Rilanciamo l’approfondimento di M.I.Cro Onlus – Associazione malattie infiammatorie croniche intestinali

Cos’è la colite ulcerosa? – La colite ulcerosa o rettocolite ulcerosa (quando la malattia coinvolge anche l’area del retto), è una malattia infiammatoria cronica intestinale, ad origine idiopatica (ignota), che colpisce l’ultimo tratto di intestino, il colon e il retto.

Scomponendo la definizione, possiamo trovarvi alcune delle principali caratteristiche di questa patologia infiammatoria, poiché è caratterizzata dalla presenza di una reazione infiammatoria dell’organismo, che provoca un danno ai tessuti: cronica, poiché è una patologia dalla quale non si può guarire completamente, e che quindi dal momento del suo esordio accompagna l’individuo in tutta la sua vita, alternando periodi silenti detti “di remissione” a periodi di attività “riacutizzazioni”; intestinale, poiché questa infiammazione è, nella maggior parte dei casi, limitata ad un solo organo, il grosso intestino (con alcune eccezioni, di cui parleremo).

Non si conoscono ancora con precisione le cause che scatenano la colite ulcerosa: tra le ipotesi più accreditate, vi è quella di un’alterata risposta immunitaria nei confronti di microrganismi presenti nella flora intestinale, che esita in un’infiammazione prima acuta e poi cronica. Lo spettro delle manifestazioni è molto ampio: tra i sintomi più frequenti e tipici troviamo la diarrea, spesso notturna e accompagnata dalla presenza dall’emissione di sangue “proctorragia”; il dolore addominale; nei casi più gravi febbre e perdita di peso. In alcuni casi, può presentare delle manifestazioni dette “extra-intestinali”, ovvero disturbi legati all’infiammazione dell’intestino ma che si presentano in altri parti del corpo, come articolazioni, occhi e cute.

La storia naturale di questa malattia è caratterizzata da periodi di benessere alternati a fasi di riacutizzazione, a gravità variabile. Per tale ragione, la colite ulcerosa può essere vissuta come una vera e propria invalidità, perché può condizionare, soprattutto nei casi più gravi, diversi ambiti della vita, avendo ricadute sulla sfera lavorativa, relazionale e personale.

Pur non potendo parlare di guarigione, può essere efficacemente trattata: disponiamo infatti di molti trattamenti in grado di “spegnere” l’infiammazione e controllare l’attività di malattia, risolvendo così i sintomi. Come per molte altre patologie e affezioni croniche, sono fioriti in maniera spontanea numerosi siti, blog e forum di pazienti colpiti dalla mallattia; tramite queste piattaforme, vengono scambiate esperienze, condivisi dubbi e paure, ma anche consigli e incoraggiamenti utili per affrontare con maggiore consapevolezza e serenità questa patologia.

Come si diagnostica? – La diagnosi colite ulcerosa si basa innanzitutto sul sospetto clinico del medico: i sintomi inizialmente, soprattutto se lievi, possono essere fuorvianti, essendo comuni a moltissime patologie, acute o croniche. Basti pensare alle varie cause della diarrea, il sintomo cardine, che può essere dovuta a patologie infettive, metaboliche, endocrinologiche solo per citarne alcune.

Tipica di casi più gravi è invece la proctorragia, ovvero l’emissione di sangue dal canale anale. Spesso sono necessari diversi accertamenti per indirizzarsi sulla corretta diagnosi: esami del sangue e sulle feci, esami radiologici e visite specialistiche.

L’esame endoscopico come la colonscopia, rimane l’indagine “principe” per la diagnosi, perché permette di visualizzare direttamente il colon dal suo interno, e rende possibile il riconoscimento delle lesioni tipiche causate dall’infiammazione. Per la conferma definitiva, è necessaria infatti l’esecuzione di piccoli prelievi di tessuto “biopsie” durante la colonscopia stessa.

Esami del sangue e delle feci – Nella Colite Ulcerosa sono riscontrabili una serie di valori alterati agli esami del sangue: l’anemia, ovvero la carenza di emoglobina nel sangue; la leucocitosi, l’aumento del numero di globuli bianchi, agenti principali dell’infiammazione; aumento della VES (velocità di eritro sedimentazione) e della PCR (proteina C reattiva), indici anch’essi di infiammazione.

Tra gli esami di laboratorio utili, il dosaggio della calprotectina nelle feci sta assumendo un ruolo sempre più rilevante: questa sostanza, prodotta da alcune cellule del sistema immunitario in corso di infiammazione, è utile sia nella fase di diagnosi per discriminare una diarrea infiammatoria da una diarrea da altre cause sia nel monitoraggio della malattia stessa, per prevedere o accertare una riacutizzazione di malattia.

