L’acido tranexamico (TXA) è sempre più utilizzato in chirurgia ortopedica per ridurre la perdita di sangue; tuttavia, esistono preoccupazioni sul rischio di complicanze tromboemboliche venose (TEV). Uno studio pubblicato su “BioMed Research International” dimostra che, nel complesso, il farmaco non aumenta il rischio di complicanze TEV, indipendentemente dalla via di somministrazione, supportando così la sicurezza dell’utilizzo del TXA per le procedure chirurgiche ortopediche degli arti inferiori.

Queste ultime, ricordano gli autori, guidati da Davide Reale, della Clinica Ortopedica e Traumatologica II dell’IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, “rappresentano la maggior parte delle procedure chirurgiche ortopediche, includendo le artroprotesi articolari, i trattamenti di medicina sportiva e l’osteosintesi delle fratture”.

“Il TXA è un agente antifibrinolitico sintetico che blocca in modo competitivo i siti di legame della lisina sul plasminogeno, in tal modo rallentando la conversione del plasminogeno in plasmina, prevenendo così la degradazione del coagulo di fibrina” ricordano Reale e colleghi.

“Una grande quantità di studi randomizzati controllati (RCT) e studi di alta qualità convergono nel mostrare che il TXA, applicato mediante somministrazione sia sistemica sia locale, è efficace nel ridurre la perdita di sangue e le successive trasfusioni nelle procedure di sostituzione, così come in altri tipi di interventi chirurgici sull’arto inferiore”. Tuttavia, ci sono ancora preoccupazioni in merito al rischio di aumentare le complicanze TEV, come la trombosi venosa profonda (TVP) o l’embolia polmonare (EP). “In quest’ottica, è di primaria importanza capire se l’evidenza della letteratura scientifica di alto livello supporta la sicurezza di TXA per le diversi applicazioni ortopediche” scrivono gli autori.

“Pertanto” dichiarano Reale e colleghi “lo scopo di questo studio era valutare la sicurezza del TXA nei pazienti sottoposti a procedure chirurgiche ortopediche degli arti inferiori, comprese l’artroplastica articolare, il trattamento delle fratture e lesioni sportive”.

Gli autori hanno eseguito una meta-analisi sui database PubMed, Web of Science e Cochrane Library nel gennaio 2020 utilizzando le seguenti stringhe di caratteri con operatori booleani: (Tranexamic acid) AND (knee [ginocchio]) OR (hip [anca]) OR (ankle [caviglia]) OR (lower limb [arto inferiore]) allo scopo di identificare gli RCT sull’uso del TXA in pazienti sottoposti a ogni tipo di procedura ortopedica chirurgica degli arti inferiori, con iniezione endovenosa (IV), intra-articolare (IA) o somministrazione orale, e rispetto a un braccio di controllo per quantificare i tassi di complicazione TEV.

Sono stati identificati in totale 140 articoli relativi a 9.067 pazienti che hanno ricevuto il TXA. In particolare, 82 studi si sono concentrati sulla TKA, 41 sulla THA e 17 su altri interventi chirurgici, tra cui ricostruzione del legamento crociato anteriore, fratture intertrocanteriche e meniscectomie. Il protocollo di somministrazione del TXA per via IV è stato studiato in 111 articoli, quello IA in 45 e quello per via orale in 7 articoli.

Nessuna differenza di complicanze tromboemboliche rispetto ai controlliAl termine di un’accurata analisi dei dati in base alle differenti procedure, è emerso un risultato eloquente. “Non sono state rilevate differenze in termini di complicanze tromboemboliche tra il TXA e i gruppi di controllo né nella popolazione complessiva (rispettivamente 2,4% e 2,8%) né in alcun sottogruppo sulla base della procedura chirurgica e della via di somministrazione del TXA” scrivono gli autori.

Reale e colleghi fanno notare un aspetto interessante: «il tasso di TEV osservato nella THA, vicino all’1%, era inferiore rispetto al 3% riportato nella TKA, e questa differenza era coerente sia nel gruppo TXA che in quello controllo». Una possibile spiegazione di questo tasso di TEV inferiore nella THA rispetto alla TKA potrebbe essere ricondotta a diversi protocolli di riabilitazione e differenti applicazioni del cemento e del tourniquet, affermano.

“La presente analisi include le ultime evidenze di alto livello che quantificano i rischi di TEV considerando tutti i tipi di interventi ortopedici agli arti inferiori e tutte le vie di somministrazione di TXA, non considerate negli studi precedenti, il che consente di corroborare ulteriormente la sicurezza di TXA ed estendere l’interpretazione dei dati esistenti a uno scenario più ampio di applicazioni cliniche” affermano gli autori.

Inoltre, “il gran numero di studi di alto livello inclusi in questa meta-analisi assicura la metodologia più affidabile per sintetizzare le prove scientifiche sulle complicanze correlate all’utilizzo del TXA negli interventi ortopedici degli arti inferiori”. Nel complesso, rilevano, questo studio non solo conferma la sicurezza del TXA ma sottolinea anche la necessità di standardizzare il protocollo di somministrazione (dosaggio, tempi e durata della somministrazione stessa) dato che in letteratura si riscontra una grande variabilità.

Questo è particolarmente importante anche in considerazione delle applicazioni eterogenee documentate in questa meta-analisi, suggerendo la possibilità di ampliare anche l’indicazione del TXA ad altri interventi chirurgici oltre alle semplici artroprotesi articolari, tra cui fratture e procedure di medicina sportiva, a conferma della sicurezza d’uso del TXA per tutti gli interventi chirurgici ortopedici degli arti inferiori.
L’articolo Chirurgia ortopedica degli arti inferiori: l’acido tranexamico è sicuro scritto da Cristiana Toscano è online su Nurse Times.