Parmitano in collegamento con gli studenti dalla ISS

Venerdì 17 gennaio ore 13:55 videochiamata tra Luca Parmitano e gli studenti delle scuole presenti all’auditorium dell’Agenzia spaziale italiana

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Conte: spazio settore strategico, volano crescita e sviluppo

«Benvenuto a bordo!»: l’astronauta Luca Parmitano ha salutato così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel collegamento tra la Stazione Spaziale Internazionale e Palazzo Chigi. A tre settimane dal suo rientro a Terra, previsto il 6 febbraio, e con la quarta passeggiata spaziale da affrontare, l’ultima della sua missione Beyond (Oltre), l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha parlato di un’Italia spaziale «sul podio». È stato un dialogo scandito dalle emozioni e della consapevolezza del valore strategico dello spazio e della ricerca scientifica. «Sono emozionato», ha detto Conte. «La Stazione Spaziale è un avamposto dell’umanità nello spazio e la maggior opera ingegneristica realizzata dall’uomo», ha aggiunto.

Il premier ha ricordato l’impegno dell’Italia nel settore dello spazio, il riordino della governance delle politiche spaziali e aerospaziali, avvenuta con una legge del 2018, e gli investimenti effettuati. «L’efficacia della nuova governance ha consentito all’Italia, con la sottoscrizione di ben 2,282 miliardi di euro, record storico di contribuzione, di mantenere la posizione di 3° Paese contributore nello scorso Consiglio Ministeriale dell’Agenzia spaziale europea che si è svolto a Siviglia a novembre 2019». Conte ha ricordato come l’Italia sostenga finanziariamente da oltre 50 anni la ricerca spaziale ed aerospaziale «orientata allo sviluppo di tecnologie, che ci hanno consentito di avere una crescente consapevolezza del nostro pianeta, dell’universo in cui siamo immersi e delle potenzialità offerte dallo spazio in termini di servizi e applicazioni a favore dei cittadini e delle istituzioni». Anche in questo settore, ha detto ancora Conte «abbiamo la consapevolezza dell’importanza di fare squadra, fare sistema, tra istituzioni e filiera industriale. Sarà così possibile conseguire gli obiettivi di crescita ed occupazione che il settore spaziale può offrire, quale volano per lo sviluppo e l’innovazione».

Per il presidente dell’Asi ci sono già tutti gli elementi per dire che la missione Beyond «è stata un successone e una collezione di primati» perché Luca Parmitano «è stato il primo italiano al comando della Stazione Spaziale e il primo astronauta non americano ad avere il comando di una passeggiata spaziale». «È una missione dei primati – ha proseguito Saccoccia – perché’ Luca Parmitano è stato il primo italiano al comando della Stazione Spaziale e il primo astronauta non americano ad avere il comando di una passeggiata spaziale». Queste ultime, organizzate per installare una nuova pompa di raffreddamento al cacciatore di antimateria Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), sono state «particolarmente importanti perché’ lo strumento non era stato progettato per essere riparato ed essere riusciti a farlo ha portato un ambiente ostile come lo spazio un po’ più vicino alla vita di tutti i giorni. È stato un passo cruciale – ha concluso – non solo dal punto di vista tecnologico, ma psicologico».

Riguarda il video del colloquio su ASITV

 

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In orbita il primo satellite COSMO-SkyMed di seconda generazione

Lanciato a bordo di un vettore Soyuz dalla Guyana Francese, si affiancherà ai quattro satelliti di prima generazione già in orbita migliorando le prestazioni complessive. A bordo del vettore anche Cheops, missione Esa a forte partecipazione italiana dedicata alla caratterizzazione degli esopianeti

Dopo un rinvio di 24 ore è partito alle 9.54 ora italiana, dalla base spaziale europea di Kourou nella Guyana francese, il vettore Soyuz con a bordo il primo satellite COSMO-SkyMed di Seconda Generazione (CSG), dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e del Ministero della Difesa. Il satellite CSG, dedicato all’Osservazione della Terra, è stato lanciato insieme alla sonda CHEOPS, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), dedicata alla caratterizzazione dei pianeti esterni al sistema solare.

I segnali acquisiti dalla stazione di terra del Fucino confermano che attualmente CSG ha raggiunto la sua orbita polare eliosincrona a circa 620 chilometri di quota dove, prima di essere operativo, sarà sottoposto ai test previsti in orbita. Al termine di questa fase, COSMO-SkyMed SG diventerà il quinto satellite operativo della costellazione, il cui primo lancio è avvenuto nel giugno del 2007.

