Coronavirus: parrucchieri gratuiti a fine emergenza per ringraziare gli infermieri in prima linea

Sono in costante aumento i parrucchieri ed i barbieri che hanno deciso di aderire all’iniziativa a favore dei professionisti della salute impegnati in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Infermieri, medici, oss e altri sanitari avranno diritto ad un trattamento gratuito in uno dei molti saloni associati al “Club dei Parrucchieri” che coinvolge protagonisti del settore di tutta Italia.
Lombardia: la quarantena per i positivi al Covid-19 diventa di 28 giorni

Sara Cremaschi, titolare di un salone di acconciatura a San Pancrazio, ha voluto essere protagonista di un’iniziativa lodevole, mettendo a disposizione ciò che sa fare per chi, ora, sta combattendo contro il Corona Virus:
“Insieme a colleghi di tutto lo Stivale abbiamo realizzato un video per ringraziare i medici, gli infermieri e il personale in prima linea in questa situazione”, racconta Sara.
Infermiere insultato per aver saltato la fila al supermercato:“Siamo eroi solo a chiacchiere per la gente”

Ma non si tratterà di un solo ringraziamento a parole: quando la situazione permetterà la riapertura della sua attività, anche Sara offrirà un trattamento gratuito a tutti gli operatori sanitari, per rendere omaggio alla loro fatica e al loro aiuto, regalando sollievo a una pelle reduce da una guerra contro un nemico invisibile.
Dott. Simone Gussoni
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Lombardia: la quarantena per i positivi al Covid-19 diventa di 28 giorni

La quarantena per i cittadini lombardi sarà esteso da quattordici a ventotto giorni. A renderlo noto è l’assessore della Regione Lombardia Giulio Gallerà.

“Sta uscendo una linea guida che prevede che la quarantena duri fino al 3 maggio”.

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Il periodo di isolamento prolungato durerà fino al 3 maggio 2020 e riguarderà tutte le persone risultate positive ai tamponi effettuati e sottoposte a sorveglianza sanitaria al proprio domicilio.

Chi si trova a casa dal lavoro riceverà un certificato medico di allungamento della quarantena – prosegue Gallera – fino al 3 maggio.

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“Questi 14 giorni servono per vedere se compaiono i sintomi, ma molte persone poi sono ancora positive quindi a garanzia di tutti allunghiamo il periodo.”

L’idea in mente ai governatori della regione è quella di fissarlo a 28 giorni in via definitiva, fino a nuova disposizione.   

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Infermiere insultato per aver saltato la fila al supermercato:“Siamo eroi solo a chiacchiere per la gente”

11/04/2020 vado al supermercato dopo l’ennesimo turno massacrante di lavoro che doveva essere un riposo. Ormai saltano tanti colleghi purtroppo positivi. Mi serve qualcosa da mangiare, beni di prima necessità, c’è tanta gente in fila. Spiego al vigilante che sono un Infermiere, mi ringrazia per quello che faccio e mi dice di non preoccuparmi poiché grazie al decreto noi sanitari non facciamo code estenuanti per entrare in supermercato, e UDITE UDITE, tanta gente che ha ascoltato ha avuto da ridire perché ho saltato la fila.
“Mica devi fare la spesa per l’ospedale, la devi fare per te stesso come tutti noi, FAI LA FILA”, e ancora “Anche io vado a lavoro, non per questo salto la fila”.
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Senza parole e con solo tanto sconforto sono entrato, in soli 5 minuti compro pane, carne, un po’ di frutta ed esco con la consapevolezza che se si fa quel che si fa è per i più deboli, gli ammalati, per le persone che hanno bisogno e per un credo professionale che va oltre queste meschinità…
A chiacchiere siamo eroi e riceviamo applausi. Poi quando bisogna mostrare concretamente la riconoscenza, quando c’è da fare i fatti, esce fuori il lato cattivo dell’umanità .
Se qualcuno ha deciso che noi sanitari non possiamo permetterci di fare code di 2 ore è forse perché in questo periodo abbiamo turni massacranti, saltiamo riposi lavoriamo in situazione difficili e rischiose ma soprattutto lavoriamo per le persone, per i vostri e i nostri CARI.
Grazie … perché come sempre basta poco per far uscire il lato più brutto e negativo delle persone .
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Volevo condividere quello che ho vissuto con tutti voi perché la gente che spacca il pronto soccorso, che ci denuncia, che ci giudica male ci sarà sempre. Noi siamo dei professionisti e, quando tutto questo sarà finito, tutti dimenticheranno. Tranne noi, noi non lo dimenticheremo mai questo momento. Chi ha vissuto quest’emergenza in prima linea farà fatica a riprendersi.
Teniamo duro come sempre sapendo che non possiamo fare affidamento sulle persone ma solo su noi stessi. Ricordiamoci quando sarà il momento di lottare per quello che ci spetta che non siamo solo importanti, siamo fondamentali. Le attività ambulatoriali, i ricoveri programmati possono aspettare ora come in futuro, se decidessimo di scendere in piazza per i nostri diritti e per la nostra affermazione sociale. Rifletteteci.
Francesco D’Andrea
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Abbandona la nazionale di pallanuoto per tornare a fare l’infermiera:“Lotterò anch’io contro il Covid-19”

