Sono cinque i casi accertati nelle province di Brescia e Bergamo. Morta una donna di 48 anni. Code per il vaccino fuori dagli ambulatori. A Reggio Calabria muore una ragazza di 16 anni

Giovanni Rezza, responsabile delle malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità invita alla calma e alle vaccinazioni contro il meningococco C.

“Non c’è motivo di panico – risponde Giovanni Rezza – o allarme generalizzato, ma è giusto mantenere alta l’attenzione. Se si interviene come si sta facendo, mettendo in atto una vaccinazione di massa, il focolaio si può infatti circoscrivere. Il rischio di un’epidemia su larga scala è molto basso, perché si sta intervenendo in modo rapido e massivo. Tuttavia non si può escludere il verificarsi di altri casi finché le vaccinazioni in atto non daranno i loro effetti. Il che richiede circa due settimane di tempo”.

Dalle prime analisi, come conferma il dott. Rezza, il meningococco C che sta colpendo in Lombardia è molto simile a quello che ha circolato in Toscana nel 2015-2016, dove ci fu un’epidemia da 60 casi, ma anche in Liguria e a Milano.

Non tutti coloro che vengono contagiati sviluppano la malattia, ci sono infatti anche tanti portatori sani che non si ammalano. Per questo non si può parlare di un singolo “untore”.

Come si trasmette il meningococco

Il meningococco si trasmette attraverso la saliva, e per contatto molto ravvicinato, in locali chiusi e affollati. Può portare al contagio, ad esempio, baciarsi o bere dallo stesso bicchiere. Il batterio comunque sopravvive per poco tempo nell’ambiente. Il batterio può essere trasmesso da un portatore sano all’altro, anche se le persone possono essere infettate ed allo stesso tempo non sviluppare la malattia.

Non esistono al momento casi di contagio da paziente conclamato, o almeno sono molto rari, proprio perché si interviene subito con la profilassi antibiotica su chi è stato a contatto con chi ha manifestato la patologia.

Il contagio non è sempre certo, dipende infatti dal tipo di ceppo; se è ¡per virulento è più facile che la malattia si presenti con più frequenza. “Ma dati precisi non ce ne sono – precisa Rezzi – perché non si riescono a fare studi quando sono in corso le epidemie”.

Perché è utile la vaccinazione per bloccare il batterio?

“La profilassi con gli antibiotici uccide subito i batteri nei portatori sani – conferma Rezzi – ma chi la fa dopo 15-30 giorni diventa di nuovo suscettibile di essere infettato. Per questo si consiglia il vaccino. Ci vogliono però 10-15 giorni perché dia protezione. I bambini italiani sono vaccinati contro il meningococco C da metà degli anni Duemila, quella contro il B dal 2018”.

Redazione Nurse Times
L’articolo Come difendersi dalla meningite: la parola agli esperti scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.