Niente accordo tra le parti sul risarcimento: la famiglia della bimba ha respinto un’offerta di 20mila euro.
Quanto vale un ditino tagliato? Quale risarcimento merita una neonata a cui, pochi giorni dopo la nascita, fu recisa con le forbici una falange e mezza dell’indice della manina destra? Non si è trovato un accordo tra i difensori delle due imputate della lesione colposa e il difensore dell’Azienda ospedaliera di Alessandria (nel ruolo di responsabile civile) da un lato, e il legale dei genitori della piccola dall’altro. In caso di transazione, sarebbe stata ritirata la querela e chiuso il fascicolo penale.
Così non è stato, e quindi il giudice Stefania Nebiolo Vietti ha aperto ieri il dibattimento nei confronti dell’operatrice sociosanitaria Anna Maria Felisati e l’infermiera Loredana Scotti. L’ultimo tentativo è stato fatto con la proposta dell’avvocato che difende l’Azienda ospedaliera chiamata in causa come responsabile civile, che ha offerto 20mila euro. Ma il collega che rappresenta i famigliari della piccola ha rifiutato.
Si va dunque a processo – la prossima udienza è in programma il 28 marzo – per chiarire cosa avvenne nel Nido dell’ospedale SS. Antonio e Biagio di Alessandria il 28 maggio 2016, quando la piccola vittima, nata con qualche difficoltà respiratoria un paio di giorni prima, fu sottoposta a un’infusione di soluzione glucosata. L’ago era stato avvolto da bendatura per impedire che si muovesse. L’infermiera avrebbe affidato il compito di rimuoverlo alla Oss, la quale con un colpo di forbice tagliò via garza e ditino.
Oggi è il padre a raccontare le conseguenze di quella falange in meno, riferendo la realtà attuale di una bimba di quasi tre anni e la proiezione futura di scolara e giovane donna: «Nonostante due interventi già subiti subito dopo la nascita, purtroppo senza esito perché il pezzetto di dito tagliato non si è più riattaccato, la mia bambina cresce bene, anche se non riesce a tenere bene il bicchiere e neppure i giocattoli». Ma in futuro? «Gli altri bambini potrebbero deriderla, e come farà a impugnare la matita per scrivere o disegnare? Farà fatica anche ad allacciarsi il cappottino, sarà imbarazzata nel mettersi lo smalto sulle unghie… nove unghie, non dieci».
L’uomo, con tono pacato, aggiunge: «Non potrà neppure fare il mestiere che fa colei che ha dato quel taglio di forbice. Ciò che lo rammarica è il fatto di non aver mai avuto una spiegazione diretta di quel che è accaduto. Qualcuno mi ha riferito che la Oss ha sentito un po’ di resistenza, ma ha pensato che forse era dovuta a uno stecchetto e ha impresso maggiore pressione alla forbice. È andata così? Me lo scrivano in una lettera, così un giorno potrò spiegarlo a mia figlia».
La perizia del consulente di parte civile indica un grado di invalidità del 13%. Secondo la perizia ospedaliera, è del 5%. C’è una norma che attribuisce alla percentuale accertata un importo risarcitorio: l’azienda ospedaliera, come detto, ha offerto 20mila euro, cioè più della cifra corrispondente per legge al 5% di invalidità. I difensori delle imputate e dell’Aso, tuttavia, hanno invitato il giudice a nominare un perito super partes affinché accerti questa percentuale. Invito declinato da Stefania Nebiolo Vieta, che ha dato il via al procedimento penale.
Redazione Nurse Times
Fonte: La Stampa
 
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