Il pediatra ed epidemiologo dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, intervistato da Sanità Informazione: “Ricoverati bimbi tutte le età”.

Due settimane di vita il più piccolo, 16 anni il più grande, tre in terapia intensiva. Un totale di circa 50 pazienti pediatrici ricoverati per Covid all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Il trend è in netta crescita: a dicembre, prima delle feste, i piccoli pazienti ricoverati erano una quindicina. Nel giro di qualche settimana, i numeri si sono triplicati.

Quello che succede ai bambini è il riflesso di quello che sta accadendo agli adulti. Più aumentano i contagi, più crescono i malati che hanno bisogno di essere ricoverati, anche tra i più piccoli. Alberto Eugenio Tozzi, pediatra ed epidemiologo, responsabile dell’Area di ricerca malattie multifattoriali e malattie complesse del Bambino Gesù, descrive a Sanità Informazione la situazione nell’ospedale romano.

«Ci aspettiamo un’ulteriore crescita generalizzata dell’epidemia che si rifletterà, per forza di cose, sui bambini – spiega –. I bambini ricoverati appartengono a tutte le età pediatriche: ci sono neonati di pochi giorni fino a ragazzi di 16 anni. Tre sono in terapia intensiva. Il più piccolo ha due settimane di vita, il più grande 16, anche in buona salute prima del Covid. La maggior parte non hanno condizioni preesistenti, purtroppo».

Come si manifesta il Covid nei bambini? «Nelle fasi iniziali le manifestazioni respiratorie del Covid nei bambini sono sovrapponibili a quelle di una comune infezione virale respiratoria – spiega lo specialista –. In qualche caso, però, queste manifestazioni modeste possono diventare più importanti e interessare la parte bassa del tratto respiratorio, quella polmonare. Oltre alla caratteristica tosse, c’è una compromissione della ventilazione ed è il motivo per cui alcuni bambini hanno bisogno di assistenza polmonare, del casco di ossigeno per respirare. Questa è la prima differenza».

Può sopraggiungere, poi, un’altra complicazione. «In sei casi su mille, dopo il Covid, questi bambini possono sviluppare una complicanza importante. Si chiama malattia multi-infiammatoria sistemica, uno stato di infiammazione generalizzato che spesso richiede il ricovero ospedaliero e interessa diversi organi vitali insieme». Infine, un’altra evenienza è che il bimbo che ha avuto il Covid possa avere delle manifestazioni a distanza «di lungo periodo, che vanno sotto l’ombrello del long Covid, in un percentuale intorno al 6-7% dei casi», sottolinea il medico.

I bambini fragili sono sicuramente più a rischio, ma molti bambini ricoverati erano in buona salute. Per il momento, è ancora difficile individuare quali sono i bimbi, in salute, che rischiano di più una forma seria di Covid. «La comunità scientifica sta facendo sforzi inauditi per cercare di rispondere a questa domanda – spiega Tozzi –. Ma anche per il morbillo, ad esempio, non siamo in grado di capire quali bambini, a priori, avranno complicanze. È, probabilmente, il risultato di tanti fattori che non siamo ancora in grado di decifrare».

Il medico insiste, dunque, sull’importanza della vaccinazione per i bambini che hanno possibilità di farlo, dai 5 anni in su: «Per quanto riguarda la fascia d’età tra i 12 e i 18 anni è stato fatto un ottimo lavoro, c’è stata una risposta eccellente, le coperture possono migliorare ma sono buone». I bambini tra i 5 e gli 11 anni, invece, sono ancora parzialmente scoperti dalla vaccinazione, solo il 12% nel Lazio: «Questi bimbi possono essere vaccinati con estrema fiducia e tranquillità. I vaccini si sono dimostrati efficaci e sicuri in una quantità così grande di casi che non ci aspettiamo sorprese. Devono invece prevenire i guai che vediamo in questi giorni».

Ma quali sono le maggiori preoccupazioni dei genitori? «I genitori non hanno un atteggiamento oppositivo, vogliono solo informazioni da noi pediatri. Le domande che fanno sono relative alla sicurezza del vaccino e agli effetti collaterali. E possiamo dire che tutti i dati che abbiamo, preliminari e successivi, sono confortanti. La sorveglianza continua, ma non ci sono state segnalazioni di eventi gravi o meritevoli di attenzione. La vaccinazione ci permette di prevenire i ricoveri. Tre pazienti sono in terapia intensiva: è ciò che vorremmo cancellare, e bisogna fare di tutto perché questo accada».

Redazione Nurse Times

Fonte: Sanità Informazione

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