XXI Congresso Aico: bilancio finale della tre giorni dedicata all’infermieristica di sala operatoria

XXI Congresso Aico: bilancio finale della tre giorni dedicata all’infermieristica di sala operatoria

Ottimi riscontri per l’appuntamento palermitano, che si è concluso con la nomina del nuovo presidente nazionale e dei presidenti regionali.

Dopo tre intense giornate di lavori, è calato il sipario sul XXI Congresso nazionale Aico, di scena a Palermo dal 21 al 23 aprile. Un evento che la troupe di Nurse Times, presente sul posto, ha seguito con circa 12 ore di diretta streaming su Facebook e interviste a numerosi relatori (vedi i link in fondo).

Durante la tre giorni in terra siciliana, accreditata Ecm per 400 infermieri, sono stati sviscerati i principali temi connessi all’infermieristica in generale e a quella di camera operatoria in particolare, anche alla luce dell’attuale contesto pandemico. Pienamente soddisfatti i vertici Aico, che hanno sottolineato il successo dell’iniziativa in termini di presenze, annunciando con orgoglio la possibilità di rilasciare la Certificazione delle competenze dell’infermiere di sala operatoria. Un’autentica conquista, questa, di cui poche società scientifiche possono fregiarsi in Italia.

Al termine del Congresso è stato ufficializzo il nome del nuovo presidente nazionale Aico. Si tratta di Claudio Buttarelli, che succede a Salvatore Casarano e che guiderà l’Associazione per i prossimi tre anni. Rinnovati, inoltre, il Comitato scientifico e il Comitato direttivo, con la nomina dei vari presidenti regionali.

Redazione Nurse Times

Segui la diretta streaming del XXI Congresso Aico (mozione finale)

Le nostre interviste:Intervista a Beatrice MazzoleniIntervista a Rosaria AlvaroIntervista a Giuseppe SalamancaIntervista a Pio LattaruloIntervista a Loredana CappelliIntervista a Giuseppe PapagniIntervista ad Anna di MartinoIntervista a Claudio Buttarelli

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Epatite acuta pediatrica, esperti ipotizzano origine virale ed escludono legami con vaccino anti-Covid
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Epatite acuta pediatrica, esperti ipotizzano origine virale ed escludono legami con vaccino anti-Covid

Epatite acuta pediatrica, esperti ipotizzano origine virale ed escludono legami con vaccino anti-Covid

L’infettivologo Massimo Galli e il virologo Fabrizio Pregliasco hanno detto la loro sulla misteriosa malattia che colpisce i bambini e che sta spaventando anche l’Italia.

Tra gli esperti si fa strada l’ipotesi dell’origine virale per i casi di epatite acuta pediatrica registrati negli ultimi giorni in numerosi Paesi, Italia compresa. Una possibilità non esclusa da Massimo Galli, infettivologo e già presidente Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), che ha spiegato all’Ansa come questa misteriosa patologia continuerà a colpire i bambini nel prossimo futuro e come la sua causa possa essere “un virus che finora non abbiamo inquadrato”. Per poi aggiungere: “Trattandosi di bambini, se vi dovesse essere una trasmissione virale, penserei a una di tipo orofecale, mentre sono da escludere legami con il Covid e con il vaccino“.

L’impressione, dunque, è che si possa trattare di una malattia connessa a un nuovo virus. “Per diversi anni – ha detto Galli –, quando avevamo solo possibilità di identificare epatiti A e B, il resto lo chiamavamo ‘non A’ e ‘non B’. Ora conosciamo bene il virus E, C e D. Non si può escludere, ma è davvero molto improbabile, che sia implicato il nuovo coronavirus: in alcuni bambini è stato rilevato, ma in molti altri non sono risultati esserci evidenze di positività attuale al Sars-Cov-2, e non è emersa una conferma sierologica dell’infezione avvenuta in precedenza. Molto improbabile anche che sia un effetto collaterale da vaccino anti-Covid, perché molti dei colpiti sono sotto i cinque anni, e in questa fascia di età non sono vaccinati. È poco probabile che siano epatiti tossiche, perché queste sono in genere iper-acute e la correlazione con cibo ingerito o con farmaco assunto è più facile da individuare. I sintomi sono insorgenza di nausea e vomito, urine scure, sclere gialle e febbre, ma non bisogna dichiarare allarme al primo malessere, anche perché sono comunque forme molto rare”.

Di parere analogo è Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, intervistato da AdnKronos Salute: “Concordo con l’ipotesi che, complice l’isolamento sociale imposto dalle restrizioni adottate per il contenimento della pandemia, possa esserci stato un abbassamento delle difese, con una quota maggiore di infezioni da adenovirus che prima risultavano più diluite. Un po’ come è successo lo scorso novembre con l’epidemia di virus respiratorio sinciziale nei più piccoli. È possibile che abbia un ruolo il virus Sars-CoV-2 come coinfezione o infezione precedente, ma escludo collegamenti col vaccino”.