Ha appeso temporaneamente la calottina al chiodo Giulia Viacava, atleta professionista e difensore della nazionale italiana di pallanuoto tornare ad indossare il camice da infermiera.
Essendosi fermata ogni competizione sportiva, il difensore del Setterosa, ha deciso di farsi assumere presso una residenza per anziani genovese, per poter dare il proprio contributo nella lotta al Covid-19.
«Ho pensato — dice alla fine di un turno estenuante di lavoro — alla mia laurea triennale in infermieristica e mi sono detta: cosa ci faccio io qui? Non posso allenarmi e non voglio essere inutile in un momento come questo. Ho un’abilità, usiamola».
Non è stato difficile trovare un posto di lavoro da infermiera, considerato l’elevato numero di professionisti contagiati in aggiunta a coloro che hanno deciso di abbandonare la sanità privata per accettare le proposte degli ospedali pubblici.
. «Nel turno di notte — racconta la campionessa di pallanuoto — sono sola con un operatore sociosanitario per una cinquantina di ospiti, in certi momenti sono stati anche di più».
Si tratta di un problematica comune a tutte le case di riposo, con gran parte del personale in malattia: «Aiuta aver praticato uno sport di squadra, bisogna cercare di fare il massimo con le forze che si hanno e aiuta anche nel rapporto con gli altri. Fino a ieri con le mie compagne di squadra oggi con i miei colleghi qui, nella Rsa».
Anche il duro allenamento al quale si è sottoposta per molti anni ha contribuito a renderla sufficientemente resistente per questo genere di situazione:
«Non mi aspettavo che fosse così impegnativo. Oggi dalle 7 di mattina alle 9 di sera, credo di non essermi mai seduta e non vedo l’ora di andare a dormire. Ma oltre alla forma fisica è importante quella mentale, mantenere equilibrio, serenità, tenere il cervello in esercizio. Può sembrare strano ma anche avere in testa gli schemi della pallanuoto e essere abituata a elaborarli è utile».
Giulia racconta come la scelta di lavorare in una RSA non sia stata casuale: «Invece è proprio quello che volevo. Mi piacciono i miei vecchietti. Magari fanno i capricci, non vogliono mangiare o andare a dormire, a volte sono quasi come bambini. Sono loro adesso i più fragili, quelli che hanno bisogno. In loro vedo i miei nonni. I nostri nonni hanno fatto tanto, dato tanto, tutta la vita, ora è il momento per noi di restituire».
Giulia non è arrivata per caso a studiare da infermiera: «Mio papà è chirurgo e mia mamma è infermiera ma non mi hanno mai forzato. Mi hanno sempre detto: fai quello che vuoi. Vedere la passione che mettono nel loro lavoro può avermi influenzato ma ho scelto da sola». Ma nel futuro ci sarà ancora la pallanuoto? «Sicuramente. Voglio togliermi ancora qualche soddisfazione. Ma la mia strada è qui. È questo che io voglio fare, ne sono sicura».
Simone Gussoni
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Costretti a togliere le mascherine per non spaventare i pazienti: d.g. del Pio Albergo indagato per omicidio ed epidemia colposa

