Il Cristo Redentore indossa camice e fonendoscopio per ringraziare gli infermieri che combattono il Covid-19 nel mondo

Il Cristo Redentore di Rio de Janeiro ha indossato il camice bianco per Pasqua per rendere omaggio a medici, infermieri e altri professionisti della salute impegnati nella lotta contro la pandemia da Coronavirus.
Un camice bianco è apparso sulla statua alta oltre 30 metri ed un enorme fonendoscopio avvolge il suo collo.
L’immagine potentissima, catturata dal fotografo brasiliano Buda Mendes per Getty Images, che arriva in occasione della Pasqua per dire grazie a chi sta salvando così tante vite umane in ogni parte del mondo.
La statua in pietra che si staglia a picco sulla baia di Rio, domenica 12 aprile è stata protagonista di uno straordinario spettacolo di luci. Mentre l’arcivescovo della città, Orani Joao Tempesta, recitava la messa di Pasqua, sul Cristo, che già a marzo si era illuminato con le bandiere dei Paesi colpiti dal coronavirus, sono state proiettate le immagini dei professionisti della salute con i volti coperti dalle mascherine e segnati dalla fatica.
Sono stante anche proiettate le bandiere dei paesi al mondo maggiormente colpiti (tra i quali l’Italia) insieme a parole di speranza e ringraziamento tradotte in varie lingue.
Il Brasile, secondo le stime del ministero della sanità, conta oltre 22mila casi confermati e almeno 1.223 vittime, rappresentando il Paese sudamericano più colpito dal coronavirus.
Dott. Simone Gussoni
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Il futuro degli infermieri nelle 7 richieste della FNOPI a Governo e Regioni: Contratto, indennità, assunzioni, vincolo esclusività

Lettera della Federazione nazionale alle istituzioni per le necessità reali della categoria nella “fase 2”

La “fase 2” per gli infermieri – quando inizierà – comincia con una lettera inviata dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, Roberto Speranza, ministro della Salute e Stefano Bonaccini, presidente delle Regioni.

Una lettera che spiega in sette punti le necessità per ristabilire equità, multidisciplinarietà vera e giustizia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, anche a favore di quei servizi che proprio nell’emergenza si sono dimostrati più carenti se non spesso inesistenti. Come il territorio.

E fa una richiesta – un ottavo punto se si vuole -: che tutte le novità chieste per il servizio pubblico servano anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovranno essere inserite e previste a questo scopo.

Ora tutti sanno cosa sono gli infermieri, cosa fanno e quanto valgono davvero. Ora tutti hanno toccato con mano la loro professionalità, la loro disponibilità, la loro vicinanza con i cittadini e con gli assistiti, senza curarsi di turni mai interrotti, del rischio infettivo che ne ha fatto la categoria di operatori più colpiti da COVID-19 e per il quale molti hanno anche perso la vita.

Lo ha riconosciuto lo stesso Premier che alla Camera ha detto “non ci dimenticheremo di voi”. E i media gli hanno fatto eco sottolineando un profilo alto della categoria che a fronte di tutto questo percepisce stipendi medi da 1.400 euro al mese e ha difficoltà nel fare carriera per blocchi legati ad antichi e ormai obsoleti retaggi.

Ed ecco le sette richieste degli infermieri per un futuro – come promesso – migliore, ma anche per poter assistere da domani, quando l’emergenza sarà passata, chi ne ha bisogno, nel modo più professionale e intenso possibile. Soprattutto sul territorio. Senza mai, come stanno già facendo durante COVID-19 – lasciare solo nessuno.

Un‘area contrattuale infermieristica che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie.Una indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, non una “una tantum” e riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da COVID-19.Garanzie sull’adeguamento dei fondi contrattuali e possibilità di un loro utilizzo per un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo.Garanzie di un adeguamento della normativa sul riconoscimento della malattia professionale in caso di infezione con o senza esiti temporanei o permanenti.Immediato adeguamento delle dotazioni organiche con l’aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari: gli infermieri non bastano, ne mancano 53mila ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso.Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona: siamo sul territorio, dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia degli ospiti. Come nelle RSA ad esempio dove si stanno destinando proprio infermieri, quelli del contingente dei 500 volontari scelti dalla Protezione civile, ma anche a domicilio con cronici, anziani, non autosufficienti e così via.E per questo – è la settima richiesta – dare anche agli infermieri pubblici – superando il vincolo di esclusività, un’intramoenia infermieristica già scritta anche in alcuni Ddl fermi in Parlamento che gli consenta di prestare attività professionale a favore di strutture sociosanitarie (RSA, case di riposo, strutture residenziali, riabilitative…), per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di queste strutture. Applicando anche nel caso la legge 1 del 2002) di 18 anni fa quindi) che prevedeva prestazioni aggiuntive e possibilità che altro non sono se non il richiamo in servizio di pensionati e contratti a tempo determinato utilizzati una tantum (ma indispensabili a quanto pare) per COVID-19.“Ovviamente la Federazione – dice Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – è pronta a dare tutto il supporto necessario alle istituzioni per realizzare queste richieste nel modo migliore, più equo, ma anche più rapido possibile. Per ridisegnare un servizio sanitario, sia pubblico che privato, efficiente e preparato più di quanto il nostro si sia già dimostrato. I modi ci sono, basta volerli prendere in considerazione davvero. E che risultati daranno. oggi lo vedono tutti, purtroppo, in un’emergenza dove la volontarietà degli infermieri e la loro professionalità hanno davvero fatto la differenza. Oggi ci definiscono eroi. In realtà siamo professionisti come gli altri che credono nel proprio lavoro. Perciò queste richieste saranno la ‘nostra medaglia’”.

