Tante le criticità emerse durante la conferenza che si è tenuta stamattina nella sede di Cgil Funzione pubblica.
Barelle e caos nei Pronto soccorso: un imbuto infernale, fatto di disagi e difficoltà che riducono la qualità dell’assistenza, rendono insostenibili i carichi di lavoro di medici e infermieri, e provocano la fuga di camici bianchi esperti e formati all’emergenza verso le retrovie, nei settori più tranquilli. Un circolo vizioso che tende, da un lato, a depauperare le competenze di esperti formati in Pronto soccorso, e dall’altro a richiamare dalle unità di degenza personale con qualifiche inadeguate alla Medicina dell’emergenza.
Questi i temi affrontati questa mattina in una conferenza indetta nella sede di Cgil Funzione pubblica. A raccolta, i responsabili e molti operatori dei principali Pronto soccorso degli ospedali pubblici campani: dal “Cardarelli” al San Paolo, dall’Ospedale del Mare al “Moscati” di Avellino, dal Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli al “Ruggi” di Salerno, fino al “Rummo” di Benevento. Una schiera di professionisti in massima parte formati alla scuola di Ferdinando Schiraldi, storico primario del Pronto soccorso del San Paolo (oggi in pensione).
Un’occasione per lanciare gli stati generali dell’Emergenza urgenza in Campania, coinvolgendo anche il 118 e i responsabili dei reparti di Medicina e chirurgia di urgenza, e gli apicali delle principali discipline che accolgono i pazienti a valle dei primi soccorsi. Proprio il difficile collegamento tra Pronto soccorso e reparti è uno dei punti critici da superare. Carenze di personale, fuga dei medici dalle prime linee, mancanza di sinergie e percorsi codificati per patologie come ictus e trauma, oltre ai ritmi di lavoro insostenibili.
Questi i presupposti per spingere i camici bianchi a fare fronte comune, in vista di una proposta di riorganizzazione complessiva del sistema. Nel mirino, l’efficacia dell’assistenza e la qualità del lavoro, per fornire una risposta adeguata al paziente. Il Pronto soccorso può riguardare tutti: giovani, bambini, adulti e anziani, che non possono scegliere il luogo e il professionista dove curarsi. In gioco, il diritto alla vita, oltre che quello alla salute.
«L’impossibilità di ottenere reale collaborazione dai reparti – dicono gli specialisti – comporta l’incivile aumento del numero di pazienti che sostano in barella per giorni o settimane, in attesa di un ricovero. La situazione coinvolge tutti gli ospedali di Napoli (Pellegrini, San Paolo e San Giovanni Bosco) e della sua area metropolitana (Castellammare, Noia, Torre del Greco, Giugliano, Frattamaggiore, Pozzuoli). In particolare il “Cardarelli”, ma anche l’Ospedale del Mare e tutti i Pronto soccorso delle altre province».
Un male oscuro che si riverbera nelle retrovie, anch’esse a corto di personale. Un male che nega, a medici e infermieri, il diritto a un lavoro dignitoso, e ai cittadini, cure appropriate, generando uno scontro tra pazienti e professionisti che rappresentano gli anelli più deboli di una catena organizzativa inefficiente. Il miglioramento della rete ospedaliera e territoriale passa dunque attraverso la riorganizzazione del sistema integrato di emergenza sanitaria, sul quale poi attuare il piano ospedaliero con un adeguato numero di posti letto per acuti, e infine il riordino di ambulatori e distretti a presidio delle cure intermedie.
Redazione Nurse Times
Fonte: Il Mattino
 
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