La Suprema Corte ha dato ragione al lavoratore (costretto a svolgere mansioni da oss), ribadendo quanto già stabilito dalla Corte d’appello dell’Aquila. Esulta il sindacato Nursind.

“Se l’infermiere viene prevalentemente adibito allo svolgimento di mansioni non rientranti nel proprio inquadramento professionale, ma svolge compiti propri del personale con inquadramento inferiore, ovvero operatore socio-sanitario (oss), con conseguente mortificazione dell’immagine e della professionalità dell’infermiere, ha diritto a essere risarcito e a essere adibito alle proprie funzioni professionali”. Questo assunto non lo sostengono solo i sindacati, ma anche la Corte di Cassazione, con una sentenza pilota che ha messo un punto fermo a una controversia iniziata nel 2017 da un infermiere del Policlinico di Chieti, che per cinque anni è stato demansionato, svolgendo svolto anche incarichi da oss.

Alla Cassazione ha fatto ricorso la Asl, impugnando la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che l’aveva condannata ad adibire l’infermiere alle mansioni proprie del proprio inquadramento professionale, corrispondenti alla categoria D, e al risarcimento del danno da computarsi nella misura del 10% della retribuzione mensile via via maturata nel periodo, una volta accertatala dequalificazione subita dall’infermiere dal luglio 2012 al luglio 2017.

“La Corte – spiegano Vincenzo Pace e Andrea Liberatore, rispettivamente segretario provinciale e regionale del sindacato Nursind – ha osservato che l’infermiere negli ultimi cinque anni aveva svolto, oltre alle funzioni professionali, anche ordinatamente e stabilmente tutte le mansioni proprie della figura dell’oss, non essendo disponibile personale ausiliario in numero sufficiente a garantire le esigenze primarie dei pazienti. E quindi ha subito un demansionamento e anche un danno della dignità professionale: c’è stata la mortificazione dell’immagine e della professionalità dell’infermiere. La Cassazione ha respinto il ricorso Asl, inammissibile, confermando quello che rivendichiamo noi del Nursind, ossia che la figura dell’infermiere è ritenuta, come tutte le altre figure laureate, una professione intellettuale. Ragion per cui non può più essere tollerabile che, per un mero risparmio economico delle Asl, non si assumano gli oss e si costringono gli infermieri a sopperire in maniera cronica a tale situazione deficitaria”.

Redazione Nurse Times

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