Dissentire nei modi opportuni

Dissentire nei modi opportuni

Pubblichiamo la lettera giunta alla redazione di Nurse Times circa le recenti prese di posizione della FNOPI.

In merito ai fatti delle ultime ore, inerenti gli attacchi frontali cui continua essere esposta la FNOPI, si ritiene opportuno fare alcune considerazioni.Il diritto di critica è lecito e sacrosanto. Nessuno si propone di accertare la bontà o meno delle recenti prese di posizione di FNOPI, sarà il tempo a stabilire quanto queste possano risultare incisivi per i nostri obiettivi professionali; tuttavia è necessario che tale diritto di critica venga esercitato nelle sedi e nei modi opportuni.

Appare di cattivo gusto indire una petizione, il cui valore e i cui fini lasciano il tempo che trovano, in un momento storico in cui non ci si possono permettere atti volti a destabilizzare il nostro già precario sistema professionale.

Deve essere riveduto il senso delle Istituzioni che ognuno di noi possiede, soprattutto bisogna far cessare la logica di aspettare che la soluzione dei nostri problemi arrivi dall’alto.È più facile chiedersi cosa abbia fatto FNOPI per gli Infermieri, ma perché non chiedersi cosa abbiano fatto finora gli Infermieri per loro stessi.

Certe decisioni scellerate da parte dei Governanti sono frutto di una considerazione confusa che si ha della nostra Professione, la cui causa è spesso da ricercare nell’immagine che noi diamo verso l’esterno.È colpa di FNOPI se, nel quotidiano, diamo adito a dubbi sulle nostre Competenze, sulle nostre attività, sulle nostre funzioni? È colpa di FNOPI se nutriamo dubbi sulla Scienza, se ci fa paura un vaccino, se inneggiamo alla dittatura sanitaria? È colpa di FNOPI se non sappiamo prendere le dovute distanze da tutto ciò che mette in cattiva luce la nostra Professione? Cerchiamo di fare chiarezza su noi stessi, su ciò che vogliamo e su come possiamo lottare per ottenerlo. Abbandoniamo il facile populismo, che in qualunque ambito della nostra Società è solo foriero di danni.

Da parte nostra il massimo sostegno a chiunque si impegnerà sempre, con le opportune modalità e nelle sedi idonee, a valorizzare gli Infermieri e il loro agire.

Vincenzo Bona, Donato Di Donfrancesco, Filippo Ingrosso, Antonio Mercurio, Claudio Morelli, Simone Nati, Valeria Pischetola, Tina Zerulo

Riaperture comprensibili ma i medici sono preoccupati
Stipendiato senza aver mai lavorato in quindici anni
Vaccino J&J, Ema: “i benefici superano i rischi”
Roberto presenta la tesi “Ethnonursing e cultura musulmana. Dal modello all’assistenza quotidiana”
Sternativo “Mancano vaccinatori? Il paradosso: i vaccinatori li abbiamo ma impediscono loro di operare”
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Coronavirus, Aspirina per prevenire polmonite grave: lo studio

Coronavirus, Aspirina per prevenire polmonite grave: lo studio

La sperimentazione, approvata da Aifa e Istituto Spallanzani, durerà 90 giorni e avrà luogo all’Aoui di Verona e all’ospedale San Paolo di Milano.

Nonostante la malattia si manifesti inizialmente come una forma respiratoria, la trombosi è un segno distintivo della maggior parte dei casi gravi e critici di Covid-19. Da mesi gli scienziati di tutto il mondo cercano di capire se farmaci con un effetto antipiastrinico, come l’Aspirina, possono giocare un ruolo importante nel prevenire la polmonite grave da SARS-CoV-2.

Nei giorni scorsi l’Aifa e l’Istituto Spallanzani hanno approvato lo “Studio multicentrico randomizzato controllato in doppio cieco su uso di Acido acetilsalicilico nella prevenzione della polmonite grave da SARS-CoV-2 nei pazienti ospedalizzati (Asperum)”. Sedi della sperimentazione, che durerà 90 giorni, saranno l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e l’ospedale San Paolo di Milano.

