Proponiamo un contributo a cura di Alessandro Aguzzi, laureato magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, e Anna Sberna, infermiera e psicologa clinica.
“Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartiene.” (Daniel Goleman)
Sebbene numerosi studi abbiano dimostrato il contrario, nei contesti lavorativi attuali viene ancora dato poco spazio alla relazione: spesso ci si preoccupa di acquisire sempre più capacità tecniche, trascurando quelle relazionali. Come poter parlare di relazione, se non si parla di assertività?
L’assertività (termine che deriva dal latino asserere, che significa “asserire”) è una qualità del comportamento umano che permette di esprimere in modo esplicito ed efficace le proprie opinioni ed emozioni, nel pieno rispetto dell’interlocutore, al fine di raggiungere i propri obiettivi.
Sviluppare e migliorare la propria assertività attraverso una comunicazione chiara, congruente e coerente sul piano verbale e non verbale è indispensabile per trovare soluzioni adeguate ai problemi, per ottenere competenze utili a risolvere i conflitti nelle varie situazioni quotidiane, comprese quelle lavorative.
Per l’infermiere che si inserisce in una relazione d’aiuto, sia con il paziente che con i famigliari, è quindi un presupposto fondamentale. Acquisire la capacità di essere assertivi vuol dire avere uno strumento fondamentale per lo svolgimento del proprio lavoro. La comunicazione assertiva fa sì che l’operatore non si lasci travolgere dagli avvenimenti, ma li gestisca con efficienza e saggezza.
Da un punto di vista psicologico, per potenziare le proprie capacità assertive è fondamentale sviluppare un’adeguata conoscenza delle proprie e delle altrui emozioni. Essere assertivi è un segno fondamentale della sana autostima, e l’autostima è uno dei più chiari segnali di benessere psicologico.
La conoscenza della teoria psicologica elaborata intorno agli anni Sessanta dallo psichiatra Eric Berne, l’analisi transazionale, può essere un ottimo strumento propedeutico allo sviluppo e al rafforzamento della propria assertività. Essa, infatti, aiuta a comprendere i pensieri, i sentimenti e i comportamenti dei nostri interlocutori, e quindi dei nostri pazienti.
L’analisi transazionale è particolarmente attenta ai comportamenti comunicativi, permettendoci di capire come i nostri modelli di interazione abbiano origine nell’infanzia e continuino a ripresentarsi nella vita da adulti, pur essendo alle volte inadeguati o addirittura dannosi.
Eric Berne afferma che la personalità si sviluppa in tre parti, corrispondenti a tre stati dell’io: genitore, adulto e bambino. “Io genitore”: schemi comportamentali acquisiti durante infanzia e adolescenza dal rapporto con i genitori e con le altre figure autorevoli di riferimento come l’insegnante di scuola. “Io adulto”: capacità di valutazione e di reazione nel qui e ora. “Io bambino”: insieme di pensieri, sentimenti e comportamenti, schemi di adattamento, che risalgono alla propria infanzia.
La comunicazione, per l’analisi transazionale, è definita transazione tra due individui, e può essere letta come uno scambio tra stati diversi o corrispondenti di due io, caratterizzata da uno stimolo e da una risposta.
Le transazioni sono classificate in complementari, incrociate, ulteriori, e a ciascun tipo corrispondono diverse regole della comunicazione. Le transazioni in cui sia lo stimolo sia la reazione sono provocati dallo stato dell’io, genitore-genitore, adulto-adulto, bambino-bambino o genitore-bambino, proseguono senza difficoltà. Al contrario, la comunicazione si interrompe quando gli stati dell’io si incrociano.
È fondamentale sottolineare che ciascuno di noi ha e utilizza tutti e tre gli stati dell’io, ma può esserci la tendenza a utilizzare in modo privilegiato uno dei tre. Il riconoscimento e la consapevolezza degli stati dell’io che la persona attiva quando si relaziona con gli altri permette di raggiunge una maggiore efficacia nella comunicazione.
L’individuo in continua relazione riceve da essa messaggi fondamentali per l’immagine che ha di se stesso e degli altri, imparando a essere “attore attivo” della propria vita. Migliorerà l’immagine che ha di se stesso e degli altri, così da poter mettere in atto comportamenti assertivi che gli permetteranno di raggiungere con efficacia i propri obiettivi.
L’ assertività costituisce un metodo di interazione che si attua attraverso comportamenti che potremmo così riassumere:
Affermazione dei propri diritti senza negare i diritti e l’identità dell’altro.
Atteggiamento scevro da giudizi precostituiti e da critiche non costruttive verso l’altro.
Atteggiamenti responsabili, caratterizzati dalla fiducia in sé e negli altri.
Capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara, senza aggressività o minacce.
Partecipe, attivo e non in contrapposizione con l’altro.
Occuparci dell’assertività, e quindi della relazione, che possiamo definire uno strumento di lavoro per l’infermiere e l’intero personale sanitario, vuol dire dare al paziente-utente maggiori, concrete possibilità di guarigione e di risoluzione dei problemi, poiché con le nostre conoscenze attuali non possiamo più negare l’influenza della mente sul corpo.
Psiche e soma sono un’unica essenza. La salute è influenzata sia dalla mente che dal corpo: dalla mente a ogni singola cellula, dal cuore all’apparato circolatorio, dal sistema digerente a quello immunitario.
Alessandro Aguzzi e Anna Sberna
 
L’articolo Assertività: un prezioso strumento nella relazione di aiuto col paziente scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.