“Essere infermiere ai tempi del Covid-19”.

“Essere infermiere ai tempi del Covid-19”.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di Melinda Dalla Libera, collega di Legnago (Verona).

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 significa esprimere ogni tuo sentimento solo attraverso uno sguardo. Ed è vero, si sa da sempre che gli occhi non mentono… Non mentono quando ti trovi davanti a un paziente che con fare e voce tremolante ti confida quanto sia preoccupato per sua moglie e suo figlio. Quando lo stesso paziente ti chiede di rimanere con lui perché deve tossire dentro un casco cpap e, se non ha nessuno lì vicino, sa già che si spaventerà e faticherà poi a riprendersi.

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 significa aver paura. Sì, aver paura di passare troppo tempo dentro a quelle stanze, vicino a quei pazienti che nel loro silenzio vedono in te una persona amica, l’unica persona con la quale poter esprimere desideri.

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 significa avere il minor dialogo possibile, nessun contatto che non sia strettamente necessario per eseguire tecniche o pratiche infermieristiche, nessuna entrata in stanza se non necessaria.

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 significa guardare spesso quei pazienti da un monitor, vederne la loro completa solitudine e non poter far altro che sperare che tutto questo finisca prima possibile.

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 significa diventare ancora più umani, riempirsi di un sentimento che va ben oltre la tua professione, oltre ogni etica descritta sui libri universitari.

Essere infermiere ai tempi del COVID-19 è prendere piena consapevolezza che, dopo tutto questo caos, dopo tutto questo isolarsi completamente dal mondo, il tuo è il lavoro più bello che mai avresti potuto fare in vita tua! 

La nostra Pasqua è stata strana e silenziosa, ma avevamo il cuore pieno di gioia per tutti i nostri pazienti.

Melinda Dalla Libera

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Coronavirus, la direttrice del servizio infermieristico dell’Ausl Romagna racconta l’esperienza italiana agli esperti stranieri.

La dottoressa Silvia Mambelli ha rappresentato il nostro Paese in una videoconferenza con sanitari europei e asiatici.

La dottoressa forlivese Silvia Mambelli (foto), direttrice del servizio infermieristico dell’Ausl Romagna, è stata scelta per rappresentare in una conference call gli operatori italiani nell’emergenza sanitaria Covid. Alla videoconferenza hanno partecipato rappresentanti sanitari di nazioni europee e asiatiche, che hanno raccontato l’esperienza dei loro Paesi nell’affrontare l’emergenza sanitaria mondiale del coronavirus.

“Nonostante oltre quarant’anni di esperienza, trascorsi in vari ruoli di assistenza sanitaria – ha spiegato la dottoressa Mambelli, in collegamento con esperti di tutto il mondo –, nulla avrebbe potuto davvero prepararmi per l’emergenza Covid-19 di oggi. Il lavoro che facevo poco più di un mese fa sembra appartenere ad un’altra vita. Invece di lavorare per obiettivi a lungo termine, ora devo concentrarmi sul qui e ora, rispondendo a bisogni urgenti a cui dobbiamo adattarci rapidamente. La prima sfida è stata la riorganizzazione completa dell’infrastruttura sanitaria, in cui molte unità sono state riproposte per fornire servizi dedicati esclusivamente a COVID-19. Questo era necessario per contenere la diffusione del virus, garantendo al contempo servizi sanitari essenziali“.

“La successiva priorità – prosegue – era assicurarsi che gli operatori sanitari avessero i dispositivi di protezione necessari: le giuste maschere, camici, guanti e occhiali. Il problema della carenza di dispositivi di protezione è stato una preoccupazione costante, ma in primo luogo era necessario affrontare la paura di essere infettati. Per questo motivo, fin dall’inizio, abbiamo organizzato un meticoloso addestramento sulla prevenzione delle infezioni, che ha contribuito a combattere la paura crescente tra gli operatori sanitari”.

“La collaborazione e il rispetto reciproco tra gli operatori sanitari oggi non ha precedenti – conclude –. Infermieri e medici combattono insieme questo virus. L’unione è indispensabile in questo momento, ma mostra anche la strada per il futuro.Vedo nell’attuale emergenza un’opportunità per realizzare un cambiamento. Dobbiamo attingere alle nostre competenze per identificare il modo migliore per andare avanti, poiché sono le persone che lavorano ogni giorno, ora,  nei reparti che possono insieme creare un sistema sanitario migliore. Non può esistere una società forte senza una forte assistenza sanitaria che passa prioritariamente da un efficace piano di prevenzione”.

Redazione Nurse Times

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Opi Trento: “Emergenza nell’emergenza per le Rsa trentine”.