Il farmaco sarà somministrato alla dose di 100 mg al giorno a pazienti ricoverati per polmonite da virus SARS-CoV-2 non grave per verificare se, inibendo l’azione delle piastrine, può prevenire l’aggravamento della malattia, riducendo il numero di pazienti che si aggravano. Il lavoro è stato disegnato da Pietro Minuz, dell’Università di Verona e direttore della Medicina generale C dell’Aoui, assieme a Marco Cattaneo, dell’Università di Milano, ospedale San Paolo, e a Roberto Leone, farmacologo dell’Università di Verona.

Promotore dello studio è l’Aoui di Verona, con l’Ufficio Supporto alla ricerca no profit, diretto da Anna Fratucello, che ha collaborato alla stesura del progetto e che si occuperà della gestione della randomizzazione e della raccolta dati. La farmacia della Aoui di Verona, diretta da Paola Marini, fornirà i farmaci in formulazione mascherata. Collaborano alla ricerca: Claudio Micheletto, Evelina Tacconelli e Cristiano Fava, dell’Aoui di Verona; Gian Marco Podda e Simone Birocchi, dell’Università e dell’ospedale San Paolo di Milano.

È stato osservato che i pazienti con polmonite Covid-19 che già assumevano per altri motivi acido acetilsalicilico presentano una probabilità dimezzata di progressione verso una più grave insufficienza respiratoria, che richiede ventilazione meccanica e passaggio in terapia intensiva, senza evidenza di un maggior rischio di sanguinamento. Lo studio clinico sarà condotto seguendo procedure che garantiscano il più elevato grado di affidabilità dei risultati. I possibili rischi per la sicurezza del paziente sono ampiamente conosciuti e considerati nel protocollo in modo adeguato.

“L’ipotesi alla base dello studio clinico che sta per iniziare è che nell’ambito di Covid-19 le piastrine siano attivate con un meccanismo dipendente dall’infiammazione – spiegano i coordinatori dello studio –. La profilassi antitrombotica con basse dosi di acido acetilsalicilico instaurata precocemente nei pazienti con polmonite non clinicamente grave, come sono quelli accolti in reparti di degenza ordinaria, può ridurre l’incidenza di trombosi polmonari e, di conseguenza, del danno respiratorio e multiorgano, contribuendo a migliorare l’esito clinico da virus SARS-CoV-2. La prevenzione dell’attività trombogenica delle piastrine mediante acido acetilsalicilico potrebbe prevenire l’aggravamento dei pazienti Covid-19. Tanto più precoce è l’inizio del trattamento rispetto all’ospedalizzazione, e quindi alla presentazione conclamata della polmonite, tanto maggiore dovrebbe essere il beneficio atteso”.

Redazione Nurse Times

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Tesi “Le cure palliative pediatriche: principi di assistenza al bambino e famiglia nell’end of Life”

Tesi “Le cure palliative pediatriche: principi di assistenza al bambino e famiglia nell’end of Life”

NurseTimes è l’unica Testata Giornalistica Sanitaria Italiana (Reg. Trib. Bari n. 4 del 31/03/2015) gestita da Infermieri, diventata in pochi anni il punto di riferimento per tutte le professioni sanitarie.

Sono tantissime le tesi di laurea che arricchiscono il nostro progetto editoriale denominato NeXT che permette ai neolaureati in medicina, infermieristica e a tutti i professionisti della sanità di poter pubblicare la loro tesi di laurea sul nostro portale (redazione@nursetimes.org).

Le dott.sse Passariello Natalia, Zuccalà Claudia e Mastrodicasa Giulia conseguono il master in infermieristica pediatrica presso l’Università degli studi di Firenze, creando una brochure informativa (in allegato).

Il titolo della tesi presentata “Le cure palliative pediatriche: principi di assistenza al bambino e famiglia nell’end of Life”

“L’argomento che tratteremo nell’elaborato deriva dall’interesse condiviso nell’approfondire il concetto di Cure Palliative rivolte a un soggetto pediatrico. L’idea che ha condotto la stesura dell’elaborato è stata accompagnata dall’esigenza di creare qualcosa che fosse utile alla popolazione per sensibilizzare su questo argomento, oltre che cercare di eliminare false credenze relative all’approccio assistenziale che le cure palliative pediatriche possono garantire.

