Il punto di Alessandro Singali, referente della commissione etica di Opi Firenze-Pistoia.
Alessandro SingaliUna disamina dell’articolo 2 del Codice deontologico degli infermieri, in relazione all’educazione nella professione infermieristica. La propone Alessandro Singali, infermiere esperto in area etico-deontologica, referente della commissione etica dell’Ordine interprovinciale di Firenze-Pistoia e membro dell’Istituto italiano di bioetica per la Toscana.
Questo il testo dell’articolo in questione: “Azione. L’Infermiere orienta il suo agire al bene della persona, della famiglia e della collettività. Le sue azioni si realizzano e si sviluppano nell’ambito della pratica clinica, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca”.
Si parla innanzitutto di azione, per cui l’infermiere indirizza il suo comportamento al benessere del paziente, della famiglia e della collettività. Le sue azioni prendono spazio, quindi, nel contesto della pratica clinica, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca.
Per quanto riguarda il “corretto smaltimento dei farmaci e la ricaduta sull’ambiente” è importante ricordare che essi non devono essere gettati con noncuranza e menefreghismo in un qualsiasi contenitore destinato ai rifiuti, dal momento che le sostanze contenute possono recare gravi danni al terreno e al sottosuolo. «Secondo uno studio svolto in collaborazione con Federfarma nelle farmacie del veronese – spiega Singali –, solo quattro cittadini su dieci smaltiscono i medicinali nel modo corretto, ovvero usando i raccoglitori appositi. Non solo: il 70% della popolazione italiana si fa prescrivere un medicinale senza controllare prima di averlo già, col risultato che ogni anno ciascuno di noi butta via un chilogrammo di farmaci. L’allarmante conseguenza di tutto ciò è un danno di 2 miliardi per lo Stato e di 400 euro a famiglia».
L’Istituto superiore di sanità dichiara un aumento del consumo dei farmaci, visto che si è alzata la soglia dell’età media e che a usare più medicinali sono le persone più anziane. Si parla di un vero e proprio abuso, che grava non solo sul Servizio sanitario, ma anche sull’ambiente. La comunità scientifica denuncia le conseguenze di questo inquinamento sia in relazione all’ecosistema sia in relazione alla salute dell’uomo.
Al momento le concentrazioni rilevate sono molto lontane dal poter rilasciare effetti tossici, ma lo stesso probabilmente non si potrà dire nel lungo periodo. Molto lontano (ma comunque possibile), il rischio di contaminazione dell’uomo per mezzo dell’acqua potabile infetta, che ad oggi è purificata mediante macchinari e interventi negli impianti di potabilizzazione. “Più gravi – sostiene Singali – sono gli effetti derivanti dall’esposizione continua nel tempo, come per esempio l’aumento delle allergie o la minore efficacia degli antibiotici. I batteri diventano sempre più forti, il che facilita lo sviluppo di pericolosi ceppi resistenti al principio attivo”.
I contenitori per i farmaci non scaduti sono presenti negli ospedali del territorio (Santa Maria Nuova, Ponte a Niccheri e Torregalli) e anche in alcuni presidi dell’azienda sanitaria (Asl di Sesto, Campi, Calenzano, Lastra a Signa e Scandicci; nonché in numerose sedi di associazioni del volontariato sociale e del terzo settore di Fucecchio e Empoli). Le farmacie coinvolte sono invece poche, così da confondere il cittadino fra i contenitori dei medicinali ancora buoni e quelli invece scaduti.
Per ridurre lo spreco di medicinali, in Toscana, il Centro Missionario Medicinali Onlus ha dato vita, sul territorio di Firenze, al progetto “Un farmaco può salvare la vita”, così da poter mandare i medicinali ancora utilizzabili nei Paesi del Sud e dell’Est. Solo nel 2014, grazie a questa iniziativa, sono state raccolte oltre 7 tonnellate di farmaci non scaduti, con 2.088 pacchi contenenti “4 milioni di dosi di farmaco, oltre a presidi ospedalieri, strumentazione diagnostica, materiale da medicazione, prodotti per bambini, pannoloni per adulti”: il 28% in più rispetto al risultato ottenuto l’anno precedente.
«La tutela dell’ambiente – conclude Singali – deve essere una prerogativa generale, a prescindere da leggi e sanzioni, e deve fare riferimento al buonsenso di saper smaltire nel modo corretto medicinali e farmaci inquinanti al fine di evitare contaminazioni e disastri per noi e per il pianeta su cui viviamo. Bisogna quindi fare molta attenzione a smaltire nel modo corretto i farmaci scaduti o non più necessari».
Redazione Nurse Times
 
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