Sanità, Dm 71: i nuovi standard per le cure territoriali

Sanità, Dm 71: i nuovi standard per le cure territoriali

Nonostante il mancato accordo in Conferenza Stato-Regioni, il decereto ministeriale sarà probabilmente approvato dal Governo. Vediamo cosa prevede il testo dell’ultima bozza.

Il Dm 71 non ha superato il vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Sebbene l’assenso sul decreto ministeriale riguardante i nuovi standard per le cure territoriali sia unanime, la Regione Campania ha posto il proprio veto. Un veto motivato dalla necessità di reperire maggiori risorse economiche per l’attuazione del provvedimento (soprattutto per il personale). Ciononostante, l’iter procedurale non si ferma. Il Governo, come è consentito dalla legge, potrebbe infatti approvare lo stesso il decreto a breve (per l’esattezza il 16 aprile), indipendentemente dal raggiungimento di un’intesa tra le Regioni. Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede il testo dell’ultima bozza (vedi allegato).

Distretto – Costituisce il centro di riferimento per l’accesso a tutti i servizi dell’Asl. È inoltre deputato, anche attraverso la Casa di comunità, al perseguimento dell’integrazione tra le diverse strutture sanitarie, in modo da assicurare una risposta coordinata e continua ai bisogni della popolazione, l’uniformità dei livelli di assistenza e la pluralità dell’offerta. Il Distretto garantisce inoltre una risposta assistenziale integrata sotto il profilo delle risorse, degli strumenti e delle competenze professionali per determinare una efficace presa in carico della popolazione di riferimento. Al fine di svolgere tali funzioni la conoscenza dei bisogni di salute della popolazione di riferimento risulta centrale e rientra pertanto tra le attività del Distretto che avrà compito di committenza, produzione e garanzia dei servizi.

Standard del Distretto:– in media un Distretto ogni circa 100.000 abitanti;– almeno 1 Casa della Comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti;– Case della comunità spoke e ambulatori di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali. Tutte le aggregazioni dei MMG e PLS (AFT e UCCP) sono ricomprese nelle Case della comunità, avendone in esse la sede fisica oppure a queste collegate funzionalmente;– almeno 1 infermiere di famiglia e comunità ogni 3.000 abitanti;– almeno 1 Unità speciale di continuità assistenziale (1 medico e 1 infermiere) ogni 100.000 abitanti;– 1 Centrale operativa territoriale ogni 100.000 abitanti o comunque a valenza distrettuale, qualora il distretto abbia un bacino di utenza maggiore;– almeno 1 Ospedale di comunità dotato di 20 posti letto ogni 100.000 abitanti;

Casa della comunità – E’ il luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e sociosanitaria. La CdC promuove un modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso équipe territoriali. Costituisce la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale.

Standard:– almeno 1 Casa della comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti;– Case della comunità spoke e ambulatori di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali. Tutte le aggregazioni dei MMG e PLS (AFT e UCCP) sono ricomprese nelle Case della comunità, avendone in esse la sede fisica oppure a queste collegate funzionalmente;– nella Casa della comunità hub lo standard è di 7-11 infermieri e 5-8 unità di personale di supporto (sociosanitario, amministrativo).

La CdC rappresenta il modello organizzativo che rende concreta l’assistenza di prossimità per la popolazione di riferimento. È infatti il luogo fisico, di prossimità e di facile individuazione al quale l’assistito può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria. La CdC promuove un modello di intervento integrato e multidisciplinare, in qualità di sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari.

L’attività deve essere organizzata in modo tale da permettere un’azione d’équipe tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali interni – anche nelle loro forme organizzative – infermieri di famiglia o comunità, altri professionisti della salute disponibili a legislazione vigente nell’ambito delle aziende sanitarie, quali ad esempio psicologi, ostetrici, professionisti dell’area della prevenzione, della riabilitazione e tecnica, e assistenti sociali, anche al fine di consentire il coordinamento con i servizi sociali degli enti locali del bacino di riferimento. L’attività amministrativa è assicurata, anche attraverso interventi di riorganizzazione aziendale, da personale dedicato già disponibile a legislazione vigente nell’ambito delle aziende sanitarie, che si occupa anche delle attività di servizio di relazioni al pubblico e di assistenza all’utenza.