Per chiarire l’argomento, abbiamo pensato di creare una brochure informativa rivolta alla popolazione con lo scopo di aiutare i genitori di bambini con patologie eleggibili alle Cure Palliative Pediatriche (CPP) a comprendere i punti essenziali del servizio e sensibilizzare la gente comune sull’esistenza di questo approccio di “care” in cui non si ha come obiettivo quello di prolungare la vita, bensì dare una dignità alla persona durante la malattia e anche nel periodo che prevede la morte”, concludono.

“Voglio essere cremato come quando è morta la mamma di Thor e trasformato in un albero così da poter vivere lì quando sarò un gorilla”, questo è quello che ha risposto Matthias quando i genitori gli hanno chiesto se voleva essere sepolto o cremato.

Matthias ha anche spiegato ai genitori cosa voleva per il suo funerale.

“I funerali sono tristi”, ha detto il bambino. “Voglio cinque case gonfiabili, perché ho cinque anni, Batman e coni di neve”. Garrett Matthias, 5 anni

Redazione Nurse Times

Allegato

Tesi “Le cure palliative pediatriche: principi di assistenza al bambino e famiglia nell’end of Life”

Brochure informativa
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Dolore neuropatico: nuovo algoritmo per stratificare i pazienti

Dolore neuropatico: nuovo algoritmo per stratificare i pazienti

Uno studio, pubblicato sulla rivista Pain, evidenzia l’utilità di un algoritmo per stratificare in cluster pazienti con dolore neuropatico considerando una serie di sintomi catturati attraverso il Neuropathic Pain Symptom Inventory (NPSI).

Questa metodica potrebbe aiutare sia nella gestione migliore di questi pazienti, sia per futuri studi sul dolore neuropatico. La personalizzazione del trattamento del dolore neuropatico potrebbe essere migliorata identificando specifici fenotipi sensoriali (cioè combinazioni specifiche di sintomi e segni) predittivi della risposta a diverse classi di farmaci, scrive pharmastar.it. Per tale strategia è necessario un metodo di fenotipizzazione semplice e affidabile.

Il dolore neuropatico rimane un bisogno clinico insoddisfatto, con meno del 50% dei pazienti che ottiene un sollievo parziale dal dolore con i trattamenti farmacologici attualmente raccomandati.

Questo scarso risultato terapeutico è probabilmente correlato a molteplici fattori, inclusa la possibilità che i farmaci attualmente utilizzati non agisce sui target fisiopatologici più rilevanti. Può anche riflettere una definizione inadeguata delle indicazioni cliniche perché le attuali raccomandazioni non tengono conto dell’eterogeneità delle sindromi dolorose neuropatiche.

Gli esperti del dolore hanno quindi sostenuto un approccio terapeutico più personalizzato al dolore neuropatico, basato su profili clinici costituiti da combinazioni specifiche di sintomi e segni che possono riflettere meccanismi fisiopatologici.

Tuttavia, non vi è consenso sul metodo di stratificazione ottimale. Sono stati utilizzati diversi approcci, tra cui l’esame standardizzato al letto del paziente, test sensoriali quantitativi (QST) e questionari.

Questionari neuropatici specifici e QST, che, a differenza dell’esame standardizzato al letto del paziente, sono stati formalmente convalidati, sono potenzialmente gli approcci più utili. Il Neuropathic Pain Symptom Inventory (NPSI) è un questionario autosomministrato che include 10 descrittori del dolore relativi a 5 distinte dimensioni del dolore neuropatico clinicamente rilevanti.

L’NPSI ha dimostrato di essere sensibile a diversi trattamenti, con effetti differenziali sulle varie dimensioni del dolore neuropatico. Inoltre, 3 sottogruppi di pazienti (cluster) sono già stati caratterizzati sulla base di combinazioni specifiche di elementi NPSI in un’ampia coorte di pazienti.Gli obiettivi principali di questo studio erano confermare l’esistenza di 3 cluster clinicamente rilevanti in un’ampia coorte di pazienti, dal database interno al gruppo di studio, con dolore neuropatico di diverse eziologie e sviluppare un algoritmo per assegnare i singoli pazienti a uno di questi cluster sulla base delle loro risposte individuali all’NPSI.

