La notizia fa tirare un sospiro di sollievo: escluso il rischio pandemico. Resta da capire quale sia la fonte del contagio.

E’ stato un batterio del genere legionella a causare il focolaio di polmonite bilaterale in una clinica di San Miguel de Tucumàn (Argentina), responsabile di undici contagi (otto operatori sanitari, tre pazienti) e quattro decessi (tre operatori sanitari e un uomo di 70 anni reduce ricoverato in Terapia intensiva dopo un intervento chirurgico). Lo ha comunicato il Paho, dipartimento sudamericano dell’Oms, basandosi sul supplemento di indagini effettuate al Malbram Institute di Buenos Aires.

Tutti i casi si sono presentati con polmonite bilaterale, febbre, mialgia, dolore addominale e dispnea tra il 18 e il 25 agosto 2022, e sono stati epidemiologicamente collegati alla stessa struttura sanitaria. L’età media delle persone colpite è 45 anni e sette casi riguardano uomini. “Dieci casi – spiega l’Oms – presentavano condizioni di base e/o fattori di rischio per malattie gravi, inclusi i quattro decessi segnalati. Quattro casi risultano ancora ricoverati in ospedale al 3 settembre. I contatti dei casi sono in fase di follow-up e, ad oggi, nessuno ha sviluppato sintomi”.

L’identificazione della legionella è arrivata dopo che i test di laboratorio condotti dal centro di riferimento argentino per le malattie infettive avevano escluso il possibile ruolo di 25 tra virus e batteri, compreso Sars-CoV-2, inizialmente inserito tra gli indiziati, ma escluso nell’arco di 72 ore. Una notizia positiva, ma anche un monito a non sottovalutare le infezioni ospedaliere, che rappresentano un grave rischio per la salute. Si pensi che gni anno, in Italia, quasi 11mila persone muoiono a causa di batteri con cui si può entrare in contatto nei luoghi di cura e spesso resistenti all’azione degli antibiotici.

Nonostante la gravità dell’accaduto, le autorità sanitarie locali possono dunque tirare un sospiro di sollievo, essendo escuso il rischio pandemico. “Tanto rumore per nulla – ha commentato Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova –. Prima di dare notizie catastrofiche, pensando a un nuovo virus, bisognerebbe fare adeguate verifiche, peraltro molto veloci e semplici”. Sulla vicenda è intervenuto anche il collega messicano Aleandro Macias, che ha scritto su Twitter: “Il mondo può stare tranquillo, perché la legionella non ha un potenziale pandemico. Da questa esperienza dobbiamo imparare a essere più preparati, perché un patogeno con un simile potenziale può diffondersi improvvisamente in un contesto delicato come quello di un ospedale”.

Resta da capire come il batterio sia entrato nella struttura e si sia diffuso. Con i contatti dei positivi posti in quarantena e la struttura sanitaria isolata, le autorità argentine lavorano quindi per identificare la fonte del contagio. La task-force impegnata sul posto sta raccogliendo campioni ambientali, conducendo valutazioni del rischio e mettendo a punto tutte le azioni necessarie per controllare la circolazione del batterio.

La legionellosi è un’infezione causata da un batterio appartenente al genere legionella, un gram negativo che riconosce come serbatoio naturale gli ambienti acquatici, sia naturali che artificiali (laghi e fiumi, ma pure impianti idrici di strutture pubbliche e private, condizionatori). Si tratta di un microrganismo che vive a una temperatura compresa tra i 25 e i 45 gradi, in grado di sopravvivere anche nel fango.

Sebbene recentemente sia stato documentato il primo caso di trasmissione interumana, l’infezione avviene principalmente per via respiratoria, ossia con l’inalazione di goccioline o particelle contenenti il microrganismo. Altre modalità di contagio riportate in letteratura sono l’instillazione diretta nelle vie respiratorie, l’aspirazione e attraverso la cute e le mucose. Il periodo di incubazione dura da due a dieci giorni (ma in alcuni focolai sono stati registrati tempi di incubazione fino a 16 giorni).

Oltre alla polmonite, la legionella può originare la febbre di Pontiac, una conseguenza meno grave: il paziente ha la febbre alta, cche però svanisce dopo tre-quattro giorni. Più aggressiva la polmonite, nota anche come malattia del legionario, che vede a rischio soprattutto anziani e persone immunocompromesse. I sintomi comprendono tosse, dolore toracico, febbre e difficoltà respiratorie, a cui si aggiungono eventuale malessere gastrointestinale, perdita di appetito, dolori ossei e muscolari.

La mortalità dipende dalla gravità della malattia, dall’uso del trattamento antibiotico, dall’ambiente in cui ci si è ammalati e dal fatto che il paziente presenti condizioni di base, inclusa l’immunosoppressione. Il tasso di mortalità può raggiungere il 40-80% nei pazienti immunosoppressi non trattati e può essere ridotto al 5-30% attraverso un’appropriata gestione del caso, a seconda della gravità dei segni e dei sintomi clinici. Generalmente è compreso tra il 5 e il 10%.

Redazione Nurse Times

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