I medici e gli altri professionisti sanitari operano sia all’interno delle CdC che nella loro individualità, nei territori a minore densità abitativa. In tal modo provvedono a garantire l’assistenza primaria attraverso un approccio di medicina d’iniziativa e la presa in carico della comunità di riferimento, con i servizi h 12 e integrandosi con il servizio di continuità assistenziale h 24.

Sia nell’accezione hub sia in quella spoke, la CdC costituisce l’accesso unitario fisico per la comunità di riferimento ai servizi di assistenza primaria e di integrazione sociosanitaria. Entrambe, quindi, propongono un’offerta di servizi costituita da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali interni, infermieri di famiglia e comunità, presenza di tecnologie diagnostiche di base.

CdC hub – Garantisce l’erogazione dei seguenti servizi, anche mediante modalità di telemedicina:– Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, continuità assistenziale, specialisti ambulatoriali interni (SAI) e dipendenti, Infermieri e altre figure sanitarie e sociosanitarie);– presenza medica h24 – 7 giorni su 7 anche attraverso l’integrazione della continuità assistenziale;– presenza infermieristica h12 – 7 giorni su 7;– punto unico di accesso (PUA) sanitario e sociale;– punto prelievi;– servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità (ecografo, elettrocardiografo, retinografo, oct, spirometro, ecc.) anche attraverso strumenti di telemedicina (es. telerefertazione);– servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza (cardiologo, pneumologo, diabetologo, ecc.);– servizi di prevenzione collettiva e promozione della salute a livello di comunità, inclusa l’attività dell’infermiere di famiglia e comunità (IFeC), ambulatori infermieristici per la gestione integrata della cronicità e per la risposta ai bisogni occasionali;– interventi di prevenzione e promozione della salute a livello di comunità, anche attraverso i consultori familiari e l’attività rivolta ai minori – ove esistenti – che si articolano con il mondo educativo e scolastico per gli specifici interventi sulla popolazione 0-18 anni (facoltativo);– attività di profilassi vaccinale in particolare per alcune fasce di età o condizioni di rischio e di fragilità (tutte le attività di profilassi vaccinale e di sorveglianza di malattie infettive sono in linea con le indicazioni del Dipartimento di Prevenzione);– sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;– servizio di assistenza domiciliare di base;– partecipazione della comunità e valorizzazione della co-produzione, attraverso le associazioni di cittadini e volontariato;– integrazione con i servizi sociali.

CdC spoke – Garantisce l’erogazione dei seguenti servizi, anche mediante modalità di telemedicina:– equipe multiprofessionali (MMG, PLS, Specialisti Ambulatoriali Interni (SAI) e dipendenti, Infermieri e altre figure sanitarie e sociosanitarie);– presenza medica e infermieristica almeno h12 – 6 giorni su 7 (lunedì-sabato);– punto unico di accesso (PUA) sanitario e sociale;– alcuni servizi ambulatoriali per patologie ad elevata prevalenza (cardiologo, pneumologo, diabetologo, ecc.);– servizi infermieristici, sia in termini di prevenzione collettiva e promozione della salute pubblica, inclusa l’attività dell’infermiere di famiglia e comunità (IFeC), sia di continuità di assistenza sanitaria, per la gestione integrata delle patologie croniche;– programmi di screening;– collegamento con la Casa della comunità hub di riferimento;– sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;– partecipazione della comunità e valorizzazione co-produzione, attraverso le associazioni di cittadini, volontariato.

Le CdC hub, al fine di assicurare i servizi descritti, dovranno essere dotate di 7-11 infermieri di famiglia o comunità organizzati indicativamente secondo il modello di seguito descritto: 1 coordinatore infermieristico, 2-3 IFoC per le attività ambulatoriali, 1-2 IFoC per l’attività di triage e di valutazione dei bisogni di salute e 4-6 IFoC per l’assistenza domiciliare di base, le attività di prevenzione e teleassistenza.

Nelle CdC hub e spoke, inoltre, è garantita l’assistenza medica H12 – 6 giorni su 7 attraverso la presenza dei MMG afferenti alle AFT del Distretto di riferimento. Tale attività ambulatoriale sarà aggiuntiva rispetto alle attività svolte dal MMG nei confronti dei propri assistiti e dovrà essere svolta presso la CdC hub e spoke.

