Li ha presentati Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas, al recente Forum Risk Management in Sanità.

In base ai “Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza nel territorio” (vedi allegato) presentati da Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas, al recente Forum Risk Management in Sanità, ogni medico di famiglia dovrà lavorare due ore a settimana nelle case della comunità (a ciascuna di esse afferiranno 10-15 studi dei medici di famiglia). Stimato poi in 20-30mila unità il fabbisogno di infermieri di famiglia per le 1.350 strutture hub (circa una ogni 40-50mila abitanti) e in circa 10mila unità il fabbisogno di personale amministrativo e tecnico per far marciare la macchina e deburocratizzare il lavoro del personale sanitario. In particolare, si prevede uno standard che va dagli otto ai dodici infermieri di famiglia per struttura, e dalle cinque alle otto unità tra personale amministrativo e tecnico. Per quanto riguarda invece le Centrali operative territoriali (una ogni 100mila abitanti), lo standard di personale sarà di cinque-sei infermieri e una-due unità di personale di supporto. Lo standard per le Usca (ce ne dovrà essere una ogni 100mila abitanti) è poi di un medico e un infermiere. In totale serviranno quindi 600 medici e 600 infermieri. Per gli ospedali di comunità (ce ne dovrà essere uno ogni 50mila-100mila abitanti, dotato di 20 posti letto) serviranno infine nove infermieri, un coordinatore infermieristico, sei operatori socio-sanitari, almeno una-due unità di personale di supporto (sanitario e amministrativo) e un medico per almeno quattro-cinque ore al giorno, sette giorni su sette.

Il documento finale è ormai quasi pronto, e presto potrebbe essere inviato alle Regioni, anche per dar loro modo di dare il via alla riforma e iniziare la stesura dei piani, la cui dead line è fissata per la fine di maggio 2022.

Ma se il Pnrr prevede 2 miliardi per la costruzione delle strutture, per il personale aggiuntivo necessario al funzionamento delle case della comunità la Manovra predispone una norma che allenta i vincoli di spesa e che consentirà nuove assunzioni e anche il pagamento delle ore aggiuntive per i medici di famiglia, per i quali sembra quindi tramontare, almeno per ora, l’ipotesi della dipendenza.

Oltre il tetto di spesa, la Manovra autorizza la spesa massima di: 90,9 milioni per il 2022; 150,1 milioni per il 2023; 328,3 milioni per il 2024; 591,5 milioni per il 2025; 1.015,3 milioni a decorrere dall’anno 2026 e a valere sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale.

Secondo le stime della Legge di Bilancio, le risorse serviranno per il pagamento delle ore in più ai medici di medicina generale, per assumere 5.400 infermieri di famiglia e 4.050 unità di personale di supporto aggiuntivo per le case della comunità, in modo da coprirne l’intero fabbisogno. Il costo stimato al 2026 per il personale aggiuntivo è di 685 milioni.

Inoltre le risorse che le Regioni potranno spendere oltre il tetto di spesa serviranno anche per assumere il personale delle Usca (costo stimato al 2026 in 101 milioni), delle Centrali operative territoriali (costo stimato al 2026 in 23,4 milioni) e degli ospedale di comunità (costo stimato al 2026 in 205 milioni).

ALLEGATO: Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza nel territorio (Agenas)

Redazione Nurse Times

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