Due pazienti Covid, un uomo e una donna, sono stati curati con l’utilizzo di anticorpi monoclonali all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. I pazienti erano fortemente immunodepressi. Fino a ieri l’uso degli anticorpi monoclonali riguardava casi selezionati: si trattava di utilizzo compassionevole per singoli malati, con gravi immunodepressioni. Ora la Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha autorizzato l’uso dei due anticorpi monoclonali anti-Covid delle americane Eli Lilly e Regeneron, per l’impiego in fase precoce in pazienti ad alto rischio.

“In uno scenario in cui la disponibilità del vaccino, che è l’unico strumento potenzialmente risolutivo della pandemia, scarseggia, e la campagna va rimodulata di conseguenza, ben venga ogni terapia che ci permette di sostenere chi si ammala – ha detto il Presidente FNOMCeO Filippo Anelli -. Avere a disposizione anche questa opzione terapeutica, che, in determinate condizioni, permette di ridurre le ospedalizzazioni e di migliorare i risultati clinici, può essere una strategia per prendere fiato e condurre a termine la campagna vaccinale in un tempo più flessibile”.

“Gli anticorpi monoclonali sono uno strumento importante, contribuiscono certamente alla lotta contro Sars-CoV-2, e in particolare a prevenire la progressione della malattia nei soggetti più fragili. Non attribuiamogli però delle proprietà salvifiche che non hanno per i malati gravi. Perché sarebbe sbagliato sulla base dell’evidenza e creeremmo delle aspettative che poi possono andare deluse”, ha affermato a ‘Buongiorno’ su Sky Tg24 Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (riporta AndKronos).

“Sono anticorpi derivati da un clone di linfociti B e hanno tutti la stessa specificità e la capacità di neutralizzare, di bloccare il legame tra il nuovo coronavirus e il suo recettore presente sulle cellule umane – ha spiegato Locatelli – Gli studi clinici fino a oggi prodotti dimostrano chiaramente che questo approccio può essere utile per prevenire la progressione della malattia, mentre l’efficacia nei malati gravi non è stata dimostrata”.

Filippo Anelli, intanto, aveva definito”un’ottima notizia” l’individuazione di un fondo, da parte del Governo uscente, per una somministrazione degli anticorpi in via sperimentale e una “notizia ancora migliore” la sovvenzione della ricerca, “sia quella volta allo sviluppo di monoclonali italiani, sia quella clinica indipendente condotta dalla stessa Aifa”.

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L’articolo Anticorpi monoclonali: dal caso dello Spallanzani al via libera dell’Aifa scritto da Cristiana Toscano è online su Nurse Times.