Infermiere di famiglia e comunità – E’ la figura professionale di riferimento che assicura l’assistenza infermieristica ai diversi livelli di complessità in collaborazione con tutti i professionisti presenti nella comunità, perseguendo l’integrazione interdisciplinare, sanitaria e sociale dei servizi e dei professionisti e ponendo al centro la persona. L’infermiere di comunità interagisce con tutte le risorse presenti nella comunità formali e informali. L’infermiere di comunità non è solo l’erogatore di cure assistenziali, ma diventa la figura che garantisce la riposta assistenziale all’insorgenza di nuovi bisogni sanitari e sociosanitari espressi e potenziali che insistono in modo latente nella comunità. È un professionista con un forte orientamento alla gestione proattiva della salute. È coinvolto in attività di promozione, prevenzione e gestione partecipativa dei processi di salute individuali, familiari e di comunità all’interno del sistema dell’assistenza sanitaria territoriale.

Standard:– almeno 1 infermiere di famiglia e comunità ogni 3.000 abitanti.

L’Unità continuità assistenziale è un’equipe mobile distrettuale per la gestione di situazioni condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e di comprovata difficoltà operativa di presa in carico sia a carico di individui che a carico di comunità.– almeno 1 medico e 1 infermiere ogni 100.000 abitanti.

Centrale operativa territoriale – E’ un modello organizzativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e dialoga con la rete dell’emergenza-urgenza.– 1 COT ogni 100.000 abitanti o comunque a valenza distrettuale, qualora il distretto abbia un bacino di utenza maggiore.– Standard di personale di 1 COT per 100.000 abitanti: 1 coordinatore infermieristico, 3-5 infermieri, 1-2 unità di personale di supporto.

Centrale operativa 116117 – La sede del Numero europeo armonizzato per le cure mediche non urgenti offre un servizio telefonico gratuito alla popolazione attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per tutte le prestazioni sanitarie e sociosanitarie a bassa intensità assistenziale.– almeno 1 Centrale operativa NEA 116117 ogni 1-2 milioni di abitanti o comunque a valenza regionale (se con popolazione inferiore allo standard), incrementabile sulla base della numerosità della popolazione. La Centrale raccoglie le chiamate di uno o più distretti telefonici in funzione delle dimensioni dei distretti stessi e delle modalità organizzative delle Regioni / Province autonome.

Assistenza domiciliare – E’ un servizio a valenza distrettuale finalizzato all’erogazione al domicilio di interventi caratterizzati da un livello di intensità e complessità assistenziale variabile nell’ambito di specifici percorsi di cura e di un piano personalizzato di assistenza.– 10% della popolazione over 65 da prendere in carico progressivamente.

Ospedale di comunità – E’ una struttura sanitaria di ricovero breve che afferisce alla rete di offerta dell’assistenza territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia e più prossimi al domicilio.

Standard:– almeno 1 Ospedale di comunità dotato di 20 posti letto ogni 100.000 abitanti.– 0,4 posti letto per 1000 abitanti da attuarsi in modo progressivo secondo la programmazione regionale.Standard minimo di personale per 1 Ospedale di comunità dotato di 20 posti letto:7- 9 infermieri, 4-6 operatori socio-sanitari, almeno 1-2 unità di altro personale sanitario e un medico per almeno 4,5 ore al giorno 6 giorni su 7.

Rete delle cure palliative – E’ costituita da servizi e strutture in grado di garantire la presa in carico globale dell’assistito e del suo nucleo familiare, in ambito ospedaliero, domiciliare e in hospice. I servizi della rete garantiscono cure e assistenza a favore di persone affette da patologie ad andamento cronico, evolutivo e a prognosi infausta per le quali non esistono terapie o se esistono sono inadeguate o inefficaci ai fini della stabilizzazione della malattia o di un prolungamento significativo della vita. Standard:– 1 Unità di cure palliative domiciliari (UCP-DOM) ogni 100.000 abitanti;– 1 Hospice con almeno 8-10 posti letto ogni 100.000 abitanti.

Consultorio familiare è la struttura aziendale a libero accesso e gratuita, deputata alla prevenzione, promozione della salute, consulenza e cura rivolte alla donna, al minore, alla famiglia in senso ampio, in linea con le evoluzioni sociali correnti e al contesto comunitario di riferimento dei predetti.– Almeno 1 consultorio ogni 20.000 abitanti con la possibilità di 1 ogni 10.000 nelle aree interne e rurali. L’attività consultoriale può svolgersi all’interno delle Case della comunità, privilegiando soluzioni logistiche che tutelino la riservatezza.