Quindi, è stata valutata la rilevanza clinica di questo algoritmo, in termini di risposta al trattamento, utilizzando i risultati aggregati di 2 studi precedenti sugli effetti delle iniezioni di tossina botulinica in pazienti con dolore neuropatico periferico. Infine, è stata sviluppata e valutata una versione elettronica (e-version) dell’algoritmo di classificazione NPSI, che sarebbe facile da usare per l’assegnazione di ogni paziente a un cluster, sia nella pratica clinica quotidiana che in ambito di ricerca.

È stata quindi studiata l’utilità di un algoritmo per stratificare i pazienti in cluster corrispondenti a combinazioni specifiche di sintomi neuropatici valutati con il Neuropathic Pain Symptom Inventory (NPSI). Coerentemente con i risultati precedenti, hanno prima confermato, in una coorte di 628 pazienti, l’esistenza di una struttura composta da 3 gruppi di pazienti caratterizzati da punteggi NPSI più elevati per: dolore individuato (cluster 1), dolore evocato (cluster 2) o dolore profondo (gruppo 3).

Ai pazienti è stato chiesto di valutare l’intensità media del loro dolore durante le ultime 24 ore su una scala numerica di 11 punti (0-10) e di completare l’NPSI. Questo questionario include elementi relativi ai 10 sintomi più comunemente descritti dai pazienti con dolore neuropatico (bruciore, pressione, spremitura, scosse elettriche, lancinante, dolore provocato dallo spazzolamento, pressione o freddo, formicolio e spilli). Studi precedenti hanno dimostrato che questi sintomi possono essere classificati in 5 dimensioni come segue: bruciore, dolore profondo, dolore parossistico, allodinia e parestesia / disestesia.

Da queste analisi è stato ricavato un algoritmo specifico per l’assegnazione di ogni paziente a uno di questi 3 cluster. È stata quindi valutata la rilevanza clinica di questo algoritmo per la previsione della risposta al trattamento, attraverso analisi post hoc di 2 precedenti studi controllati sugli effetti delle iniezioni sottocutanee di tossina botulinica A (BTX-A).Ciascuno dei 97 pazienti con dolore neuropatico inclusi in questi studi è stato assegnato individualmente a un cluster, applicando l’algoritmo alle loro risposte NPSI di base.

Ai pazienti è stato anche chiesto di completare l’NPSI prima e dopo il trattamento, fino a 12 settimane dopo l’ultima iniezione di BTX-A nel primo studio e 24 settimane dopo l’ultima iniezione nel secondo studio.

Gli autori hanno trovato effetti significativi della tossina botulinica A rispetto al placebo nei cluster 2 e 3, ma non nel cluster 1, suggerendo che questo approccio era, in effetti, rilevante. Infine, hanno sviluppato ed eseguito una convalida preliminare di una versione web dell’NPSI e di un algoritmo per la stratificazione dei pazienti sia nella ricerca che nella pratica quotidiana.

In conclusione, questi dati confermano l’utilità e la fattibilità di un approccio trans-eziologico basato sul fenotipo per migliorare la gestione personalizzata del dolore neuropatico. Secondo gli autori, questi risultati sono incoraggianti ma dovrebbero essere considerati preliminari perché richiedono la conferma in ampi studi prospettici. Secondo i ricercatori, questo approccio basato su un questionario auto-somministrato, è più semplice degli approcci basati sul QST, ma questi 2 metodi di stratificazione non si escludono necessariamente a vicenda e potrebbero essere combinati in studi futuri per determinare se il loro uso è complementare per una migliore stratificazione del paziente, almeno per studi di ricerca.

Didier Bouhassira et al., Stratification of patients based on the Neuropathic Pain Symptom Inventory: development and validation of a new algorithm. Pain. 2021 Apr 1;162(4):1038-1046. doi: 10.1097/j.pain.0000000000002130.

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Fonte: pharmastar.it (E. Vaccaro)
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Il consigliere Opi Bat dott. Ruta Federico consegue il Dottorato In Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica

Il consigliere Opi Bat dott. Ruta Federico consegue il Dottorato In Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica

Primo infermiere della provincia Bat a concludere il ciclo di studi e conseguire il titolo di Dottorato In Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica presso l’Università di Torvergata, Roma

Il dott. Ruta disserta la tesi dal titolo: “LA DONAZIONE DI ORGANI E TESSUTI: STUDIO MULTICENTRICO DELLE ATTITUDINI DI PROFESSIONISTI SANITARI, CITTADINI E STUDENTI IN UNA PROVINCIA DELLA REGIONE PUGLIA”

Il filo conduttore del progetto di dottorato è stato il tema della donazione di organi e tessuti.