“La nuova generazione dei satelliti COSMO-SkyMed permette al nostro Paese di confermare – sottolinea il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Giorgio Saccoccia – un’eccellenza tecnologica Italiana, riconosciuta a livello mondiale. La nuova generazione rafforzerà la leadership del nostro Paese nel settore dell’Osservazione della Terra da satellite e dei suoi servizi ed applicazioni, quale efficace strumento di crescita economica e benessere sociale. La nuova generazione COSMO-SkyMed sarà caratterizzata, grazie ai significativi investimenti dell’ASI e della Difesa Italiana, da nuove funzionalità, migliori prestazioni e maggiore flessibilità di utilizzo. Il successo di questo primo lancio della seconda generazione di satelliti COSMO-SkyMed è un importante passo volto a garantire la continuità e il consolidamento di una straordinaria infrastruttura unica al mondo capace di garantire i più sofisticati servizi di monitoraggio e osservazione del nostro pianeta”.

I satelliti COSMO-SkyMed di Seconda Generazione rappresentano lo stato dell’arte nel settore dei radar ad apertura sintetica, in grado di garantire alte prestazioni ed affidabilità uniche nel panorama internazionale. Il nuovo sistema di controllo d’assetto, la possibilità di acquisire i dati in quadrupla polarizzazione, il raddoppio dei moduli di trasmissione e ricezione, sono solo alcuni esempi delle innovazioni introdotte dalla nuova generazione, sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista delle modalità operative. Tali innovazioni permetteranno una maggiore capacità operativa e nuovi e più efficaci servizi ed applicazioni a favore di una vasta utenza istituzionale e commerciale. Al primo COSMO-SkyMed di Seconda Generazione si affiancherà tra circa un anno il secondo satellite, che sarà lanciato con il vettore europeo, a leadership Italiana, VEGA C.

COSMO-SkyMed di seconda generazione rappresenta un grande primato Italiano, realizzato da Thales Alenia Space Italia e Telespazio, con la significativa partecipazione di Leonardo e di un consistente numero di piccole e medie imprese Italiane.

La costellazione COSMO-SkyMed garantisce da oltre dieci anni un servizio, unanimemente riconosciuto in ambito internazionale, ormai essenziale per la gestione delle emergenze, per il monitoraggio ambientale e per la sicurezza nazionale. Con l’avvio della seconda generazione, l’Agenzia Spaziale Italiana ed il Ministero della Difesa confermano per il futuro il loro impegno a garantire alla comunità nazionale la continuità dei servizi già disponibili, oltre ad introdurne di nuovi, per la gestione del territorio e la prevenzione dei disastri, per la sicurezza nazionale, per la protezione dell’ambiente e del patrimonio archeologico, per la gestione delle infrastrutture, ed in generale per la cura del nostro pianeta.

Una volta rilasciato il satellite COSMO SkyMed di seconda generazione, l’ultimo stadio Fregat del Soyuz porterà la sonda europea CHEOPS (CHaracterising ExOPlanet Satellite) nella sua orbita eliosincrona alla quota di circa 700 chilometri. CHEOPS è un osservatorio dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla caratterizzazione di pianeti potenzialmente simili alla Terra – già precedentemente individuati – ed orbitanti attorno a stelle della nostra galassia. CHEOPS, attraverso la misura delle deboli variazioni di luminosità delle stelle dovute al passaggio dei propri pianeti, sarà così in grado di rilevare le dimensioni dei pianeti stessi, consentendo, anche sulla base della loro massa, di caratterizzarne la natura gassosa oppure rocciosa.

La missione CHEOPS è una partnership tra la Svizzera e il programma scientifico dell’ESA, con importanti contributi da Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Il telescopio di CHEOPS, progettato dai ricercatori dell’INAF di Padova e Catania e realizzato, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, da Leonardo, Media Lario e Thales Alenia Space Italia – è basato su di un riflettore molto compatto ed ottimizzato per misure fotometriche ad altissima precisione. L’Italia ha un ruolo anche nel team scientifico internazionale, con la partecipazione dei ricercatori degli Osservatori INAF di Catania e Padova, e dell’università di Padova.

