Poche settimane fa si è celebrata la “giornata mondiale dell’omeopatia”, una sorta di giornata celebrativa di una delle più note false medicine che hanno accompagnato l’uomo nella sua recente storia. Ormai quasi abbandonata, l’omeopatia ha bisogno di rilanciare il proprio mercato con giornate celebrative e iniziative di marketing create dai produttori, sono sempre aziende con necessità di guadagno.Nonostante però i proclami pubblicitari delle aziende omeopatiche e ai tentativi di trasformarla in medicina, l’omeopatia sta conoscendo un periodo di vera crisi senza precedenti. Legittima e normale la preoccupazione dei produttori, gli affari vanno male e si deve correre ai ripari ed ecco che è tutto un fiorire di convegni dove si fanno rivelazioni incredibili, pubblicità nei giornali mascherate da normali articoli e iniziative che tentano di convincere le persone che l’omeopatia sia una pratica scientifica.  Una delle ultime trovate pubblicitarie dell’industria omeopatica è stata il trasformare una regolamentazione burocratica in “riconoscimento”.Per anni gli omeopatici erano stati ammessi alla vendita con provvedimenti provvisori, rinnovati da anno in anno. I prodotti omeopatici non devono (al contrario dei farmaci) dimostrare di funzionare o avere studi o prove di efficacia per essere venduti, hanno infatti una procedura di “autorizzazione alla vendita” semplificata. Fondamentalmente devono dimostrare solo di non fare male, di non essere tossici ed è facile, per delle semplici caramelle di zucchero, dimostrarlo.Da pochi mesi la legge italiana si è adeguata a quella europea. Resta la procedura semplificata ma per i prodotti omeopatici deve essere richiesta, con tanto di domanda e documentazione (e pagamento), l’autorizzazione per essere messi in vendita.Questo cambio burocratico i produttori lo hanno “tradotto” in “i prodotti omeopatici ora sono come i farmaci”. Che ovviamente vale solo dal punto di vista legale, normativo, non certo da quello medico.Perché l’industria omeopatica è così insistente e aggressiva?Probabilmente perché è in difficoltà. E mi sembra anche giusto.Però c’è sempre chi non capisce perché l’omeopatia sarebbe così sbagliata.Per chi sapesse di cosa stiamo parlando e per chi seguisse abitualmente il blog sarebbe ripetitivo e forse è meglio passare direttamente al prossimo paragrafo ma, per chi non lo sapesse, voglio riassumerlo brevemente qui.Omeopatia: non c’è niente dentro.L’omeopatia è una pratica nata nell’ottocento che prevede di curare le malattie con una sostanza diluita tante volte, a volte tantissime tanto da fare sparire quella sostanza dal prodotto finale. Sottoponendo il prodotto a dei riti magici (scuotere il flacone per “attivarne” i poteri, non toccarlo con le mani, non mangiare cibi piccanti o intensi e così via) questo diventerebbe miracoloso. Pur non contenendo nulla diventerà capace di guarire da tutte le malattie. In realtà (e basta farlo analizzare) un prodotto omeopatico classico (in genere diluito 30 volte ma già dalla 12ma diluizione) non contiene nulla oltre all’eccipiente (zucchero per le pilloline, alcol o acqua per quelli in forma liquida).Ovviamente il nulla non cura e tutto il successo dell’omeopatia si basa su fatti abbastanza normali. Per esempio il normale decorso di un disturbo: abbiamo il raffreddore, fastidiosissimo, che normalmente passa in 3-5 giorni, prendendo 5 pilloline omeopatiche al giorno, ci passerà in…3-5 giorni. Però abbiamo “fatto qualcosa”, ci siamo curati, e collegheremo le due cose.Oppure l’effetto placebo: anche se quel raffreddore durasse effettivamente i classici 5 giorni, al terzo ci sentiamo già meglio, qualcosa quei granuli fanno. I fenomeni che possono spiegare perché alcuni possono giurare sugli effetti dell’omeopatia li ho spiegati diverse volte. Per chi volesse approfondire provi a leggere qui. Certo che, chi produce e vende omeopatia, ha tutto l’interesse a far passare in secondo piano questo fatto. Parlerà di strani effetti al limite della parapsicologia, di incredibili ricerche scientifiche, tutti proclami pubblicitari ma, prima o poi dovrà scontrarsi con la realtà del granulo omeopatico: non c’è niente dentro.Questo quindi è un punto fermo: l’omeopatia è fatta da palline di zucchero che ovviamente non hanno nessun effetto sulle malattie.Anche per legge: se l’omeopatia avesse effetti farmacologici, infatti, non potrebbe essere venduta.Un problema di principio.Dopo un “boom” attorno agli anni novanta, l’omeopatia ha conosciuto un lento declino. L’evidente inutilità, la “moda” che progressivamente è passata, il pubblico sempre più informato e le vendite dei prodotti omeopatici sono calate, sempre di più, anno dopo anno ed oggi rappresentano una goccia diluita nell’oceano dei farmaci.Semplice quindi prendersela con l’omeopatia quando ci sono altri colossi farmaceutici che vendono quantità enormi di medicinali, questi sì efficaci ma anche potenti e ricchi di effetti collaterali (a volte pure pericolosi). Il problema però è fondamentalmente di principio. Come riterremmo truffaldino e scorretto vendere olio che non contiene olio non possiamo ammettere la vendita di un prodotto che dice di contenere qualcosa che poi non c’è, neanche in tracce.Nel caso dell’omeopatia a questo si aggiunge il fatto che si parla di salute. L’industria omeopatica così come gli omeopati, non si fa scrupoli a sostenere l’insostenibile parlando di cura, di medicina, di malattie. Oltre che scorretto è quindi pericoloso.Il problema di principio non è secondario.Se ammettiamo che un’industria ci venda caramelle di zucchero come fossero farmaci creiamo un precedente gravissimo. I farmaci devono essere curativi e efficaci. Tutti.Ci lamentiamo (giustamente) del fatto che ci sono centinaia di prodotti inutili (se non dannosi) in vendita in farmacia e poi ammettiamo che ci possano propinare caramelle magiche?Non solo.Se abbocchiamo alla magia bianca dell’omeopatia (il rito della succussione, della dinamizzazione, il “simile cura il simile”, tutte cerimonie e idee parapsicologiche, non mediche, usate dall’omeopatia) come possiamo difenderci, capire, diffidare dai trucchi e dai meccanismi molto più complessi di Big Pharma?Non a caso il mondo dell’omeopatia è quello più penetrabile dalla ciarlataneria. I medici antivaccinisti sono quasi tutti omeopati (se un medico è tanto incompetente da prescrivere caramelle lo sarà altrettanto da credere alle bufale antivacciniste), molti omeopati professano altre forme di magia e molti pazienti che credono all’omeopatia sono seguaci di altre pratiche esoteriche. Non è un caso.E non si esca fuori la solita storia che la prescrivono i medici, è un’aggravante. È terribile che sia permesso a dei medici prescrivere caramelle spacciandole per medicine, la legge dovrebbe prendere seri provvedimenti e andare oltre all’evidente pressione delle lobby omeopatiche che cercano continuamente spazio.Questo vale per qualsiasi prodotto in farmacia. Se non è facile eliminare, che almeno non si favorisca la diffusione e la vendita di sciocchezze travestite da medicina. Questo vale anche per gli appassionati dell’omeopatia. Credete sia giusto vendervi una medicina che non solo non è plausibile (basata su credenze ottocentesche e riti magici), non solo non ha ragione per essere efficace ma si è dimostrata, ovviamente non efficace? Se a qualcuno piace il lato “esoterico”, “magico” della medicina, è liberissimo di usarla e comprarla ma in generale, non sarebbe giusto limitare le cose per la salute  a ciò che veramente funziona in maniera dimostrata?Sappiamo che tanta gente è in cerca di una “consolazione” che provenga dalle medicine (ho scritto un libro su questo argomento) perché è comodo, semplice pensare alla pillola che risolva tutti i nostri problemi. Proprio questo ha creato gravi danni da farmaci, dipendenze allarmanti (la dipendenza da oppiacei è un allarme sociale in questo momento negli Stati Uniti), sofferenze e morte. Qualcuno quindi obietta che, se proprio dobbiamo rifilare finte medicine, che almeno queste non causino nessun effetto (come l’omeopatia) ma è sbagliato, proprio per principio. Al paziente, alla persona fragile, non si deve mentire. Mai.In tutto questo e di fronte ai comprensibili festeggiamenti degli omeopati per un successo che ormai è solo un ricordo, l’omeopatia accusa una crisi mai vista.Dai dati del 2017 il venduto in farmacia ha visto un crollo del -12.5% rispetto all’anno prima, con un costante calo di vendite, anno dopo anno, che è arrivato proprio nel 2017 ad un misero 0,7%, una briciola, nell’enorme mercato dei farmaci. Meno dell’uno per cento significa che l’omeopatia vende meno degli spazzolini per denti o dei saponi per l’igiene intima.Perché allora preoccuparsi?Proprio per principio.Se chiudiamo un occhio per le caramelle che curano, li chiuderemo tutti e due per “il medicinale potentissimo” che dice di curare le malattie più gravi e invece ne causa altre due ancora più gravi. Succede, è successo e probabilmente succederà. Ma è il momento di pensare alla medicina come ad un’opportunità non un gancio al