Da noi contattata, la segretaria della Federazione ha sviscerato il problema sollevato da numeri sempre meno edificanti.

Sono dati allarmanti, quelli elaborati da Angelo Mastrillo, docente in Organizzazione delle professioni sanitarie all’Università di Bologna, e riferiti al progressivo calo di laureati in Infermieristica, scesi sotto quota 10mila per la prima volta negli ultimi 11 anni. Lo sono anche per Beatrice Mazzoleni, segretaria della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), da noi contattata per un commento.

“Siamo preoccupati per questi numeri – ha detto -, che già prima erano bassi e non bastavano a coprire il fabbisogno dettato dal turnover, soprattutto in un contesto di generale carenza di personale. Certo, non si può non tener conto dell’influenza esercitata dall’emergenza Covid, che ha bloccato a lungo il sistema accademico. Come sottolineato dallo stesso professor Mastrillo, con cui collaboriamo, la causa principale del calo di laureati è la difficoltà, emersa negli ultimi due anni, di garantire il tirocinio agli studenti per mancanza di strutture disponibili. Eppure ci sono università che hanno laureato studenti senza tirocinio, abbassando di fatto la qualità della preparazione. Quindi si tratta di una problematica a doppia faccia: da una parte ci sono pochi laureati; dall’altra ce ne sono alcuni non preparati a dovere”.

Mazzoleni pone poi l’accento sugli studenti “ritardatari”, ricordando altri numeri che pesano sul calo dei laureati: “Non meno preoccupante è il fatto che il 75 percento degli studenti non si laurei in tre-quattro anni, ma arrivi a impiegarne anche otto, di anni. Comunque, stando ai dati diffusi dal ministero dell’Università, nel 2022 ci aspettiamo un incremento tra il 5 e il 10 percento rispetto al 2021. Poi, naturalmente, c’è il problema del reclutamento, che occupa un capitolo a parte”.

La considerazione finale riguarda un’altra nota dolente: lo scarso appeal che la professione infermieristica esercita oggi sui giovani: “Il numero degli immatricolati, contrariamente a quello dei laureati, è ancora elevato, ma ciò deriva anche dalla poca selezione che si fa nelle facoltà di Infermieristica rispetto ad altre. E comunque, a dispetto dei numeri, non possiamo negare che i giovani stiano perdendo interesse verso la nostra professione, per motivi che vanno dalla retribuzione inadeguata ai carichi di lavoro eccessivi, passando per le notizie di continue aggressioni. Dobbiamo rendere più attrattiva questa professione. E per farlo dobbiamo lasciar intravedere ai giovani un percorso di potenziale carriera. Chi entra in ospedale non può rimanere in un reparto a fare sempre le stesse cose. Anche di questo stiamo parlando con la parte dirigenziale”.

Redazione Nurse Times

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