La decisione della Mhra, l’autorità britannica del farmaco, è giunta sulla scorta del raro rischio di coaguli di sangue riscontrato dall’Ema.

Mentre l’Italia raccomanda l’uso del vaccino AstraZeneca solo agli over 60, nel Regno Unito c’è la raccomandazione di offrire un siero diverso, Pfizer o Moderna, alle persone con meno di 30 anni, contenuta nel rapporto aggiornato della Mhra, l’autorità britannica del farmaco. La Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency ha riferito che il prodotto sviluppato dall’Università di Oxford ha enormi vantaggi, ma agli under 30 non sarà offerto a causa del raro rischio di coaguli di sangue.

Nel Regno Unito, tra i circa 20 milioni di persone che hanno utilizzato finora l’AstraZeneca, sono saliti a 76 i casi di trombosi rare e a 19 quelli fatali. “Il che significa che il rischio complessivo di questi coaguli di sangue è di circa quattro persone su un milione che ricevono il vaccino”, ha sottolineato la Mhra. Il suo rapporto arriva nello stesso giorno in cui l’Ema ha concluso che i “coaguli di sangue combinati con bassi livelli di piastrine” sono un “possibile effetto collaterale molto raro” del vaccino Astrazeneca. L’Agenzia europea però non ha raccomandato “misure restrittive”, né in base all’età né in base al genere.

Le trombosi rare rilevate su alcune decine di pazienti sono “un effetto collaterale potenziale sospetto” del siero “su un numero estremamente limitato” di casi, ha spiegato la dottoressa June Raine, numero uno dell’Mhra, aggiungendo che “esiste la forte possibilità” di un qualche legame “anche se occorre ulteriore lavoro per provare oltre ogni dubbio” un rapporto causale. Resta comunque l’indicazione che “i benefici di AstraZeneca contro il Covid-19 e i rischi associati, di ospedalizzazione e morte, siano superiori ai rischi per la gran parte delle persone”.

Secondo i dati forniti dalla dottoressa Raine, i casi di trombosi venose cerebrali o trombosi associate a mancanza di piastrine hanno riguardato “51 donne e 28 uomini, di età compresa fra 18 e 79 anni” (con tre morti su 19 sotto i 30 anni). Tutti i casi sono avvenuti dopo la somministrazione della prima dose. La specialista ha peraltro sottolineato che la percentuale è di quattro episodi del genere (rari, ma esistenti anche in natura) per ogni milione di pazienti vaccinati con Oxford/AstraZeneca. Raine ha quindi aggiornato la lista dei sintomi più delicati da tenere a bada dopo la vaccinazione. “Chiunque abbia sintomi persistenti dopo quattro giorni o più deve rivolgersi a un medico”, ha ricordato, raccomandando di reagire rapidamente in particolare in caso di “mal di testa acuto e persistente, vista appannata, affanno nella respirazione, dolore al torace, gonfiori alle gambe, dolori addominali insistenti e lividi insoliti o macchie localizzate sulla pelle a parte il segno dell’iniezione”.

Oltre a fissare un limite di età, la Mhra ha fatto anche un’altra specifica: “A scopo precauzionale, la somministrazione del vaccino AstraZeneca a persone di qualsiasi età che sono a maggior rischio di coaguli di sangue a causa delle loro condizioni mediche deve essere presa in considerazione solo se i benefici della protezione dall’infezione da Covid superano i potenziali rischi. Chiunque abbia manifestato coaguli cerebrali o altri coaguli sanguigni dopo la prima dose di vaccino AstraZeneca non deve ricevere la seconda dose. Chiunque non abbia avuto questi effetti collaterali può invece avere anche la seconda dose.

“La gravidanza predispone alla trombosi – si legge ancora nel comunicato –. Pertanto le donne dovrebbero consultare il proprio medico”. Nelle note in coda al comunicato l’agenzia britannica del farmaco sottolinea inoltre che fino al 31 marzo la Mhra ha ricevuto due segnalazioni di coaguli di sangue con trombocitopenia dopo la somministrazione di un vaccino Pfizer. A quella data erano state somministrate circa 11 milioni di prime dosi e 3,5 milioni di seconde dosi.

Redazione Nurse Times

Fonte: il Fatto Quotidiano

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