Di seguito la lettera aperta firmata dal presidente dell’Ordine, Daniel Pedrotti (foto), e inviata a Maurizio Fugatti e Stefania Segnana, rispettivamente presidente e assessore alla Salute della Provincia autonoma di Trento.

Egregio signor Presidente, Gentile signora Assessora,da tempo l’Ordine degli infermieri della Provincia Autonoma di Trento esprime forte preoccupazione per le dotazioni infermieristiche sottodimensionate nelle RSA che mettono a rischio la sicurezza dell’assistenza degli ospiti con bisogni sanitari e assistenziali sempre più complessi, ma ora, con l’emergenza in essere, la carenza di organico, in particolare in specifiche strutture, è arrivata a livelli drammatici, tali da non garantire gli standard minimi assistenziali.

Purtroppo, pur consapevoli della criticità e complessità della situazione, dobbiamo evidenziare che le istanze urgenti poste nella lettera inviataLe il 19 marzo 2020 e nell’incontro del 30 marzo 2020 con l’assessora Stefania Segnana e il dirigente generale del Dipartimento Salute e politiche sociali,dott. Giancarlo Ruscitti, relative alle dotazioni organiche infermieristiche non hanno avuto ad oggi nessun riscontro.

Pur riconoscendo e apprezzando gli sforzi ed iniziative intraprese fino ad oggi da parte di tutti, dal singolo professionista fino alle istituzioni, sentiamo l’esigenza come Ordine di ri-sottoporre alla Vostra attenzione le conseguenze che si stanno determinando a carico di ospiti, operatori sanitari e istituzioni.

Ospiti: la specificità e complessità dei bisogni sanitari ed assistenziali nelle RSA già rappresentata nelle precedenti iniziative dell’Ordine, risulta, alla luce dell’emergenza sanitaria in atto, esplosa, e riguarda tutti gli anziani oggi residenti nelle strutture. Da un lato ospiti NON COVID con rischio di sviluppo di esiti assistenziali associati al depauperamento del tempo di assistenza (es. disidratazione, malnutrizione, lesioni da decubito, perdita delle capacità residue), dall’altro ospiti COVID per i quali si rendononecessarie competenze clinico – assistenziali specifiche legate alla gestione di quadri clinici instabili a rapida evoluzione (es. intercettazione precoce di segni di aggravamento, tempestività nelle decisioni). È evidente e sotto gli occhi di tutti che l’emergenza nell’emergenza si sta consumando proprio nelle RSA, ne è dimostrazione l’elevato tasso di mortalità, al quale è necessario associare la dimensione qualitativa del morire che sopraggiunge in solitudine per l’assenza dei propri cari.

Operatori sanitari: il contributo degli infermieri in queste settimane in termini di competenza, umanità, disponibilità e flessibilità è straordinario per offrire una risposta ai bisogni dei cittadini. Testimonia la forza di una professione che riconosce tra i principi etici fondanti quella della solidarietà e dignità della persona. In molte RSA risultano assenti per malattia o tampone positivo la maggior parte degli infermieri e operatori socio sanitari determinando per coloro che sono in servizio turni anche di 12-16 ore per più giorni consecutivi, in una logica esclusivamente compensatoria. Questo compromette di fatto lapossibilità di potenziare gli organici in risposta ai modificati bisogni quali-quantitativi degli ospiti, oltre che impattare sulla tenuta psicofisica di infermieri e operatori socio sanitari. Il rapporto infermiere/ospiti è arrivato a rapporti numerici non accettabili anche in considerazione della fragilità associata alle condizioni cliniche degli ospiti di molte strutture.

Istituzioni: è evidente che anche le RSA sono chiamate a rivedere la propria mission per adattarla all’emergenza in atto, ri-adeguando percorsi clinico assistenziali e processi lavorativi. La complessità clinico-assistenziale degli ospiti e l’emergenza infettivologica richiedono nell’immediato specifichecompetenze sanitarie.

Ciò premesso, l’Ordine chiede di conoscere quali azioni ed iniziative sono state intraprese per garantire adeguati livelli assistenziali nelle RSA per far fronte ai bisogni sanitari e assistenziali degli ospiti aumentati esponenzialmente e al depauperamento delle risorse interne alle singole strutture, in particolare infermieri e operatori socio sanitari. Chiede inoltre quali strategie siano in atto per garantire una riallocazione degli infermieri e operatori socio sanitari in relazione alle priorità organizzative delle strutture sanitarie e socio sanitarie della Provincia Autonoma di Trento.

