Consiste nella caduta dei capelli e/o di altri peli, e colpisce in varie forme sia gli uomini che le donne.

L’episodio del ceffone tirato da Will Smith a Chris Rock durante la notte degli Oscar ha indirettamente acceso i riflettori sull’alopecia areata, il disturbo di cui soffre Jada Pinkett Smith, moglie del noto attore? Proprio una battuta sulla condizione della donna, infatti, ha scatenato la reazione violenta del marito.

Ma cos’è l’alopecia? Si tratta di una malattia che colpisce il 2% della popolazione, uomini e donne, e comporta la caduta dei capelli (nelle fasi attive anche più del 30% del totale), e a volte anche dei peli di altre parti del corpo (ciglia, sopracciglia, barba). Può essere a chiazze (con zone prive di capelli o peli), totale (quando la perdita si manifesta su tutto il cuoio capelluto) o universale (se cadono tutti i capelli e i peli del corpo). Nell’alopecia areata è presente una forte predisposizione genetica e ne possono soffrire anche i bambini.

E’ dovuta a una disfunzione del sistema immunitario, che non riconosce più i follicoli piliferi, li considera “nemici” e dunque li attacca, bloccandone l’attività. Nelle forme più gravi, spesso la ricrescita dei peli può avvenire senza alcun trattamento, in particolare entro un anno dall’inizio della malattia (percentuale di guarigione fra il 34 e il 50%). In Italia l’alopecia femminile in Italia colpisce circa 4 milioni di donne, specialmente dopo la menopausa, quando l’assetto ormonale cambia e i capelli si assottigliano e cadono sempre di più. Lo specialista di riferimento è il dermatologo.

Come terapia, si può scegliere tra medicinali che agiscono sulla componente autoimmune dell’alopecia areata (come i corticosteroidi) o tra principi attivi che possono favorire la ricrescita di peli e capelli (minoxidil, antralina). Vi sono anche sostanze che sensibilizzano la cute, inducendo reazioni eczematose nell’area trattata (difenciprone, acido squarico). Nel paziente pediatrico trova scarsa indicazione e applicazione l’immunoterapia topica. Sono allo studio farmaci biologici promettenti, i cosiddetti JAK-inibitori, che potranno avere un utilizzo sia topico che sistemico. Qualsiasi cura dev’essere protratta per almeno 9-12 mesi prima di poterne valutare l’efficacia.

Una calvizie più o meno pronunciata può verificarsi anche a seguito di un cancro, spesso per effetto delle terapie sui follicoli piliferi, e talvolta a causa del forte stress a cui si è sottoposti. Uno dei farmaci impiegati a questo scopo è lo spironolattone, a lungo studiato dai ricercatori per gli effetti estrogeno-simili, che hanno fatto dubitare della sua sicurezza nelle pazienti con tumore al seno. Ora una ricerca pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology sembra autorizzare alla tranquillità nell’uso di questo farmaco.

Altra forma di caduta dei capelli è il cosiddetto telogen effluvium, che consiste nella perdita intensa e generalizzata (fino al 20-30% del totale dei capelli), spesso estesa all’intero cuoio capelluto, e colpisce quasi esclusivamente le donne. Spesso è però seguita dalla ricrescita. Un caso tipico è quello del post-partum: durante la gravidanza l’aumentata produzione di estrogeni favorisce l’attività dei follicoli, che dopo il parto non sono più stimolati. Inoltre, durante l’allattamento, aumenta la prolattina, un ormone che indebolisce ulteriormente i capelli. A rischio è pure il periodo della menopausa, per lo squilibrio ormonale che ne deriva.

Poi vi sono, soprattutto tra le donne, forme di telogen cronico, consistenti non in semplici periodi di caduta protratta, ma in vere alterazioni nella dinamica del ciclo del capello. Ne consegue un impoverimento della massa, spesso con accentuazione della stempiatura. Per diagnosticare il telogen ci si sottopone a un esame microscopico chiamato tricogramma, che permette di distinguere i capelli in base alla fase del loro ciclo di vita: anagen (crescita), catagen (involuzione) e telogen (riposo). Se la percentuale di telogen supera il 20%, si può parlare di telogen effluvium.

L’alopecia androgenetica, infine, è la classica calvizie degli uomini, ed è irreversibile. In questo caso i follicoli si rimpiccioliscono, causando l’assottigliamento dei capelli, in particolare sulla fronte e sulle tempie. Questo fenomeno, in forma lieve, è molto frequente con l’avanzare dell’età, anche tra le donne. Colpisce circa il 70% degli uomini e il 40% delle donne, soprattutto dopo la menopausa. Negli uomini si manifesta con la perdita di capelli sulla parte alta della testa (che spesso rimane completamente calva), nelle donne con un diradamento generalizzato.

Redazione Nurse Times

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L’articolo Alopecia, conosciamo meglio il disturbo che affligge Jada Pinkett Smith scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.