Redazione Nurse Times
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Donazioni e sostegno alimentare ad indigenti: il gesto della ULSS4 “Veneto Orientale”

Donazioni e sostegno alimentare ad indigenti: il gesto della ULSS4 “Veneto Orientale”

Donazioni a sostegno dell’emergenza alimentare e  di fronte ad una emergenza senza precedenti provocata dal Covid-19: la ULSS4 “Veneto Orientale si stringe intorno alle famiglie più bisognose.

Purtroppo in questo momento storico si è  creata a causa della sospensione delle varie attività lavorative, una crisi economica che sta già incidendo pesantemente sui redditi di famiglie e imprese.

Per questo motivo si è chiamati (tutti, nelle ore delle proprie possiblità!) a rispondere alle tante esigenze che necessariamente la comunità esprime. Non solo in questo momento ma anche quando le restrizioni di contenimento mediate dai diversi Decreti diminuiranno gradualmente.  

Ed è con Grande gesto di generosità che la ULSS4 “Veneto Orientale” sabato 11 Aprile 2020 ha donato emolumenti pasquali ricevuti come segno di riconoscimento all’inteso lavoro di battaglia contro il CoViD-19 da parte del Comune di Jesolo, Trattoria Alla Cacciatora di Caposile, l’AVIS di Jesolo e la Protezione Civile di Cavallino.

Inizialmente indirizzato al personale impegnato al Covid-Hospital di Jesolo, alla presenza del Direttore Generale C. Bramezza, quanto è stato offerto è stato accompagnato da un altro gesto solidale e degno di nota: il tutto è stato integralmente donato alle famiglie in difficoltà economica. Al gesto di generosità e distinta filantropia hanno contribuito tre associazioni (di Portogruaro, di San Donà e Jesolo), che, contattate dall’Azienda ULSS4, provvederanno a distribuire a loro volta il materiale a chi ne ha bisogno.

Il contributo privato si realizzava rispettivamente con:

il Comune di Jesolo, rappresentato dal Sindaco e dal comandate della Polizia Locale, che ha regalato varie decine di uova di cioccolato.la Trattoria Alla Cacciatora di Caposile, che ha regalato 10 pasti completi al personale della terapia intensival’AVIS di Jesolo che sempre questa mattina ha donato delle focacce artigianalila Protezione Civile di Cavallino che ha donato un maxi uovo e colombe pasqualiUn gesto generoso e che va a connotare la distinta attività professionale e dedita al servizio della cittadinanza.

CALABRESE MICHELE
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Farmaci anti-Hiv e CoViD-19. Come agiscono?

Facciamo chiarezza su come alcuni farmaci antivirali potrebbero influire favorevolmente sul decorso da infezione CoViD-19 e su come agiscono a livello delle alte  e base vie aeree.

Il CoViD-19 è un virus e di cobseguenza le uniche armi che si hanno per combatterlo sono il sistema immunitario e farmaci antivirali. Non tutti i farmaci antivirali sono efficaci e bisogna che vengano prescritti e somministrati solo quelli adatti alla tipologia del virus in questione. Ad esempio è al vaglio di studio l’impiego e la sua contestuale efficacia della strategia terapeutica adottata per  il virus HIV .

L’azione di alcuni farmaci anti-HIV agiscono bloccando la replicazione virale e l’impego è gia stato sperimentato in Cina, ma senza risultati eccezionali!

I dati sono arrivati dall’epicentro della Pandemia, un Hospital di Wuhan. Si è dimostrato che la somministrazione del doppio prodotto di lopinavir/ritonavir  NON ERANO ACCOMPAGNATI A RIDUZIONE DELLA CARICA VIRALE ma “semplicemente” ad un miglioramento della performance clinica del paziente.

