L’Ateneo presenta il conto: fino a 37mila euro ciascuno da restituire. Il personale universitario avrebbe ricevuto per il triennio 2018-2020 somme non dovute perché non previste dal protocollo d’intesa firmato dalla Regione e dalle Università di Bari e Foggia.

L’Ateneo di Bari è pronto con il piano di recupero. Se dalla Regione Puglia non arriveranno risposte in tempi brevi, i medici universitari in convenzione con il Policlinico sarebbero chiamati a restituire più di 25mila euro ciascuno. Somma che però rischia di essere ritoccata al rialzo, sfiorando anche i 37mila euro. A sollevare il caso è la nota che il rettore dell’Università, Stefano Bronzini, e il direttore generale Gaetano Prudente hanno inviato ai professori e ai ricercatori della facoltà di Medicina e, per conoscenza, tra gli altri destinatari, anche all’assessore regionale alla Sanità, Rocco Palese.

Il contenuto della lettera firmata dai vertici dell’ateneo barese è molto chiaro. Bronzini e Prudente fanno riferimento a una nota inviata a maggio dal Policlinico, in cui, comunicando di aver calcolato quanto spetta a ciascuno dei medici e dei ricercatori universitari in convenzione con l’Azienda per la propria attività in corsia, si spiegava di aver rilevato una differenza di quasi 9 milioni di euro tra quanto versato e quanto dovuto. Una somma che fa riferimento al triennio 2018-2020 e che adesso dovrà essere l’Università a restituire. E il motivo è molto semplice. Il personale universitario in servizio al Policlinico avrebbe ricevuto per tre anni somme non dovute perché non previste dal protocollo d’intesa firmato nel 2018 dalla Regione e dalle Università di Bari e Foggia.

Al centro del contenzioso c’è una voce nello stipendio dei camici bianchi: l’indennità di specificità medica, una parte della retribuzione introdotta per la responsabilità che i professionisti si assumono nel percorso di diagnosi o cura di un paziente e che viene riconosciuta agli ospedalieri. Dopo aver acquisito un parere del ministero, nel protocollo d’intesa siglato nel 2018 da Regione e le due Università pugliesi viene invece esclusa per i medici degli Atenei in convenzione. Che quindi in busta paga rischiano di perdere 650 euro al mese.

È un accordo sottoscritto nel marzo del 2019 da Università di Bari e Policlinico a superare il problema. I due enti sottoscrivono un’intesa prevedendo per i medici universitari il pagamento dell’indennità di didattica e ricerca che sostituisce quella di specificità medica. L’accordo deve essere ratificato dalla Regione, però, che avvia un tavolo interistituzionale di confronto (la questione, nel frattempo, investe anche l’Università di Foggia).

Il caso è al centro di due riunioni, l’ultima il 15 settembre del 2021: la discussione viene aggiornata, ma il tavolo da allora non viene più convocato. E così, in assenza di una soluzione condivisa e ratificata dalla Regione, il Policlinico ha inviato la lettera con la quale chiede all’Università di concordare insieme un piano di recupero dei quasi 9 milioni di euro, ovvero il valore delle somme anticipate ai medici per l’indennità di didattica e ricerca.

In queste ore i medici universitari che lavorano in convenzione per il Policlinico hanno fatto i conti. Il piano di recupero per il momento riguarda il triennio 2018-2020. Ciascun professionista potrebbe essere chiamato a restituire 25.350 euro, una somma destinata a crescere se l’obbligo di restituire la quota aggiuntiva per l’indennità di ricerca e didattica venisse esteso anche al 2021 e al 2022. In questo caso il personale universitario dovrebbe restituire una cifra stimata in 37.700 euro.

La lettera con la quale il rettore Bronzini ha annunciato che “in caso di riscontro negativo da parte della Regione” si procederebbe con “il recupero delle somme corrisposte in via di anticipazione” ha messo in agitazione professori e ricercatori della facoltà di Medicina, che con le proprie associazioni di categoria (Arub, Cisl Medici, Cnu e MUeS) stanno pensando a possibili forme di protesta. Tra le possibili iniziative in tal senso, anche il blocco delle sedute di laurea o un sit-in di protesta davanti alla sede dell’Ateneo nel giorno della seduta del prossimo consiglio di amministrazione.

“Il problema deve essere risolto – fa sapere Francesco Resta, segretario Arub –. Diversamente, le associazioni sono pronte ad avviare ogni iniziativa sindacale e legale. L’obbligo della restituzione è illegittimo. Ci sono due sentenze che hanno riconosciuto come il pagamento dell’indennità sia dovuto anche ai medici universitari”.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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