È necessario che in sinergia, tutte le varie istituzioni coinvolte, costruiscano tempestivamente strategie per ideare scenari e modelli capaci di rispondere in modo efficace ed efficiente a questa emergenza. A tal proposito l’Ordine conferma di essere al fianco della Provincia Autonoma di Trento e si mette a disposizione per dare il proprio contributo.

Redazione Nurse Times

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Coronavirus, Opi Bari bacchetta la Protezione civile: “Non può scommettere sulla salute di infermieri e medici”.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’Ordine relativo ai dispositivi arrivati in Puglia dalla Cina.

“La Protezione civile della Puglia autorizza la distribuzione delle tute acquistate dalla Cina prima di ottenere la risposta dell’Inail sulla loro sicurezza di utilizzo. Così facendo, si scommette colpevolmente sulla vita del personale sanitario”. E’ dura la replica del presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Bari, Saverio Andreula, ai chiarimenti offerti dal direttore del Dipartimento Protezione civile dellaPuglia, Mario Lerario, sui dispositivi acquistati dalla Cina e arrivati nei giorni scorsi in Puglia per essere distribuiti al personale sanitario.

“Quelle tute – ribadisce Andreula – non possono essere utilizzate dal personale sanitario perché prive delle vigenti certificazioni di legge che le classificano come tute di protezione dal rischio di contaminazione biologica”.

La Protezione civile ha precisato che “il materiale, ai sensi di legge, è stato inviato all’Inail per i relativi riscontri”, motivo che fa arrabbiare ancor di più il presidente Andruela: “Perché è stata autorizzata la loro distribuzione prima di ottenere risposta dall’Inail? Così si scommette sulla vita del personale sanitario poiché si ignorano colpevolmente le leggi che autorizzano in Italia l’uso del materiale medico di contenimento del rischio biologico. La relazione elementare e sommaria che il SIRGIL (relazione firmata da un tecnico della prevenzione e un medico) ha effettuato con la lettura delle schede tecniche – spiega ancora il presidente dell’Opi Bari – non è e non può essere sostitutiva delle prove di laboratorio che l’Inail impone per importare e commercializzare le tute in Italia e in Europa”.

A finire sotto la lente di ingrandimento dell’Opi Bari non sono solo le tute della marca IWODE protection ma di altre ulteriori in distribuzione diprovenienza cinese che gli infermieri operanti in area Covid-19 fotografano e documentano per attestarne l’assenza di certificazione. L’Opi di Bari inoltre ha avviato richiesta di accesso agli atti per dare trasparenza all’attività posta in essere dalla Protezione Civile di Bari a tutela dei propri professionisti. L’Opi di Bari auspica che il nuovo carico di dispositivi in arrivo siano conformi agli standard di sicurezza certificati in Italia.

Redazione Nurse Times

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Graduatoria Sant’Andrea di Roma: iniziativa degli infermieri contro la manifestazione di interesse per l’impiego sul territorio di risorse già assunte.

Riceviamo e pubblichiamo una nota della Conferenza permanente neoassunti/idonei graduatoria Sant’Andrea.

Manifestazione d’interesse? NO, GRAZIE! Lavoratori e pazienti meritano assunzioni a tempo indeterminato. Con gli ultimi provvedimenti in merito al dispiegamento del personale sanitario sul fronte dell’emergenza Covid-19 la Regione Lazio ha bandito la possibilità di esprimere una manifestazione di interesse per l’impiego delle proprie prestazioni sul territorio regionale. Questa iniziativa è rivolta ai colleghi già impegnati, con contratti determinati o meno, nelle diverse aziende sanitarie.

Come professionisti appartenenti e idonei alla graduatoria del concorso Sant’Andrea di Roma, vogliamo invitare i colleghi a non accogliere la proposta in quanto:

– decisamente impropria dal punto di vista di un impiego adeguato delle risorse disponibili;– decisamente sfavorevole allo scorrimento della graduatoria sopra citata;– non strategica dal punto di vista della lotta al precariato.

Invitiamo pertanto tutti quanti a non rinunciare alla propria posizione attuale, poiché il personale in attesa di assunzione C’È, così come CI SONO le risorse economiche per eventuali assunzioni. Gli interessi dell’intera categoria professionale sono gli interessi di ognuno di noi.

Diciamo NO AL PRECARIATO, non solo con le parole, ma con le nostre stesse decisioni. Favoriamo lo scorrimento di una graduatoria a tempo indeterminato! Tutti insieme per dire:– BASTA AL PRECARIATO IN SANITÀ– NON ADERIRE ALLA MANIFESTAZIONE D’INTERESSE– SI ALLO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA A TEMPO INDETERMINATO– NO A PROFESSIONISTI USA E GETTA

Redazione Nurse Times

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