Il consulente Aran, da noi contattato, spiega le principali novità per la categoria alla luce dell’intesa finalmente raggiunta.

“Per gli infermieri è un contratto più generoso che per gli altri lavoratori al quale si riferisce. Nei limiti delle risorse messe a disposizione dalla Legge di Bilancio, gli infermieri hanno infatti ottenuto una gratificazione superiore, sebbene ancora insufficiente rispetto a ciò che questa categoria ha sempre dato e continua a dare, indipendentemente dal contesto pandemico, facendosi carico di responsabilità e competenze differenti da quelle di qualsiasi impiegato pubblico. Insomma, bisognerebbe fare di più, ma per ora va bene così”. Parola di Saverio Proia, già dirigente del ministero della Salute e ora consulente Aran, che abbiamo contattato per un commento in merito al tanto atteso accordo sul Ccnl del comparto sanità, sottoscritto dalla stessa Aran e dalle organizzazioni sindacali presenti al tavolo delle trattative.

“Ma al di là della valorizzazione economica – prosegue -, questo contratto segna una svolta perché si concretizza la possibilità di una nuova carriera professionale. Una possibilità già sancita dal Consiglio d’Europa, il quale, sin dai primi anni Ottanta, aveva individuato e descritto quelle competenze specialistiche, avanzate e complesse che anche il precedente Ccnl contemplava, ma in cui molte Regioni e Aziende non avevano creduto. È assurdo che ci siano voluti quarant’anni per arrivare a questa conquista, ma tant’è. Ora esiste un fondo ad hoc in grado di garantire il riconoscimento di incarichi caratterizzati da media ed elevata complessità, ossia un insieme di competenze che includono numerose specializzazioni, alle quali è stata data finalmente una risposta contrattuale”.

Proia evidenzia poi un altro aspetto positivo dell’intesa sul Ccnl: “Questo contratto parla la lingua degli infermieri. E non solo perché si adegua alle più avanzate normative europee, ricercando in esse le competenze specifiche di cui parlavo prima, ma anche perché fa propria la denominazione ‘professionisti della salute’. Una formula che permette il giusto riconoscimento, anche nominalistico, all’insieme dei profili sanitari, distinguendo questi laureati da quelli amministrativi e tecnici, denominati invece ‘funzionari’. Una formula, in definitiva, più corretta rispetto a quell’orribile “collaboratore professionale”, usato finora e destinato a sparire dal 1° gennaio 2023″.

Conclude Proia: “Il raggiungimento dell’intesa sul Ccnl è frutto dello sforzo davvero apprezzabile profuso dai sindacati e recepito dall’Aran, che ha compreso come gli infermieri, in virtù delle loro peculiarità, debbano essere trattati in modo diverso dalle altre categorie del pubblico impiego. Questo contratto rompe col passato, ma non rappresenta un punto d’arrivo. Semmai un punto di partenza verso nuove conquiste, come l’esclusività e il diritto alla libera professione, che mi auguro possa essere al centro della prossima tornata contrattuale”.

Redazione Nurse Times

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