Intervistata dal Corriere Adriatico, torna a parlare l’infermiera dello Spallanzani che per prima si è vaccinata in Italia.

Claudia Alivernini, 30 anni, romana, infermieradell’Istituto Spallanzani e prima vaccinata contro il Covid in Italia. Un anno fa – il 27 dicembre 2020, giorno del Vax Day – era sotto i riflettori. L’immagine chiave di quel giorno fu lei seduta su una poltroncina blu, volto sorridente (per metà nascosto dalla mascherina) e il pollice in su rivolto alle telecamera che la inquadravano, mentre una sua collega le iniettava nel braccio sinistro la prima dose di vaccino.

In questo caso “Come sta?” diventa una domanda non banale.«Sto benissimo, a parte il carico di lavoro che in questi giorni è aumentato di nuovo a causa della recrudescenza del virus. Ma c’era da aspettarselo: non tutti sono attenti alle misure di prevenzione e all’uso della mascherina». 

Mai avuto effetti collaterali?«No, nessuno».

Un anno fa lei ha vissuto la prima ondata nei reparti, in prima fila, tra centinaia di morti. Ora com’è la situazione?«Non sono più in reparto, lavoro nella centrale operativa, mi occupo del tracciamento del virus e dei vaccini. In particolare, questa settimana siamo partiti con le primissime somministrazioni di monoclonali a domicilio».

Funzionano?«Solo con persone nelle quali i sintomi sono all’esordio e non richiedono ossigenoterapia».

Com’è cambiata la sua vita in questo anno? Ha tratto vantaggio dalla notorietà?«Direi di no, è cambiata solo l’esposizione mediatica. Sono una persona riservata, non amo stare al centro dell’attenzione. Ho evitato inviti a trasmissioni tv e non ho fatto altre interviste da allora, se non quelle filtrate dallo Spallanzani. Sono un’infermiera, e il giorno dopo il vaccino ero sul posto di lavoro a fare quello che so fare meglio. Se avessi fatto qualcosa di diverso, sarebbe stato ingiusto».

Non mi dica che i suoi profili social non hanno registrato un’impennata di followers o che non ha ricevuto critiche.«No, infatti. Ho chiuso i miei profili una settimana prima di fare il vaccino. Erano prevedibili le reazioni in un senso e nell’altro e così ho preferito evitarle. Ora uso raramente solo Facebook perché seguo una pagina che mi interessa. Per il resto i riflettori sono abbastanza incompatibili con la mia persona, infatti quel giorno ero molto a disagio, penso si vedesse».

Quindi di tutta quella notorietà non è rimasto niente?«A un anno di distanza dal vaccino c’è ancora chi mi ferma per raccontarmi le sue paure».

E lei cosa risponde?«Dico: “Vede, io l’ho fatto e non mi è successo niente. Anzi una cosa è successa: ho contribuito a migliorare la situazione. E con me tutti quelli che hanno deciso di vaccinarsi”».

Ma davvero non ha mai avuto nemmeno un dubbio prima di vaccinarsi?«No, e le dico di più. In quel periodo giravano fake news sui danni provocati soprattutto alle donne. Si diceva che il siero avrebbe provocato la sterilità. Volli vaccinarmi proprio per dimostrare che erano notizie infondate e che non c’era da aver paura».

Cosa racconterà tra dieci anni ai suoi figli di quel giorno? «Di essere stata un simbolo, l’inizio della fine di un incubo. Purtroppo ancora oggi non è terminato, ma siamo a buon punto, sono fiduciosa».

Con chi trascorrerà il cenone di fine anno?«Con i miei genitori e il mio fidanzato».

È figlia unica?«No, ho una sorella che purtroppo non può essere con noi».

Rientra tra quei parenti no vax da tenere lontani?«No, In famiglia siamo tutti vaccinati. Appena sono state disponibili le dosi, le abbiamo prenotate. Mia sorella non ci sarà perché vive lontano».

Che effetto le fanno i deliri di chi rifiuta addirittura il ricovero o continua a dire che il Covid non esiste?«Be’, dire che il Covid non esiste a distanza di un anno mi pare assurdo. Personalmente non condivido nemmeno le manifestazioni di chi scende in piazza contro i vaccini. Le trovo disturbanti».

Si aspettava un nuovo aumento dei contagi?«Sì, un po’ me l’aspettavo. Non bisogna abbassare la guardia e dobbiamo indossare la mascherina».

Il suo 2022 cosa prevede?«Prevedo di finire un master in Infermieristica forense e diritto sanitario. A gennaio ho la discussione della tesi, e poi si vedrà».

La vedremo in tv a cantare canzoni pro-vaccino?«Direi proprio di no, ma non stigmatizzo chi l’ha fatto: tutti hanno contribuito alla lotta contro il Covid. È vero anche che a volte hanno creato più confusione che altro, ma l’importante è che il sistema Paese abbia funzionato, che tutta una nazione si sia mossa in un’unica direzione per raggiungere l’obiettivo».

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere Adriatico

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L’articolo Claudia Alivernini: “Un anno dopo il vaccino c’è ancora chi mi ferma per raccontarmi le sue paure” scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.