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Cheops, il misura-pianeti

Lanciato dallo spazioporto di Kourou in Guyana Francese a bordo di un razzo Soyuz insieme a un altro satellite di osservazione della Terra dell’ASI e Ministero della Difesa, COSMO-SkyMed Seconda Generazione, CHEOPS osserverà più di 7mila stelle nei 3 anni e mezzo di durata nominale della missione

È finalmente iniziata, dopo un rinvio tecnico, l’avventura scientifica di CHEOPS, il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) destinato a studiare i pianeti extrasolari. CHEOPS, missione che vede una importante partecipazione dell’Italia, con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Università di Padova e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), sarà il nostro misura-pianeti, un satellite dedicato alla caratterizzazione di esopianeti di piccole dimensioni che transitano davanti alla loro stella madre. Un compito reso possibile grazie all’accuratissima strumentazione di bordo, che comprende un telescopio high-tech progettato e realizzato in Italia. Grazie ad esso, CHEOPS riesce a percepire la piccolissima variazione di luminosità delle stelle durate il passaggio dei pianeti davanti ad esse, delle vere e proprie mini eclissi. Per raggiungere i suoi obiettivi, CHEOPS è stato progettato per misurare la variazione della luminosità di una stella con una precisione di appena qualche decina di parti per milione.

Lanciato dallo spazioporto di Kourou in Guyana Francese a bordo di un razzo Soyuz insieme a un altro satellite di osservazione della Terra dell’ASI e Ministero della Difesa, COSMO-SkyMed Seconda Generazione, CHEOPS osserverà più di 7mila stelle nei 3 anni e mezzo di durata nominale della missione. Il programma scientifico della missione è caratterizzare i pianeti extrasolari e mira ad ottenere un set di dati unici che ci consentiranno di migliorare le nostre conoscenze sulla formazione ed evoluzione dei pianeti; per molti esopianeti di cui è già nota la massa, CHEOPS fornirà la misura accurata della loro dimensione. In questo modo sarà possibile determinare la densità e quindi la struttura interna di questi pianeti, ovvero capire se essi siano rocciosi, gassosi o di ghiaccio e quindi stabilire se vi siano condizioni tali da ospitare la vita.

«Il 7 gennaio avremo i primi dati dallo strumento, quindi staremo ancora un po’ con il fiato sospeso prima di avere conferma che tutto funzioni come programmato. Poi inizierà l’analisi dei dati, una avvincente avventura che ci permetterà di comprendere la natura di questi mondi, i meccanismi che presiedono alla loro formazione ed evoluzione, quali di essi abbiano atmosfere da investigare in futuro con ELT, JWST e Ariel per la ricerca di molecole interessanti e possibili traccianti della vita» dice Isabella Pagano, direttrice dell’INAF di Catania, responsabile in Italia per Cheops e project manager del telescopio.

«Il satellite CHEOPS ha raggiunto la sua orbita operativa – commenta Barbara Negri, Responsabile dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana – e inizierà a breve ad inviare importanti informazioni per lo studio degli esopianeti. La missione CHEOPS inaugura l’attività europea di ricerca di esopianeti dallo spazio e farà da precursore alle successive missioni PLATO e ARIEL. Questo importante risultato raggiunto dall’ASI in sinergia con la comunità scientifica e con l’industria nazionale conferma la leadership riconosciuta al nostro Paese nel campo della realizzazione di sistemi ottici spaziali».

La missione CHEOPS nasce dalla collaborazione di scienziati e ingegneri, istituti di ricerca, università e industrie, di undici paesi europei guidati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Svizzera. L’Italia, anche grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha un ruolo di primaria importanza in CHEOPS, sia per il contributo allo strumento sia per l’apporto scientifico. I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica  (INAF) a Catania e a Padova hanno elaborato il progetto ottico del telescopio, e affiancato l’industria selezionata dall’ASI – un raggruppamento temporaneo di imprese formato da Leonardo, Thales Alenia Space e MediaLario – per la realizzazione degli specchi, dell’ottica di back-end, e per le operazioni di integrazione, allineamento e test del telescopio, il cui modello di volo è stato consegnato al Consorzio CHEOPS – capitanato dall’Università di Berna – nel maggio del 2017.

La stazione di controllo del satellite (Mission Operation Center) si trova a Madrid, mentre il centro di raccolta ed elaborazione dei dati (Science Operation Center) si trova a Ginevra, da dove saranno smistati a tutti gli scienziati che lavorano al progetto. Un archivio di back-up (mirror archive) per i dati scientifici si trova in Italia, all’ASI Space Science Data Center (SSDC).

