Si chiamerà Eu Digital Certificate Covid-19 (non Green Pass) e sarà disponibile in formato digitale o cartacea.

Dal confronto a tre fra Parlamento europeo, Consiglio Ue e Commissione europea è arrivata la fumata bianca sul certificato digitale Ue, che dovrebbe consentire ai cittadini europei vaccinati, guariti da poco o in possesso di un recente test negativo al Covid di viaggiare nell’Unione. Il lasciapassare si chiamerà Eu Digital Certificate Covid-19, nome scelto al posto di Green Pass per evitare riferimenti a una gratuità dei test necessari a soddifsare i requisiti del certificato.

“Accolgo con grande favore l’accordo politico tra il Consiglio e il Parlamento europeo sulle proposte del certificato digitale Covid Ue – ha scritto su Twitter la commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides. E’ un passo importante per riavviare la libera circolazione nella Ue nel modo più sicuro possibile, fornendo chiarezza e certezza ai nostri cittadini”. E Didier Reynders, commissario alla Giustizia, ha sottolineato come l’accordo sia stato trovato “in tempi record per salvaguardare la libertà di movimento di tutti i cittadini”.

I prossimi passaggi – Il testo dell’accordo raggiunto tra i negoziatori passerà al voto della Commissione europarlamentare Libertà civili il 26 maggio, e sottoposto all’approvazione finale della plenaria del Parlamento durante la prossima sessione, dal 7 al 10 giugno, a Strasburgo. Dopo l’approvazione finale anche da parte del Consiglio Ue, il testo potrà entrare in vigore immediatamente, essendo regolamento comunitario che non ha bisogno di essere recepito (e quindi ratificato) negli ordinamenti nazionali.

Come funzionerà – Il Certificato digitale Ue sul Covid, disponibile in formato digitale o cartacea, faciliterà i viaggi transfrontalieri attraverso una piattaforma digitale interoperabile che conterrà le informazioni, verificate e riconosciute reciprocamente da parte degli Stati membri, sui passaggi sanitari salienti: avvenuta vaccinazione, i tamponi effettuati con risultato negativo (i test sierologici potrebbero essere ritenuti validi in futuro) o l’avvenuta guarigione dopo aver contratto il virus. Gli Stati membri non dovrebbero imporre ulteriori restrizioni di viaggio in risposta alla pandemia da Covid-19, come quarantena, autoisolamento o test, “a meno che non siano necessari e proporzionati per salvaguardare la salute pubblica”. Le prove scientifiche disponibili, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)” dovrebbero essere prese in considerazione. Tali misure dovrebbero essere notificate agli altri Stati membri e alla Commissione al più tardi con 48 ore di anticipo.

I lavoratori – La Commissione dovrebbe stanziare 100 milioni di euro per acquistare test rapidi per i lavoratori frontalieri e quelli considerati essenziali. Eventuali restrizioni tra Paesi nei confronti dei viaggiatori titolari del certificato non sono possibili “in linea di principio”, ma potranno essere imposte “ove necessario e in modo proporzionato, sulla base di evidenze, con notifica alla Commissione e ad altri Stati membri”.

L’estensione – Il Green Digital non riguarderà solo i Paesi Ue, spiega il commissario Ue agli Affari interni, Ylva Johansson: “Proprio oggi è stata approvata una proposta perché il green digital pass venga applicato anche ai Paesi extraeuropei. E in vista delle riaperture le cose adesso stanno cambiando, stiamo negoziando; è veramente arrivato il momento di aprire, di viaggiare. La vaccinazione sta andando bene in tutta Europa quindi spero che quest’estate potremo tutti muoverci, vederci di persona e avere di nuovo un’Europa insieme”.

I vaccini – Gli Stati membri devono accettare certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri per le persone inoculate con un vaccino autorizzato per l’uso nell’Ue dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) (attualmente Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen – J&J). Spetterà agli Stati membri decidere se accettare anche certificati di vaccinazione da altri Stati membri, seguendo le procedure nazionali di autorizzazione di emergenza per i vaccini elencati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per uso di emergenza.

Redazione Nurse Times

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