Come si può curare? – Al momento una cura definitiva per la colite ulcerosa, che permetta di guarire, non esiste. Questa affermazione tuttavia non è del tutto vera: infatti la caratteristica tipica di questa malattia,  diversamente dall’altra principale malattia infiammatoria cronica intestinale, la Malattia di Crohn è quella di interessare unicamente il retto e il colon, ovvero l’ultima parte dell’intestino. Proprio alla luce di ciò, l’intervento chirurgico di asportazione del colon chiamato “colectomia” è l’unica terapia definitiva ma è un’opzione che viene riservata ai pazienti che presentano una malattia che non risponde alle terapie mediche.

Diversi sono invece i trattamenti medici a disposizione, efficaci nella maggior parte dei casi nell’indurre una remissione (ovvero la scomparsa dei sintomi) e di mantenerla nel lungo periodo. La ricerca scientifica in questo campo è in costante evoluzione, e nuove cure in grado di trattare sempre più efficacemente la colite ulcerosa sono all’orizzonte.

I farmaci utilizzati – Tra i farmaci più utilizzati possiamo ricordare, in ordine crescente di potenza: i prodotti a base di mesalazina e i cortisonici, assunti sia per bocca che per via topica (in forma di supposte o clismi) la nuova Mesalazina MMX; farmaci immunosoppressori come l’azatioprina, la 6-mercaptopurina e il metotrexato; e infine i cosiddetti farmaci “biologici”, molecole altamente complesse, sintetizzate in laboratorio, con un meccanismo di azione molto specifico, ma gravati da costi nettamente superiori rispetto ai farmaci tradizionali. Tra questi ricordiamo l’infliximab, il primo ad essere stato scoperto; l’adalimumab, il golimumab e il vedolizumab.

I bambini e la colite ulcerosa – Colpisce prevalentemente individui tra la prima e la seconda decade di età, essendo invece piuttosto rara nei bambini al di sotto dei cinque anni. Seppur infrequente, la colite ulcerosa in età pediatrica può influire negativamente sullo sviluppo e l’accrescimento, sia per la patologia stessa, che può portare a quadri di malnutrizione, sia per gli effetti avversi delle terapie, in particolar modo i farmaci cortisonici.

La transizione tra l’età pediatrica e quella adulta è inoltre un momento molto delicato, poiché con la responsabilizzazione del soggetto e il graduale “distacco” dai genitori, si corre il rischio di una minore aderenza alle terapie e ai controlli, che possono venire sottovalutati. Per tale ragione, negli ultimi anni si sono venuti a creare, nei centri di riferimento per questo tipo di patologie, dei veri e propri ambulatori congiunti tra il pediatra e il gastroenterologo dell’adulto, per rendere più continuo e meno traumatico questo delicato passaggio, con risultati incoraggianti.

La dieta: cosa si può mangiare – Il ruolo della dieta è tutt’ora dibattuto. Ad oggi non esistono infatti evidenze certe dell’utilità di una dieta specifica che possa portare a dei benefici sulla malattia. Alcuni studi suggeriscono un ruolo negativo esercitato da un eccesso di grassi animali o da una carenza di frutta e verdura.

La raccomandazione suggerita da più esperti rimane quella di mantenere un’alimentazione il più possibile equilibrata, come la dieta mediterranea e di imparare a conoscere e riconoscere i cibi che soggettivamente sono meno tollerati. Mentre per la dieta e l’alimentazione qualche evidenza pur scarsa esiste,recentemente alcuni studi, hanno messo sotto esame gli additivi alimentari, collegandoli all’infiammazione intestinale; resta inteso che non ci sono rimedi naturali di provata efficacia nella colite ulcerosa.

L’influenza sui rapporti sociali – A causa dei sintomi che la contraddistinguono, la colite ulcerosa può esercitare un notevole impatto sulla socialità e i rapporti interpersonali. Le riacutizzazioni, le terapie e le frequenti ospedalizzazioni possono influire negativamente anche sulla vita lavorativa, con inevitabili ripercussioni su tutti gli altri aspetti.

Proprio per questo risulta fondamentale arrivare ad una corretta diagnosi e trovare la cura più adatta. Ne è dimostrazione il fatto che gli studi scientifici sui nuovi farmaci tendono sempre più a considerare l’effetto globale sulla qualità di vita considerata nel suo insieme, non limitandosi a valutare solamente il beneficio sulla malattia stessa e sui suoi sintomi.

Gli aspetti psicologici – In passato la colite ulcerosa e la malattia di Crohn erano ritenute malattie “psicosomatiche”, ovvero legate ad un disturbo psichico che si manifesta a livello dell’apparato gastroenterico. Oggi questa ipotesi non è più considerata valida, e diversi studi hanno invece dimostrato come molti dei disturbi psichiatrici e psicologici presenti nei pazienti affetti siano in realtà secondari alla sofferenza data da questa condizione cronica. Nondimeno, lo stress (lavorativo, familiare, ecc) esercita un ruolo riconosciuto di fattore scatenante le riacutizzazioni di malattia.

Redazione Nurse Times

M.I.Cro Onlus

L’articolo Colite ulcerosa: tutto quello che c’è da sapere scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.