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Malindi, conclusione positiva per il primo corso di formazione organizzato dall’ASI e dall’Agenzia Spaziale Keniana

L’iniziativa, mirata allo sviluppo socio-economico e alla sostenibilità, è stata realizzata con successo

È terminato lo scorso 13 dicembre il corso di formazione dal titolo “Earth Observation and Remote Sensing, Space Science, Law and Policy”, che si è tenuto per una settimana per il Centro Spaziale Luigi Broglio di Malindi, Kenya. Il corso, organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Agenzia Spaziale Keniana (KSA) con il supporto dell’Ufficio degli Affari Spaziali delle Nazioni Unite (UNOOSA), ha visto la partecipazione di 16 studenti africani.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche Spaziali, Riccardo Fraccaro, ha voluto salutare a nome dell’Italia i giovani provenienti dai 10 Paesi africani, selezionati da ASI e KSA con il sostegno dell’UNOOSA. “Questa è una grande opportunità per estendere la collaborazione tra l’Italia e le nazioni africane – ha dichiarato Fraccaro – in particolare, per rafforzare le nostre relazioni con il Kenya con il quale da abbiamo una lunga storia di collaborazione nello spazio”.

Gli studenti, alla fine della settimana di training, hanno ricevuto i diplomi di frequenza consegnati loro dai docenti dell’ASI, dell’Università La Sapienza di Roma e da un esperto di remote sensing della Società e-GEOS. Uno studente del Ghana, a nome di tutti gli altri, ha ringraziato con riconoscenza gli organizzatori, i docenti, le due agenzie spaziali e le Nazioni Unite per questa unica e straordinaria occasione offerta loro.

“La nostra ambizione è quella di iniziare a formare i futuri leader spaziali del continente africano – ha dichiarato Gabriella Arrigo, Responsabile delle Relazioni Internazionali di ASI – e questo primo progetto pilota ci ha dimostrato che la scelta fatta è quella giusta con un modello formativo che possiamo sempre meglio adattare, modulare ed estendere ad altre regioni del mondo, secondo le esigenze locali”.

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Terminata la prima edizione degli ASI Open Days

Un’altra entusiasmante avventura è in arrivo nella primavera 2020

Lo scorso 11 dicembre si è concluso l’ultimo appuntamento per il 2019 degli “ASI Open Days”, gli eventi di diffusione della cultura spaziale che l’ASI rivolge agli studenti con età compresa tra gli 8 e i 13 anni. Undici giorni, in quattro cicli, all’insegna della scienza spaziale e del divertimento, con esperti del settore che hanno guidato i piccoli visitatori alla scoperta dello spazio.

Gli studenti hanno avuto l’opportunità di partecipare con i loro insegnanti a un programma che ha incoraggiato il ragionamento scientifico e il lavoro di gruppo. Nel corso della manifestazione, infatti, grande spazio è stato destinato ai laboratori “hands-on” dove gli studenti, divisi in gruppi, hanno imparato vari concetti sperimentando e utilizzando il metodo scientifico anche con l’aiuto di modelli e di entusiasmanti video.

I piccoli visitatori hanno anche avuto l’occasione di conoscere meglio la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e la vita degli astronauti che si trovano a bordo: hanno capito come è nata la ISS e studiato le caratteristiche e moduli principali. Ma soprattutto hanno scoperto cosa fanno ogni giorno gli astronauti: dai diversi esperimenti scientifici ai test continui che devono effettuare sul proprio corpo sottoposto a condizioni di microgravità. E hanno compreso come le attività che svolgono vadano inquadrate nel quadro più ampio del tentativo di vivere in futuro permanentemente nello Spazio e colonizzare altri pianeti. Proprio per questo è stata dedicata grande attenzione anche al pianeta Marte: un pianeta per alcuni versi simili al nostro, la cui colonizzazione sembra diventare – giorno dopo giorno – sempre più tecnicamente possibile.  I giovani visitatori hanno sperimentato quali sono le difficoltà connesse all’atterraggio di una sonda sul Pianeta Rosso e imparato come superarle. Gli studenti hanno avuto anche l’opportunità di costruire un modello funzionante di lander e di cimentarsi in alcune missioni in un ambiente marziano simulato, scoprendo cosa sono e a cosa servono i rover e quali sono le sfide legate alla loro progettazione

Questa edizione, appena terminata, ha coinvolto 680 studenti di 16 scuole, di varie parti di Italia, che hanno partecipato alle attività scientifiche e laboratoriali nel corso degli eventi organizzati a marzo, maggio, novembre e dicembre 2019.

L’Agenzia Spaziale Italiana riaprirà le proprie porte agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado nella primavera 2020, a cui saranno proposte nuove attività interattive, esercitazioni e laboratori capaci di ispirare i giovani visitatori e i loro insegnanti.

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