Dipartimento di Prevenzione – Ha il compito di promuovere azioni volte a individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana e animale, mediante iniziative coordinate con i distretti e con i dipartimenti dell’azienda sanitaria locale e delle aziende ospedaliere, prevedendo il coinvolgimento di operatori di diverse discipline. Standard massimo di popolazione per DP = 1: 500.000 abitanti (necessario per mantenere efficienza organizzativa e conoscenza del territorio che ha identità, omogeneità culturale e socioeconomica imprescindibili nell’azione preventiva).

Telemedicina – E’ una modalità di erogazione di servizi e prestazioni assistenziali sanitarie sociosanitarie a rilevanza sanitaria a distanza, abilitata dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e utilizzata da un professionista sanitario per fornire prestazioni sanitarie agli assistiti (telemedicina professionista sanitario – assistito) o servizi di consulenza e supporto ad altri professionisti sanitari (telemedicina professionista sanitario – professionista sanitario). La telemedicina rappresenta un approccio innovativo alla pratica sanitaria, già consolidato in diversi ambiti sanitari, consentendo – se inclusa in una rete di cure coordinate – l’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie a distanza attraverso l’uso di dispositivi digitali, internet, software e delle reti di telecomunicazione.

Farmacie – In questo ambito le farmacie convenzionate con il SSN ubicate uniformemente sull’intero territorio nazionale, costituiscono presidi sanitari di prossimità e rappresentano un elemento fondamentale ed integrante del Servizio sanitario nazionale. In particolare, la rete capillare delle farmacie convenzionate con il SSN assicura quotidianamente prestazioni di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza: in tale ambito vanno inquadrate la dispensazione del farmaco, per i pazienti cronici la possibilità di usufruire di un servizio di accesso personalizzato ai farmaci, la farmacovigilanza, le attività riservate alle farmacie dalla normativa sulla c.d. “farmacia dei servizi” e l’assegnazione delle nuove funzioni tra le quali le vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali, la somministrazione di test diagnostici a tutela della salute pubblica.

ALLEGATO: Testo del Dm 71

Redazione Nurse Times

Maxi sequestro di prodotti dannosi per la salute a Milano: erano spacciati per farmaci anti-Covid
Tribunale di Nuoro dà ragione a Nursind: “Ats Sardegna dovrà pagare festivi lavorati a infermieri e oss”
Trentino, l’allarme di Fp Cgil: “Mancano infermieri nelle Rsa”
Lombardia, Rozza (Pd): “Nessun riconoscimento della professionalità di infermieri e altri professionisti non medici nelle linee guida sulla riorganizzazione di Ats e Asst”
Lombardia. Nella riorganizzazione di Ats e Asst nessun riconoscimento per gli infermieri
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Venerdì 1 aprile, tutti gli infermieri della sanità piemontese scendono in piazza 

Venerdì 1 aprile, tutti gli infermieri della sanità piemontese scendono in piazza 

Venerdì 1 aprile, tutti gli infermieri e i professionisti della sanità piemontesi scendono in piazza per i propri diritti e per il riconoscimento del valore di una professione sempre e costantemente ignorata. Dalle 10 alla 13 Flash Mob di protesta davanti alla Prefettura a Torino

Area contrattuale autonoma; maggiori risorse per le indennità specifiche degli infermieri e per tutti i professionisti della sanità; reale contrasto al fenomeno della violenza ai danni degli operatori sanitari; assunzioni a tempo indeterminato per rendere adeguate le dotazioni degli organici in sanità e la stabilizzazione del personale precario; rimozione del vincolo di esclusività.Si tratta dei punti principali delle rivendicazioni che il Nursing Up, sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie, intende ancora una volta portare alla luce e al centro della discussione con un grande evento di protesta per i troppi mesi nei quali alle parole non sono mai state seguite da fatti. E l’ultima riunione con la Regione, sulla stabilizzazione stabilizzazione del personale a tempo determinato del Servizio Sanitario Regionale, ne è la prova.

Gli infermieri e i professionisti della sanità sono stufi di essere considerati “eroi”, primo baluardo quando in gioco ci sono vite umane ed emergenze sanitarie catastrofiche, e poi quando si tratta di riconoscere loro semplicemente ciò che gli spetta, creando organici che possano dare seguito alle sacrosante richieste di cura dei pazienti, riconoscendo le adeguate retribuzioni a tutti coloro che operano in sanità, creando le condizioni per una reale valorizzazione delle professioni sanitarie e infermieristiche, essi sono sempre e costantemente ignorati.

