L’obiettivo è svincolare la possibilità di avere un medico di medicina generale dalla residenza, come previsto dalla legge istitutiva del Ssn. In Emilia Romagna esiste già una norma che regola la questione, ma si tratta di un caso isolato.

Con due proposte di legge presentate al Senato e alla Camera rispettivamente da Monica Cirinnà e da Luca Rizzo Nervo, entrambi del Pd, approda in Parlamento il Ddl che intende assicurare un medico di medicina generale alle persone senza fissa dimora (vedi allegato), caldeggiata anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

L’esigenza nasce dalla Legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, la quale stabilisce all’articolo 19 che “gli utenti del servizio sanitario nazionale sono iscritti in appositi elenchi periodicamente aggiornati presso l’unità sanitaria locale nel cui territorio hanno la residenza”. Legare la sanità di base alla residenza lascia senza assistenza le tante persone senza fissa dimora.

Un tema sul quale c’è grande difformità tra i Comuni italiani. Alcuni, ma non tutti, concedono ai senzatetto la residenza fittizia all’anagrafe, ma al momento non esiste una procedura comune a livello nazionale. Per questo obiettivo si batte da anni Avvocato di Strada, organizzazione di legali che prestano assistenza gratuita alle persone senza fissa dimora.

“La legge istitutiva del Ssn – spiega Rizzo Nervo a Sanità Informazione – individua nella residenza il criterio formale di collegamento tra l’utente e l’azienda sanitaria locale, poggiando sulla residenza anagrafica. In questo modo la persona sprovvista di residenza di fatto è esclusa dall’esercizio del diritto alla salute, salvo i bisogni di emergenza-urgenza, che sono in ogni caso garantiti a tutti. Il vulnus riguarda migliaia di persone. Le stime più prudenti, come quelle della Caritas, parlano di 30mila persone, mentre l’Istat arriva fino a 50mila: un numero rilevante”.

Questa fetta di popolazione resta dunque priva dell’assistenza sanitaria di base, garantita solo da medici volontari e realtà associative, dove presenti, mentre per le patologie acute, i senzatetto si rivolgono al pronto soccorso. Unica eccezione, l’Emilia Romagna, che che già alla fine del 2021 ha reso effettiva una misura per garantire tale possibilità ai soggetti in questione.

Il Disegno di legge si compone di un solo articolo. Il primo comma dispone una modifica dell’articolo 19 della Legge n. 833 del 1978, aggiungendo la previsione della possibilità per le persone senza fissa dimora di essere iscritte al Servizio sanitario nazionale. Il secondo comma prevede invece che il ministro della Salute adotti, previo parere della Conferenza Stato-Regioni, le linee guida per programmi di monitoraggio, di prevenzione e di cura delle persone senza fissa dimora, con il concorso delle strutture sanitarie, degli uffici comunali e delle associazioni di volontariato e di assistenza sociale.

“Fornire l’assistenza di base – aggiunge Rizzo Nervo – aiuta a evitare situazioni che arrivino alla sanità quando sono già conclamate, complesse e costose nella risposta di cura che si deve dare. È anche nell’interesse assoluto dello Stato mettere le persone in condizione di avere una continuità di cura e di prevenzione, piuttosto che accedere agli ospedali quando il bisogno è conclamato”.

Insomma, si tratta di una battaglia di civiltà. “Vengo dall’Emilia Romagna, la Regione che per prima ha approvato una legge sul tema – conclude Rizzo Nervo –. Lì è stata votata da tutto l’arco costituzionale. Anche in Parlamento si può trovare una larga condivisione. Non escludo che una possibile soluzione possa essere anche quella di inserirla in uno dei tanti decreti Covid all’esame. Speriamo sia la volta buona”.

ALLEGATO: Testo del Ddl

Redazione Nurse Times

Fonte: Sanità Informazione

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