Il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova ha detto la sua nel corso di un’intervista video rilasciata all’agenzia Dire.

“Il coprifuoco è stato introdotto, insieme a una serie di altre misure, come la chiusura delle attività commerciali, e tutte insieme hanno prodotto un beneficio. Eliminate molte delle chiusure, ma tenere vivo il coprifuoco, vuol dire concentrare in uno spazio temporale lo stesso numero di persone che va al bar o al ristorante, cosa che finisce per essere controproducente”. Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, nel corso di un’intervista video rilasciata all’agenzia Dire.

“In Italia si va a cena intorno alle 20, non alle 18 come in Germania o in Svizzera – prosegue l’infettivologo –. Quindi credo che sarebbe stato ragionevole spostare il coprifuoco alle 23. Mi auguro che, se i numeri saranno buoni nelle prossime settimane, si possa poi eliminarlo definitivamente a fine maggio, mantenendo chiaramente tutte misure di distanziamento nelle attività commerciali. Per come è stato definito, il coprifuoco è una misura antiliberale, che noi viviamo in Italia da sette mesi e che, come per tutte le misure che durano per così tanto tempo, finisce in qualche modo anche per perdere la sua efficacia”.

In merito alla durata dell’immunità del vaccino anti-Covid, poi, Bassetti ha detto: “Sei mesi mi pare una durata bassa. Io mi sono vaccinato a dicembre: vuol dire che a giugno dovrei vaccinarmi un’altra volta? Non credo, personalmente sono in disaccordo. I dati sull’immunità ci dicono che dura almeno 12/18 mesi. La terza dose dovrebbe essere fatta ragionevolmente tra i 6 e 12 mesi. Quindi, nel mio caso, penso che il prossimo novembre/dicembre dovrò fare la terza dose, che potrebbe essere anche molto utile per coprire le varianti. Dovremo abituarci all’idea che una volta all’anno ci vaccineremo contro il Covid”.

E per quanto riguarda i brevetti: “Io sto sicuramente dalla parte dell’apertura dei brevetti. È una cosa ragionevole. Per sconfiggere il virus dobbiamo fare in modo che il vaccino sia a disposizione di chiunque e dovunque. Il virus non guarda in faccia nessuno. I Paesi sviluppati continueranno a comprare il vaccino come hanno fatto, perché è giusto tutelare chi ha investito nella produzione, ma per i Paesi in via di sviluppo i prezzi di mercato sono elevati, e allora bisogna eliminare brevetti. È un’iniziativa umanitaria. Chiaramente serviranno delle regole: se l’India produce vaccini, non è che poi può venderli all’estero. Un po’ come si è fatto in passato con l’Hiv, dando la possibilità ai Paesi poveri di produrre direttamente i farmaci che costavano troppo”.

Redazione Nurse Times

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