Per questo, domani, venerdì 1 aprile, dalle ore 10 alle ore 13, tutti gli infermieri e i professionisti della sanità piemontesi si troveranno in piazza Castello, a Torino, davanti alla Prefettura, per un Flash Mob di protesta.

A poco tempo di distanza dalle numerose manifestazioni che si sono svolte sul territorio nazionale, a tutela dei diritti degli infermieri e delle loro giuste rivendicazioni, anche in Piemonte saranno così sottolineate le necessità irrimandabili di infermieri e professionisti della sanità. 

Il fine è quello di sensibilizzare il Governo, ma anche la Regione, per dare idonee soluzioni al ventaglio di problematiche ed alle correlate richieste dei professionisti dell’area infermieristica e degli altri operatori sanitari dipendenti dalle Aziende Sanitarie

Spiega il segretario regionale Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri: “Siamo profondamente amareggiati per l’assenza di concretezza dopo le tante promesse e le tante parole spese in questi mesi e anni così difficili per tutti. Da parte del Ministro della Salute è arrivato solo un timido segnale di valorizzazione della nostra professione attraverso il riconoscimento di una indennità professionale nemmeno sostenuta da adeguati finanziamenti. Sul fronte della struttura del rapporto di lavoro, gli infermieri sono ancora soggetti ad un anacronistico e paradossale obbligo di esclusività, che non consente loro di svolgere attività libero professionale, come invece fanno gli altri professionisti dipendenti della Pubblica Amministrazione. 

La stessa situazione si riflette sulle regioni e in particolare la nostra, dove non sono stati sufficienti, o si sono già esauriti, gli interventi di natura temporanea, per lo più legati esclusivamente al periodo delle ondate di emergenza pandemica, che hanno tamponato una situazione critica, sempre però con grandi affanni, ma non hanno mai affrontato in modo strutturale e concerto la valorizzazione delle professioni sanitarie e infermieristiche e la ormai drammatica carenza degli organici.

Noi chiediamo al gentile signor Prefetto, e al gentile Presidente della Regione, ognuno per quanto di sua competenza, di agire, sia presso il Governo, sia nella nostra realtà locale, affinché vengano messe in cantiere azioni risolutive e definitive rispetto alle nostre richieste.

Il nostro intento è di evitare l’acuirsi della lotta sindacale, una lotta che, beninteso, noi siamo determinati a portare avanti con tutti gli strumenti che sono a nostra disposizione”.

Redazione Nurse Times

Venerdì 1 aprile, tutti gli infermieri della sanità piemontese scendono in piazza 
Sussidio per protesi terapeutiche, ortopediche, dentarie, oculistiche e acustiche: le indicazioni Enpapi
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Sussidio per protesi terapeutiche, ortopediche, dentarie, oculistiche e acustiche: le indicazioni Enpapi

Sussidio per protesi terapeutiche, ortopediche, dentarie, oculistiche e acustiche: le indicazioni Enpapi

L’Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica fa chiarezza sulla materia.

Fattispecie oggetto di tutela – Il consiglio di amministrazione può deliberare l’erogazione nei limiti dei fondi disponibili di sussidi a copertura delle spese sostenute per protesi terapeutiche, ortopediche, dentarie, oculistiche ed acustiche.

Beneficiari – Possono beneficiare del contributo gli iscritti contribuenti che esercitano esclusivamente attività libero professionale.

Misura della prestazione – Il sussidio può essere richiesto per importi complessivi di spesa superiori a 500 euro sostenuti nell’annualità 2021, con esclusione delle spese che abbiano mere finalità estetiche. Il sussidio è determinato in misura percentuale pari al 40% delle spese eccedenti la franchigia, pari a 500 euro e comunque per un importo massimo di 2.000 euro. Il contributo viene erogato in un’unica soluzione, a mezzo bonifico bancario su conto corrente intestato al richiedente.

Causa di esclusione – È causa di esclusione dal trattamento non aver maturato almeno due anni di anzianità di iscrizione alla data di presentazione della domanda. Nel corso dell’anno il sussidio non è cumulabile, nello stesso anno solare, con gli interventi assistenziali disciplinati dal Regolamento generale di assistenza, a eccezione del contributo per spese funebri e delle borse di studio.

