C’è persino chi giustifica il rifiuto del vaccino con l’alitosi o con l’adesione alla dieta paleolitica. Sconforto tra i colleghi che devono valutare l’opportunità della sospensione dal lavoro.

“Sindrome depressiva”, “rinosinusite”, “vertigini”, “raucedine”, “astenia”, “insonnia”, “sonnolenza”. E poi “obesità intrattabile, nonostante una dieta ipocalorica solo vegetale”. Oppure “probabile (?) deficit severo di vitamina D”. E persino “allergia al lattice” e “alitosi” (!). Le motivazioni fornite dai sanitari no vax alle commissioni che in ogni Usl stanno procedendo all’ultima verifica prima di far partire i provvedimenti di sospensione dal lavoro (e dello stipendio) sono quanto mai varie, talvolta fantasiose. Qualcuno è arrivato a dire di essere “affetto da dispepsie dopo pizza, birra e funghi”. Tutto per rifiutare il vaccino anti-Covid.

Per non parlare delle “allergie”, autentico cavallo di battaglia per medici e infermieri che rifiutano il vaccino anti-Covid: dalle fragole ai gettonatissimi pomodori, dal cioccolato ai crostacei. Per amor di precisione va detto che ogni Usl ha allestito, fin da subito, punti vaccinali dedicati esclusivamente a soggetti con allergie. Tra le autodichiarazioni fornite alle commissioni competenti per l’obbligo vaccinale non si contano i casi di “asma giovanile”, salvo poi appurare che gli episodi asmatici non si sono più ripetuti sino all’attuale età (tra i 50 e i 60 anni).

Poi c’è il grande capitolo dei “regimi alimentari particolari”. Emblematico il caso del sanitario che ha addotto l’adesione alla “dieta paleolitica”, a suo dire non compatibile con la vaccinazione anti-Covid. Questo regime alimentare prevede di consumare solo cibi reperibili nella preistoria: carne (soprattutto magra), pesce, crostacei e molluschi, verdura, semi, radici, bacche, frutta e miele. Infine ci sono le più recenti “tendenze” per giustificarsi. Tipo l’auto-vaccinazione o l’ammissione più candida: “Ormai la categoria sanitaria è vaccinata per il 90%: non c’è bisogno che mi vaccini anch’io”.

All’interno delle aziende sanitarie, ma anche degli Ordini professionali, regna lo sconforto allorché si devono valutare le motivazioni presentate dai colleghi che non hanno ottemperato all’obbligo vaccinale. La preoccupazione diffusa è che, soprattutto nei casi dei medici di base, il sanitario no vax possa influenzare i più dubbiosi tra i propri assistiti. Il rapporto fiduciario col medico di famiglia diventa infatti una leva potentissima per decidere se vaccinarsi o meno.

Redazione Nurse Times

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