Lopinavir/Ritonavir sono farmaci efficaci per combattere il COVID-19?

Un altro studio condotto dalla Universitat Autònoma de Barcelona (UAB) , SARS-CoV-2, suggersice chew il solo impiego di Lopinavir/Ritonavir non sono sufficienti e che l’associazione con un interferone, il INFb, potrebbe dare un risvolto sui meccanismi infiammatori dell’ospite. Infatti sono le esagerate risposte infiammatorie al virus che compromettono la qualità della ventilazione del paziente e la necessita di trasferirlo in Terapia intensiva per assistenza ventilatoria meccanica.

Gli interferoni in generale hanno attività antivirali, antioncogene ed attivano macrofagi e linfociti NK; il INFb intervienenella risposta immunitaria innata verso patogeni di origine virale, gli interferoni agiscono a livello cellulare rispondendo ad un attacco viralev grazie al fatto che legandosi alla membrana cellulare, per mezzo di specifici recettori, stimolano la produzione nella cellula di alcuni enzimi antivirali

CALABRESE Michele

Fonte:

www.ncbi.nlm.nih.gov
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Covid-19, tante morti per tromboembolia: AIFA approva l’uso dell’Eparina

Filippo Drago, docente di Farmacologia e direttore dell’Unità di Farmacologia clinica al Policlinico di Catania, ha comunicato un importante aggiornamento in tema di cura del Covid-19.“L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) con le indicazioni di oggi ha dato un segnale per quello che riguarda l’uso in prevenzione delle eparine a basso peso molecolare nei pazienti Covid-19, ma ha anche già approvato uno studio specifico proposto da me e da Pierluigi Viale, direttore dell’unità operativa Malattie infettive dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, per valutare gli effetti della somministrazione di dosi medio-alte del farmaco non tanto per prevenire eventi trombo-embolici, ma per curare quelli già in atto e che spesso portano alla mortedei pazienti. Si attende ora il via libera del comitato etico dell’Istituto Spallanzani di Roma“.“Dati preclinici – prosegue Drago nell’intervista rilasciata ad Adnkronos – ci dicono che il Sars-Cov-2 si lega a un analogo dell’eparina, all’eparina endogena per capirsi, quella prodotta dal nostro corpo, inattivandola. C’è quindi la necessità di supplementare l’eparina dall’esterno con una molecola come l’enoxaparina. Ma l’uso di questo tipo di medicinale, le eparine a basso peso molecolare, è già previsto nelle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) anche per i pazienti Covid, come preventivo di eventi tromboembolici”.

“Il problema è diverso perché abbiamo l’impressione, supportata da esami autoptici su diversi pazienti, che questi pazienti muoiano non tanto per insufficienza polmonare grave – sottolinea – quanto per eventi tromboembolici, problemi che sono legati a un danno da parte del virus sull’endotelio basale e alveolare del polmone. Siamo convinti che somministrando enoxaparina non solo in fase preventiva, ma anche terapeutica a dosi medio-alte, si possano prevenire i trombi e anche limitare la carica virale, risolvendo la polmonite”.

Il nuovo studio “è stato approvato dalla commissione tecnico-scientifica dell’Aifa – fa sapere Drago, che è componente dell’unità di crisi Covid-19 della Società italiana di farmacologia – il comitato etico unico centralizzato dello Spallanzani dovrà ora valutarlo, ma dovrebbe partire martedì in centri clinici che sono distribuiti su tutto il territorio, a differenza di altri studi concentrati solo nel nord Italia. Questa è una cosa che vorrei sottolineare: in alcuni trial i centri del Sud sono pochissimi, mentre al Nord sono molto numerosi”.

“Siamo convinti – ribadisce l’esperto – che l’uso dell’enoxaparina possa fare molto di più che prevenire coaguli in questi pazienti. Ho visto le Tac di questi pazienti e sono sconvolgenti: il polmone non c’è più, i pazienti non respirano più se non con margini di tessuto, il problema però è che con la respirazione assistita questi pazienti possono durare di più se non ci sono fenomeni tromboembolici. Il danno endoteliale è catastrofico e c’è persino il rischio di una coagulazione intravascolare disseminata (Cid) che quando si verifica è inarrestabile: il paziente muore per trombosi diffusa”.

Attraverso l’utilizzo dell’eparina si tenterà di arginare proprio questa situazione.

Dott. Simone Gussoni
Fonte:AdnKronosL’articolo Covid-19, tante morti per tromboembolia: AIFA approva l’uso dell’Eparina scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.