Invio della domanda – La domanda deve essere inviata all’Ente, compilando direttamente il form online all’interno dell’area riservata (sezione “PRATICHE/ASSISTENZA GESTIONE PRINCIPALE”), entro e non oltre il 31 dicembre 2022.Alla domanda vanno allegati i seguenti documenti:– copia del documento d’identità;– attestazione delle spese sostenute intestate al richiedente;– certificazione medica attestante la prescrizione della protesi con finalità non estetica;– modello Isee, completo di ogni sua pagina, del nucleo familiare del richiedente, riferito all’anno; precedente la presentazione della domanda o riferito all’ultimo anno fiscale disponibile.

Redazione Nurse Times

Venerdì 1 aprile, tutti gli infermieri della sanità piemontese scendono in piazza 
Sussidio per protesi terapeutiche, ortopediche, dentarie, oculistiche e acustiche: le indicazioni Enpapi
Coronavirus, allarme Oms per aumento di casi e calo di test. Crisanti: “Tampone fai da te a casa non ha senso in questa fase”
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Coronavirus, allarme Oms per aumento di casi e calo di test. Crisanti: “Tampone fai da te a casa non ha senso in questa fase”

Coronavirus, allarme Oms per aumento di casi e calo di test. Crisanti: “Tampone fai da te a casa non ha senso in questa fase”

Il parere dei più noti virologi e infettivologi di casa nostra sulla crescita dei contagi, ma anche sulla decisione della Fda americana di autorizzare la quarte dose di vaccino per over 50 e immunodepressi.

Sulla scia della diffusione sempre più rapida di Omicron 2 sono tornati a galoppare i contagi da coronavirus in Italia, come pure in altri Paesi. L’Oms si è detta “preoccupata per la recente significativa riduzione dei test da parte di diversi Paesi membri”. Un calo sottolineato nell’ultimo report settimanale diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’andamento dell’epidemia a livello globale: “I dati stanno diventando progressivamente meno rappresentativi, meno tempestivi e meno solidi. Questo inibisce la nostra capacità collettiva di tracciare il virus e di capire come si stia diffondendo ed evolvendo”.

Ma cosa ne pensano virologi ed esperti italiani? I pareri sulle strategie da mettere in campo per arginare il virus sono diversi. “In questa fase fare il tampone rapido a casa per sapere se si è positivi al Covid non ha veramente senso – dice Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova -. Penso che l’unica cosa per cui serva in questo momento fare il test è proteggere i fragili, e in questo caso bisogna fare il tampone molecolare. Il resto sono soldi buttati. Oggi non si dovrebbe testare solo chi ha sintomi, ma tutte le persone che hanno a che fare con i fragili, anche in via occasionale. Penso a chi li va a trovare, come a chi passa molto tempo con loro: caregiver e badanti, oppure parenti che usufruiscono della Legge 104, dei bonus per fare tamponi molecolari”.

Così, invece, l’infettivologo Matteo Bassetti: “La strategia zero Covid, ora, è impossibile e inutile, e il lockdown a Shanghai non servirà a nulla”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha fatto sapere che la decisione dalla Fda americana sulla quarta dose di vaccino anti-Covid Pfizer e Moderna per over 50 e immunodepressi “è un’opinione che rispettiamo”. E ha aggiunto: “Le agenzie europee si stanno confrontando in queste ore, anche con i dati che hanno portato le agenzie americane a fare questa scelta. L’auspicio è che anche noi possiamo avere una linea condivisa. Il fatto nuovo è di avere una sola linea su questo tema”.

“Sì a una nuova dose di vaccino anti-Covid per i fragili e, in generale, per tutti gli over 50, da proporre in autunno. Un richiamo da fare con con prodotti aggiornati alle nuove varianti circolanti, se funzioneranno e saranno approvati, o anche con quelli attuali, monitorando i dati per capire se mantengono un’efficacia alta”. E’ questa la strategia da adottare nelle future campagne vaccinali secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’Università Statale di Milano.

Secondo Maurizio Sanguinetti, docente di Microbiologia all’Università Cattolica, l’uso dei tamponi fai da te è causa sicuramente di una sottostima degli attuali contagi Covid: “La registrazione di queste infezioni non è automatica e non entra nei sistemi di monitoraggio, che noi continuiamo ad alimentare con il numero di infezioni notificate. Se la persona che fa il test a casa e risulta positiva non procede a nessuna notifica – non avverte per esempio il suo medico o il datore di lavoro -, il contagio resta invisibile. In questi casi tutto è affidato alla responsabilità personale, anche per l’autoisolamento, necessario per non far circolare ulteriormente il virus”.

