Ne ha beneficiato un paziente con artrosi severa in esito di displasia congenita.

L’equipe di Ortopedia e traumatologia del Policlinico di Modena, diretta da Fabio Catani, ha eseguito il primo intervento al mondo di chirurgia robotica protesica di anca bilaterale simultanea in un paziente con artrosi severa in esito di displasia congenita. Durata due ore e mezzo ed effettuata con l’ausilio tecnico di Marco Pavesi, l’operazione si è tenuta nella clinica privata Villalba del GVM, con cui l’Aou di Modena collabora dall’inizio della pandemia per ottimizzare le sedute operatorie.

Il paziente sta bene – fa sapere il Policlinico – e ha completato il percorso riabilitativo a distanza di due mesi dall’intervento chirurgico: non ha più dolore e ha recuperato, completamente e in breve tempo, la funzionalità delle anche e delle gambe. Nel quinquennio 2015-2020 sono stati più di 450 gli interventi di protesi all’anca effettuati al Policlinico. Nei primi otto mesi dell’anno gli interventi sono stati 60, tra cui quello eseguito con la nuova tecnica. La chirurgia protesica simultanea dell’anca bilaterale è una tecnica consolidata, ma con quella robotica i medici hanno raggiunto un’elevata precisione nel garantire la simmetria della lunghezza degli arti inferiori, ottimizzando la stabilità articolare.

“Questo intervento – spiega Catani – è stato possibile grazie all’esperienza maturata con l’utilizzo di nuove applicazioni robotiche nella chirurgia protesica dell’anca. Lo sviluppo di questa tecnica, che ci ha consentito di eseguire la prima protesi bilaterale di anca in unico tempo chirurgico, ha permesso di evitare alcune problematiche cliniche che sono legate all’intervento in due tempi. I pazienti che soffrono di artrosi severa in seguito alla displasia delle anche che vengono operati in due tempi soffrono nei 6-12 mesi di intervallo tra i due interventi, di dolore all’anca non operata e soprattutto si lamentano della dismetria, cioè della differenza in lunghezza degli arti inferiori (che può essere anche di 2-3 centimetri), che si realizza inevitabilmente in seguito all’intervento della prima protesi di anca che ripristina la lunghezza e la stabilità così come la funzione articolare”.

Aggiunge il direttore dell’equipe: “Nel post-operatorio e durante il periodo di attesa il paziente deve quindi utilizzare un rialzo adeguato e sostenere una fisioterapia specifica, perdurando ovviamente il dolore artrosico. L’intervento è stato eseguito utilizzando i software robotici a disposizione, ma con modifiche di procedura che hanno permesso di realizzare l’intervento in modo preciso e accurato in entrambe le anche. Le procedure chirurgiche e digitali sono state condivise con colleghi americani e con la ditta produttrice per mettere la nostra esperienza a disposizione di tutti i chirurghi che utilizzano il robot Mako a livello mondiale”. 

Nel giugno scorso il Policlinico di Modena ha beneficiato dell’aggiornamento del software del Robot Mako, acquistato nel 2014, che grazie alla nuova piattaforma MAKO Hip 4.0 consente interventi di protesi totale di anca più precisi, in quanto viene valutata l’influenza della cinematica della colonna e della pelvi sulla stabilità e mobilità dell’anca protesizzata. La conoscenza del movimento della pelvi durante le posture quotidiane permette di eseguire una chirurgia personalizzata sul paziente.

Redazione Nurse Times

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