quale appendersi quando c’è qualcosa che non va, anche la più banale.Allora mettiamo l’omeopatia nello scaffale dell’astrologia o delle caramelle, quello sono. Non serve proibirla (e perché? Esiste la libertà personale, ognuno scelga, dopo opportuna informazione, quello che preferisce), non ha senso vietarla, mettiamola dove deve stare. Con le riviste di oroscopi e i talismani, questo è.Poi ognuno sceglierà se usarla o meno.Smettiamo di organizzare corsi, conferenze, manifestazioni sponsorizzate da università o ordini dei medici (che vergogna!), evitiamo di dare credibilità a una evidente sciocchezza magari solo per farsi amico il potente industriale o il politico influente. Basta, finiamola.Come ormai sta accadendo in tutto il mondo.Prendere posizione.Probabilmente gli omeopati hanno tirato un po’ troppo la corda. Finché si propone questa pratica alternativa per piccoli malanni, per calmare genitori ansiosi o persone ipocondriache, in tanti hanno chiuso un occhio (sbagliando). Ma l’industria ovviamente non si accontenta. Ha allora infilato l’omeopatia negli ospedali pubblici, nelle università e la spaccia per cura per tutti i mali, con conseguenze spesso disastrose. Così, finalmente, le istituzioni pubbliche e scientifiche hanno iniziato (meglio tardi che mai) a farsi sentire.In Francia (patria economica dell’omeopatia, sede della più grande azienda omeopatica), l’accademia della medicina e quella di farmacia hanno chiesto lo stop alla rimborsabilità dei prodotti omeopatici (in Francia l’omeopatia è parzialmente rimborsata dal SSN) e ai corsi universitari. In attesa della decisione in merito della più alta autorità sanitaria del paese, queste istituzioni hanno fatto un passo (non è certo il primo). Di più hanno fatto in Canada, paese nel quale l’ordine dei medici, ha invitato i medici a non prescrivere più omeopatici (tranne se per scopo di ricerca), in caso contrario scatteranno le sanzioni. Da noi un silenzio imbarazzante, nessuno ha voglia di mettersi contro potenti aziende e lobby influenti, l’unica istituzione che si è mossa è stata la Fnomceo (la federazione che raccoglie tutti gli ordini dei medici provinciali in Italia), che ha deciso finalmente di di dire le cose come stanno (scatenando le ovvie ire degli omeopati) e si spera sia solo l’inizio.Tutto questo segue l’associazione dei medici britannici (“l’omeopatia è stregoneria, non deve essere prescritta”), l’accademia russa delle scienze (“l’omeopatia non funziona, è pseudoscienza”), il servizio sanitario nazionale inglese (l’NHS: “l’omeopatia non funziona per nessuna malattia, i medici non dovrebbero prescriverla”), il ministero della salute spagnolo (“l’omeopatia non cura”), la Royal Pharmaceutical Society (società inglese dei farmacisti: “l’omeopatia non ha basi scientifiche né efficacia”). Bastano? Non c’è associazione scientifica al mondo, ente governativo o società medica (non di omeopati, naturalmente) che non dica le cose come stanno.Queste dichiarazioni, d’altronde, non sono esagerate. Sono giuste. Ovvie.Tanto ovvie che ormai la storia della “medicina dolce” o della “cura per cose banali” non regge più e le istituzioni stanno iniziando ad informare correttamente i cittadini. Perché è per loro che bisogna farlo, non è giusto vendere prodotti inutili ma, se proprio si deve fare, che almeno contengano qualcosa. Vendere un prodotto (per la salute!) che non contiene nulla è una truffa, una presa in giro, una fregatura per i cittadini, è ora di smetterla. Non si confonda questo con la libertà di cura: chiunque oggi (e spero sarà così sempre) è libero di curarsi o meno, di usare medicine o magia, di comprare antibiotici o portafortuna. Non è invece corretto che siano dei medici a consigliare magie ai pazienti o istituzioni che le supportino.Campagna del governo spagnolo, del ministero della salute e di quello dell’università: “Per curarsi serve qualcosa in più di acqua e zucchero”.E perché in Italia si stenta a prendere posizione e si accettano le pressioni degli omeopati? Forse perché non c’è coraggio politico? Non si vuole scontentare nessuno? Forse perché ci sono amicizie, collusioni? Forse perché le multinazionali farmaceutiche sono potenti? E chi lo sa.Però bisognerà farlo, prima o poi.Non solo per la scienza e per il progresso ma per i pazienti, per rispetto nei loro confronti e per dimostrare che una nazione, prima che al portafogli o alla poltrona di qualcuno, pensa ai bisogni di chi è più fragile e dei cittadini in generale.Com’è che diceva qualcuno? Onestà, appunto.Alla prossima.