stata presentata in un webinar nazionale, durante il quale è statao illustrato il documento congiunto Simg/Simit. A questo seguiranno, nelle date 6-8-13-15 luglio, altri webinar di formazione per i medici a livello macro-regionale, che apriranno alla libera consultazione del manuale da parte della classe medica.

“Simg e Simit si sono impegnate per un documento sintetico e pratico riguardante la medicina del territorio per la gestione domiciliare del paziente con Covid – sottolinea Ignazio Grattagliano, coordinatore Simg Regione Puglia –. Nell’ambito dell’assistenza a domicilio, gli anticorpi monoclonali rappresentano lo strumento di più stretta attualità: permettono di creare il linkage to care tra ospedale e territorio e consentono per la prima volta agli stessi medici del territorio (Mmg, pediatri, medici delle Usca, guardia medica) di poter prescrivere questa categoria di farmaci, stavolta destinati al Covid, ma che spesso si utilizzano anche in campo reumatologico, gastroenterologico, oncologico e altri”.

A oggi gli anticorpi monoclonali rappresentano di fatto l’unico vero trattamento terapeutico diretto ed efficace contro il coronavirus. “Gli anticorpi monoclonali sono molecole che permettono di sconfiggere il virus – spiega il Claudio Cricelli, presidente Simg –. Devono essere somministrati il prima possibile, quando la diagnosi è stata appena effettuata e quando i pazienti presentino profili di vulnerabilità. Attraverso questi possiamo effettuare una profilassi sulle persone esposte al rischio di infezione grave. A oggi ne sono state somministrate poco più di 6mila dosi, con tassi di efficacia molto elevati. Si preannunciano nuove generazioni di questi farmaci, sempre più sofisticati. Il luogo ideale dove somministrare questa terapia è il domicilio del paziente, che non è colpito dalla malattia e deve essere protetto. Nel frattempo dobbiamo concentrarci sull’individuazione precoce del caso e sulla possibilità di somministrarli con facilità, per via parenterale e non endovenosa”.

Aggiunge Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit: “L’arma degli anticorpi monoclonali ci permetterà di confrontarci con grande forza con il prosieguo della pandemia. Gli anticorpi monoclonali devono essere somministrati precocemente, per questo dovremo avere il supporto determinante dei Medici di Medicina Generale per utilizzare al meglio e il più rapidamente possibile quest’arma fondamentale ed estremamente efficace. L’emergenza delle varianti rende un ulteriore problema all’interno dell’uso dei monoclonali, perché queste potrebbero presentare resistenza agli anticorpi stessi. Non è il caso della Delta, per la quale gli studi conclusi sinora dimostrano efficacia degli anticorpi che stiamo utilizzando. Il grande vantaggio di questa nuova strategia terapeutica è che possiamo modificarli e scegliere quelli più attivi nelle varianti che man mano si andranno a generare. Quindi potremo fare una terapia individualizzata, con un anticorpo monoclonale diretto non solo contro una specifica variante, ma anche su misura del singolo paziente”.

Redazione Nurse Times

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