A chiamare in causa l’isolamento sociale è stato un articolo pubblicato su Eurosurveillancè, rimbalzato sui media inglesi. “Un’eziologia infettiva è considerata più probabile, date le caratteristiche epidemiologiche e cliniche delle forme osservate – spiegano gli autori -. Al momento della pubblicazione le principali ipotesi si concentrano sull’adenovirus o su una nuova variante di questo patogeno, con una sindrome clinica distinta da quelle tradizionalmente note, o su una variante che circola regolarmente e che ha un impatto più grave sui bambini più piccoli immunologicamente naïv”, considerando che l’infezione da adenovirus come causa di epatite grave è rara nei bambini immunocompetenti”.

E ancora: “Quest’ultimo scenario potrebbe essere il risultato di una ristretta mescolanzà sociale durante la pandemia di Covid-19. Poi ci sono altre cause infettive, ancora in fase di studio, che includono l’aumento della gravità della malattia in seguito all’infezione da Omicron 2, o l’infezione da una variante di Sars-CoV-2 non ancora caratterizzata”. I firmatari precisano infine che “nessuno dei bambini colpiti dalle nuove epatiti fino era stato vaccinato contro Covid-19”. E concludono: “Neanche un virus nuovo o non ancora rilevato può essere escluso per ora”.

Redazione Nurse Times

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XXI Congresso Aico, Claudio Buttarelli nominato presidente: la nostra intervista

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Al nostro microfono le prime parole del successore di Salvatore Casarano come nuovo leader dell’Associazione italiana infermieri di camera operatoria.

A conclusione della tre giorni palermitana del XXI Congresso Aico, che noi di Nurse Times abbiamo seguito per intero in diretta streaming, è stato eletto il nuovo presidente nazionale dell’Associazione italiana infermieri di camera operatoria. Si tratta di Claudio Buttarelli, che prende il posto di Salvatore Casarano alla guida della società scientifica per i prossimi tre anni.

Lo abbiamo avvicinato per conoscere gli obiettivi che intende perseguire nella sua nuova veste e per un bilancio definitivo del Congresso, A lui vanno inoltre le nostre congratulazioni e il nostro in bocca al lupo, così come all’Aico va il nostro ringraziamento per l’impeccabile ospitalità.

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XXI Congresso Aico, terza giornata: intervista ad Anna Di Martino

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Dopo il suo intervento in veste di relatrice, la dottoressa in forza all’Asl Teramo, eletta presidente Aico di quattro regioni, ha scambiato quattro chiacchiere con la nostra testata.

Infermiera strumentista di cardiochirurgia dell’Asl Teramo, nonché nuovo presidente Aico di Abruzzo, Molise, Marche e Umbria, la dottoressa Anna Di Martino è intervenuta in veste di relatrice durante la terza e ultima giornata del XXI Congresso Aico, in corso di svolgimento a Palermo e seguito in diretta streaming dal nostro portale.

“Scenari futuri per gli infermieri di sala operatoria” è il tema da lei trattato sul palco. Un tema strettamente connesso al contesto dell’evento, dedicato proprio, anche se non solo, all’infermieristica di camera operatoria. Ne ha parlato anche davanti al microfono di Nurse Times, raccontando poi la sua esperienza a contatto con la piaga del coronavirus.

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Redazione Nurse Times

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Buoni pasto, Asp Messina dovrà risarcire 19 infermieri dell’ospedale di Taormina: accolto il ricorso Nursind

Buoni pasto, Asp Messina dovrà risarcire 19 infermieri dell’ospedale di Taormina: accolto il ricorso Nursind

Il giudice del lavoro ha fissato un risarcimento di circa 42mila euro per il periodo 2010-2015, stabilendo che il diritto spetta anche al personale turnista che ha lavorato più di sei ore.

Accogliendo il ricorso del sindacato Nursind contro l’Azienda sanitaria provinciale, il giudice del lavoro del Tribunale di Messina ha stabilito che i buoni pasto spettano anche al personale turnista che ha lavorato più di sei ore. Per effetto della trelativa sentenza l’Asp dovrà ora risarcire circa 42mila euro di buoni arretrati a 19 dipendenti dell’ospedale di Taormina per il periodo tra il 2010 e il 2015.

Il Tribunale di Messina ha ricordato la giurisprudenza favorevole ai lavoratori. In particolare, quella della Suprema Corte, secondo la quale “il diritto alla fruizione del buono pasto non ha natura retributiva ma costituisce un’erogazione di carattere assistenziale, collegata al rapporto di lavoro da un nesso meramente occasionale, avente il fine di conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del lavoratore”. Proprio per la tale natura “il diritto al buono pasto è strettamente collegato alle disposizioni della contrattazione collettiva che lo prevedono”.

Secondo i giudici, “il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore” e “la consumazione del pasto e il conseguente diritto alla mensa sono collegati alla pausa di lavoro ed avvengono nel corso della stessa”. Un diritto, ribadisce la sentenza, che neanche eventuali problemi legati alle risorse finanziarie disponibili possono scalfire.

“La sentenza – spiega Ivan Alonge, segretario provinciale del Nursind – fa il paio con quella recentemente ottenuta per i dipendenti dell’ospedale Papardo di Messina e apre la strada a una nuova raffica di ricorsi. A breve si attende l’appello per il ricorso di alcuni lavoratori all’ospedale di Milazzo. Andremo avanti fino a quando le aziende non riconosceranno e metteranno a regime il pagamento dei buoni, continuando a tutelare i diritti sacrosanti dei lavoratori”.

Redazione Nurse Times

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