È ora indagato con le ipotesi di reato di epidemia colposa ed omicidio colposo il direttore generale del Pio Albergo Trivulzio, Giuseppe Calicchio.
Si tratta del primo indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sui contagi da coronavirus e sulle morti tra gli anziani nelle Rsa della Lombardia (1833 al 10 aprile). Calicchio è iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di epidemia colposa e omicidio colposo. Si indaga per oltre 100 vittime nella Baggina. Nel mirino degli inquirenti anche 3 dirigenti del Don Gnocchi di Milano. Inchiesta anche sulla casa di riposo di Mediglia.
Sono giorni decisivi per accertare la verità su quanto accaduto nelle case di riposo lombarde. Quasi duemila decessi hanno fatto scattare le indagini della Procura della Repubblica di Milano, con il Procuratore capo Francesco Greco che ha istituito una task force di magistrati. Una lunga serie di riunioni operative, tutte in videoconferenza, sta consentendo di ricostruire cosa sia realmente accaduto in quello che è diventato anche un fronte di scontro politico, con il rimpallo di responsabilità tra il governo e la Regione Lombardia.
L’iscrizione al registro degli indagati del direttore generale del Pio Albergo Trivulzio, dove sono oltre 100 le morti già accertate per l’epidemia da coronavirus, è anche il primo risultato ottenuto dai sostituti procuratori Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, che fanno parte del pool diretto dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano sui reati legati alle colpe mediche e ai soggetti deboli. Calicchio “ha preso atto della notizia” dell’iscrizione nel registro degli indagati “dalla stampa, ma è a disposizione per qualsiasi chiarimento”, ha spiegato il suo legale, l’avvocato Vinicio Nardo. Ascoltato venerdì sera, Calicchio ha spiegato di aver rispettato tutte le procedure, i protocolli interni ma anche le direttive della Regione Lombardia e quelle ministeriali.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, il pool dell’aggiunto Siciliano ha avviato una dozzina di inchieste, la maggior parte contro ignoti. Oltre a quella sulla Baggina, sono stati aperti fascicoli su quello che è accaduto all’interno delle residenze per anziani del Comune al Corvetto, nella “Anni azzurri” a Lambrate e alla “Don Gnocchi”. Ultimi in ordine di tempo, i fascicoli sulla Sacra Famiglia di Cesano Boscone (avviato dal pm Mauro Clerici, sono indagati i vertici dell’istituto) e quello contro ignoti sulla “Monsignor Bicchierai”, Rsa dell’Istituto Auxologico italiano.
Indagati tre dirigenti dell’istituto Palazzolo-Don Gnocchi di Milano nell’ambito della vicenda dei contagi e delle morti nella Rsa milanese. L’indagine, per diffusione colposa dell’epidemia e omicidio colposo, è coordinata dal pm Letizia Mocciaro. Indagato anche il presidente del Cda della Ampast, la cooperativa di cui fanno parte i lavoratori della Rsa.
Aperta un’inchiesta anche per i 60 morti all’Rsa di Mediglia – E’ stata avviata un’inchiesta per epidemia colposa e omicidio colposo anche sulla casa di riposo di Mediglia (Milano), la prima in cui è stato segnalato un aumento impressionante di morti tra gli anziani (oltre 60 in tutto) e sulla gestione degli ospiti in piena emergenza coronavirus. Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Milano dopo le denunce di alcuni familiari e trasmesso di pm di Lodi, competenti sulla zona.

Redazione Nurse Times

Fonte: Tgcom24
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