Via libera solo ai prodotti “privi di efficacia drogante”, ma i parametri per definirli tali non sono stati ancora definiti. Esulta Salvini: “Bene così. Mi piace il divertimento sano”.
La Corte di Cassazione ha deciso: è reato commercializzare i prodotti derivati della cannabis sativa e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio e resina. Ma poi ha aggiunto: “Salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. Quali siano i parametri per definire “l’efficacia drogante”, però, gli ermellini non lo hanno esplicitato. Non ancora, almeno.
Quella depositata ieri dai giudici della Cassazione a sezioni unite è un’informazione provvisoria e bisognerà aspettare le motivazioni per definire i contorni di questa vicenda, riguardante circa 800 negozi che commercializzano la cosiddetta cannabis light e che adesso sono a rischio chiusura. Agli inizi di febbraio sempre la Cassazione aveva stabilito che la cannabis light era lecita e, per definire cosa significhi “light” aveva fissato come parametro il Thc entro lo 0,6%. Adesso bisognerà aspettare per capire cosa succede.
Nell’informazione di ieri gli ermellini hanno scritto che saranno i giudici di merito, caso per caso, a stabilire se sequestrare o meno i prodotti. Un’incertezza che già durante l’udienza aveva spinto il Pg della Cassazione, Maria Giuseppina Fodaroni, a sollevare dubbi sulla materia: «Le indicazioni fomite dal legislatore non sono chiare. Pertanto non vi è la prevedibilità, da parte del cittadino e del commerciante, sulle condizioni suscettibili di essere sanzionate».
Per questo Maria Giuseppina Fodaroni si era espressa per l’invio degli atti alla Consulta. Sono ormai centinaia i negozi che vendono cannabis light, un business che ha risvolti a livello industriale, oltre che a livello agricolo, ed è questo l’unico uso previsto dalla Legge 242 del 2016, lì dove si permette in maniera esplicita la coltivazione della canapa per fini medici.
La sentenza è stata commentata in modo molto favorevole dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «Siamo contro qualsiasi droga, senza se e senza ma. A noi piace il divertimento sano». Era stato proprio il vicepremier ad annunciare di voler chiudere tutti i negozi di cannabis light sparsi sul territorio e ad emanare, il 9 maggio, una direttiva ai prefetti con un giro di vite sui controlli.
Ieri lo ha appoggiato anche un altro ministro della Lega, quello della Famiglia, Lorenzo Fontana: «Siamo molto soddisfatti». Secondo lui, che tra le sue deleghe ha anche quella sugli stupefacenti, nel verdetto della Suprema Corte si può leggere «una conferma delle preoccupazioni che abbiamo sempre manifestato in relazione alla vendita di questo tipo di prodotti e della bontà delle posizioni espresse e delle scelte da noi adottate».
I radicali, invece, sollevano un dubbio: «Che questa sia una sentenza politica in linea col volere di un ministro che ha annunciato un’offensiva contro la cannabis light?». E Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa afferma: «La decisione della Cassazione è paradossale: si vietano i prodotti a base di cannabis light, prodotti cioè con un bassissimo contenuto di principio attivo. Così si cancella o si condanna al mercato nero un settore in espansione. E in tutta la filiera si cancellano decine di migliaia di imprese e posti di lavoro regolari».
Esulta invece il popolo del Family Day, con in testa Massimo Gandolfíni. E si unisce a loro Annagrazia Calabria, deputata di Forza Italia: «E impossibile tollerare zone d’ombra che in qualche modo legittimino la subcultura dello sballo». Intanto Google, come Apple, mette al bando nel suo Play Store le app che vendono o “facilitano la vendita” di marijuana e prodotti derivati, indipendentemente dal fatto che in alcuni Stati la cannabis sia legale.
Redazione Nurse Times
Fonte: Corriere della Sera
 
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