Il progetto è stato articolato in tre fasi principali:

la prima fase ha riguardato l’Analisi delle conoscenze e degli atteggiamenti della popolazione residente in una provincia della Regione Puglia e degli studenti di infermieristica sul tema della donazione di organi e tessuti; nella seconda fase è stata esaminata l’implementazione di un modello organizzativo infermieristico clinico relativo alla gestione del procurement di tessuti corneali; nella terza fase sono state analizzate le attitudini del personale sanitario delle terapie intensive ed è stata verificata l’Associazione tra attitudini e i tassi di consenso ospedalieri.Abbiamo raggiunto il dott. Ruta per raccogliere le sue personali riflessioni sulla RICERCA INFERMIERISTICA:

“La Ricerca Infermieristica è un processo intenzionale in quanto persegue uno scopo, sistematico in quanto definisce i metodi e gli strumenti di indagine e oggettivo per la riproducibilità del processo. Inoltre, essa è un ciclo interminabile per la provvisorietà dei risultati. La conoscenza e l’utilizzo del metodo della ricerca scientifica rappresentano i presupposti per la progettazione e la valutazione di tutte le diverse attività di ricerca  

L’obiettivo della ricerca infermieristica – continua il dott. Ruta –  è di sviluppare conoscenze specifiche per la risoluzione dei problemi e il miglioramento dell’assistenza alle persone, ai suoi familiari, alla comunità e agli stessi infermieri. Essa consente di valutare l’efficacia dei metodi assistenziali, favorendo quindi il miglioramento qualitativo dell’assistenza individuale o di comunità, sia essa preventiva, curativa, palliativa o riabilitativa.

Negli ultimi anni, la diffusione dei risultati della ricerca scientifica, unitamente alla promozione di una cultura basata sull’appropriatezza e sull’efficacia, ha permesso lo sviluppo dell’Evidence Based Nursing, e di conseguenza, di un’assistenza infermieristica fondata su prove oggettive che costituiscono una guida sicura per il professionista.  

Bisogna quindi sperare che, con l’avvicinamento e l’approccio alla metodologia della ricerca, gli studenti si appassionino di più alla ricerca infermieristica e magari proseguano il loro corso di studi attraverso il conseguimento del Dottorato di ricerca.

È necessario comunque l’impegno di tutti gli infermieri perché ci sia una reale spinta alla ricerca e ad un’assistenza basata sulle prove d’efficacia.

Questo può avvenire attraverso la lettura di articoli relativi alla ricerca infermieristica che si svolge in Italia e nel mondo, attraverso la consultazione delle banche dati più importanti ma soprattutto attuando la realizzazione di corsi di aggiornamento sulle competenze riguardo alla lingua inglese e all’utilizzo del computer e di Internet per accedere alle banche dati e per usufruirne al meglio.

Bisogna condurre ricerche e studi clinici sempre più validi per riuscire a fornire quell’assistenza basata sulle prove di efficacia che i pazienti necessitano, applicando i risultati della ricerca nei principi di Buona Pratica Clinica”, conclude Ruta.

Ci congratuliamo con il dott. Ruta per l’importante risultato raggiunto, che sicuramente evidenzia l’importanza della ricerca infermieristica, la presenza degli infermieri nel mondo accademico, protagonisti della formazione e del proprio futuro professionale.

Redazione Nurse Times

Riaperture comprensibili ma i medici sono preoccupati
Stipendiato senza aver mai lavorato in quindici anni
Vaccino J&J, Ema: “i benefici superano i rischi”
Roberto presenta la tesi “Ethnonursing e cultura musulmana. Dal modello all’assistenza quotidiana”
Sternativo “Mancano vaccinatori? Il paradosso: i vaccinatori li abbiamo ma impediscono loro di operare”
L’articolo Il consigliere Opi Bat dott. Ruta Federico consegue il Dottorato In Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.