Sulla questione si registra anche l’opinione di Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano: “E’ vero, i casi salgono. Ma a mio vviso non si può parlare di quinta ondata di Covid. C’è chi, come l’infettivologo Matteo Bassetti, l’ha definita prima ondata di un altro virus. E ritengo che sia quello che sta succedendo: il virus è cambiato; togliamoci dalla testa il vecchio Sars-Cov-2 in questa fase. E’ un virus che nella sua evoluzione ha modificato non soltanto le caratteristiche genetiche, ma anche quelle fenotipiche. Dà cioè un’infezione diversa. E se continua così, auspicabilmente potrebbe diventare un’infezione stagionale delle vie aeree superiori. Alla luce di questo il percorso di riaperture va portato avanti così come è stato annunciato. A fine marzo o ai primi di aprile penso che i casi, dopo essere aumentai, torneranno a decrescere. Non vorrei essere smentito, però penso che ci avvieremo verso una situazione più tranquilla. Poi sarà tutto da riverificare a settembre-ottobre, ma con una situazione che forse si è stabilizzata”.

Quindi avanti verso il “freedom day”, dice Clementi, che concorda anche con il collega Crisanti quando dice che con questo livello di trasmissione indugiare sulle restrizioni non serve a nulla: “E’ un po’ che dico che dobbiamo farlo circolare questo virus adesso che dà queste infezioni leggere nei vaccinati, perché facendolo circolare stiamo immunizzando le persone. Certo i fragili vanno protetti e concordo anche su questo punto”.

Infine il pensiero di Guido Rasi, ordinario di Microbiologia all’Università Tor Vergata di Roma e direttore scientifico di Consulcesi: “La curva epidemica del Covid è arrivata a un plateau e, anche se c’è negli ultimi giorni un aumento delle ospedalizzazioni, potrebbe essere una conseguenza di quello accaduto 10-15 giorni fa. C’è qualche elemento di ottimismo, dobbiamo analizzare i decessi e capire chi sono per valutare se c’è una popolazione di persone poco protette o che non hanno completato il ciclo vaccinale. Ma per questi casi abbiamo oggi un anticorpo monoclonale che si può usare in prevenzione e può essere in questa fase un’arma in più. Non abbassiamo la guardia proprio ora, potremmo essere vicini al decremento della curva”.

Redazione Nurse Times

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Gestione separata Enpapi: aliquote, massimale e minimale 2022

Gestione separata Enpapi: aliquote, massimale e minimale 2022

Ecco le informazioni in merito fornite dall’Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica.

L’Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (Enpapi) ha reso note le aliquote di contribuzione previste per gli iscritti alla Gestione separata nell’anno 2022.

Per la generalità dei collaboratori la contribuzione dovuta è pari al 33,72% (33%, oltre all’aliquota aggiuntiva, pari allo 0,72% finalizzata all’erogazione delle prestazioni assistenziali). Per i collaboratori già pensionati o iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria la contribuzione dovuta è pari al 24%. La contribuzione, compresa la percentuale dello 0,72%, qualora dovuta, è posta per due terzi a carico del committente e per un terzo a carico del collaboratore.

Si ricorda che la contribuzione dovuta segue il principio di cassa. Pertanto i compensi di competenza dell’anno 2021, corrisposti successivamente al 12 gennaio 2022, prevedono l’applicazione delle aliquote 2022 (cosiddetto principio di cassa allargato). La contribuzione, determinata con tali aliquote, è dovuta nel limite del massimale contributivo di cui all’art. 2, comma 18 della Legge n. 335/95, pari a 105.014,00 euro.

Ai soli fini dell’individuazione dell’anzianità contributiva assegnata agli iscritti si applica il minimale di reddito di cui all’art. 1, comma 3 della Legge n. 233/1990, pari a € 16.243,00. Gli iscritti per i quali è applicata l’aliquota del 24% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo di 3.898,32 euro. Gli iscritti per i quali è applicata l’aliquota del 33,72% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuale pari a 5.477,14 euro (di cui 5.360,19 euro ai fini pensionistici).

Redazione Nurse Times

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